Gli Oscar del calcio hanno sicuramente un pregio: una volta tanto, votano i calciatori e gli allenatori. Non i giornalisti. Ce ne dicono tante ogni settimana per le pagelle che diamo sulle partite. Per un 5 possono saltare vecchie amicizie, per un 4 i giocatori sono capaci di alimentare rancori in eterno. Come se fosse facile giudicare due squadre e un arbitro, in tutto 25 protagonisti, senza sbagliare un voto o una virgola. Ma gli Oscar no, sono proprio un’altra cosa. Allenatori e calciatori giudicano se stessi e non per 90 minuti, ma comodi comodi per un’intera stagione. Bene: l’Oscar della panchina è stato assegnato quest’anno a Luciano Spalletti, che, tra i tanti meriti, ha sicuramente quelli di aver dato un gioco spettacolare alla squadra e di aver riportato a Trigoria la professionalità al primo posto. Niente da dire, la Roma diverte, piace, si è fatta conoscere anche in Europa e questo si deve molto al suo allenatore.

MA MANCINI DOV’È? - La cosa strana è che tra i tre tecnici finiti al ballottaggio non abbia trovato posto Roberto Mancini. Lo hanno trovato Ancelotti e Prandelli, professionisti esemplari, ma non il Mancho. Che l’anno scorso ha fatto semplicemente questo con la sua Inter: scudetto sul campo, 30 vittorie su 38 partite, 22 punti in più della Roma, 24 della Fiorentina, 28 del Milan; 80 gol segnati, record storico di 17 vittorie di fila, una sola sconfitta. Ora i suoi colleghi avranno pensato che fare tutto questo con il portafogli di Moratti sia semplicissimo. O magari che la marcia trionfale dell’Inter è stata facilitata da un campionato anomalo, senza la Juve e con squadre penalizzate. Avranno pensato questo e altro, ma sembra quasi che l’Inter abbia stravinto col pilota automatico. E invece no, ha un allenatore molto bravo.

I MERITI DEL TECNICO – Mancini ha domato quello che sembrava un manicomio ingovernabile. Poi ha saputo gestire e continua a farlo momenti difficili, situazioni complicate dovute ad assenze e infortuni, campioni bravi ma con la testa calda. Si è inventato soluzioni originali, non si è mai fermato alla prima osteria. E anche a Udine, tanto per dire l’ultima, quando è rimasto in dieci, non ha tolto una delle due punte, come avrebbe fatto qualsiasi collega, ma è rimasto con un centrocampista in meno. Ci sembra che Mancini meriti, soprattutto dai suoi colleghi e dai calciatori, più di stima e rispetto. Forse sarà antipatico perchè si fa le meches e il lifting. Perchè sfoggia sempre vezzosi pulloverini di cachemire alle conferenze stampa. O forse perchè in fondo è un gran bel raccomandato. Ma quando si giudica il suo lavoro, bisogna farlo con equilibrio e senza prevenzione. Dicono che noi giornalisti con le pagelle non ci sappiamo fare, ma cosa dovremmo dire adesso noi di calciatori e allenatori?