Premesso che Rosetti ha arbitrato male e che nel finale il Milan avrebbe meritato il pareggio, sarebbe triste e sbagliato liquidare il derby che ha deciso il campionato, aggrappandosi agli errori arbitrali di domenica sera o di un’intera stagione.

Il derby è stato esemplare nel sottolineare i pregi , le virtù e i difetti delle due milanesi: l’Inter ha ribadito la sua forza fisica, la grande organizzazione difensiva, il carattere, l’attenzione, la concentrazione feroce con cui sta giocando da mesi, salvo qualche raro black-out.

Non esprime un calcio spettacolare, anche se Ibra lo illumina spesso con tocchi e intuizioni straordinarie, però nel complesso è una squadra che dà un’impressione devastante di grande forza, equilibrio e compattezza. Il Milan esce invece dal derby con indicazioni precise e nemmeno tanto inedite: si sapeva da tempo che la difesa è il suo punto debole e mai come domenica sera si è vista la differenza tra quella rocciosa, ruvida, aggressiva di Mourinho, e quella distratta, lenta, poco energica di Ancelotti.

Indecorosa la prestazione dei due centrali, in perenne difficoltà su Adriano, e insufficiente anche la fase difensiva di tutte la squadra che, per esempio, ha permesso a Stankovic di piombare solo e indisturbato nell’area. Il Milan ha grande qualità davanti, ne ha sicuramente più dell’Inter e di tutte le altre, ma oggi è una squadra a metà: ha bisogno di difensori veri, energici, forti, di rendimento costante e inoltre non può giocare senza una punta centrale.

Si è visto nel finale quando, entrato Inzaghi, Pato ha potuto scatenarsi negli spazi più ampi e partendo dagli out, dopo essere stato sballottolato per un’ora in area dai cerberi di Mourinho. Quando la società prenderà finalmente i campioni che servono, nei ruoli giusti, invece di collezionare figurine, sia pur eccellenti, il Milan probabilmente riuscirà a vincere e a competere ad altissimi livelli, anche se gli arbitri italiani continueranno a sbagliare.