Editoriali

NON SOLO UN ASSO: UN RAGAZZO SPECIALE

L’orgoglio per il Napoli, l’amore per una città che lo considera ormai un simbolo, ma anche la purezza e la serenità di un ragazzo che riesce an­cora ad anteporre i sentimenti alle lu­ci del successo: Edinson Cavani è ve­nuto a trovarci ieri in redazione, si è fermato un’ora in nostra compagnia, ha raccontato la magia di una squadra in lotta per lo scudetto e che vuol con­tinuare anche l’avventura in Europa League. E l’ha fatto con la maturità e la stessa saggezza dimostrate in que­ste settimane dalla squadra di Maz­zarri, capace di dominare la scena (e confermare il nostro pronostico di sei mesi fa su un Napoli da primissimi po­sti…) a dispetto di quelli che lo aveva­no snobbato in estate per etichettarlo più avanti come un semplice abbaglio, una meteora.
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NE VEDREMO DELLE BELLE…

Il Milan si è fermato anche a Genova, denunciando un problema evidente di brillantezza: si fa più forte la pressione del Napoli e dell’Inter, che stanno spin­gendo sull’acceleratore. Dovrà dare una sferzata all’ambiente, Allegri: nella clas­sifica delle ultime sei giornate, i rosso­neri sono infatti soltanto quinti, con «ap­pena » dieci punti conquistati. Questione di infortuni, di una forma in alcuni non scintillante, ma il Milan tira in ballo an­che gli arbitri. Senza urlare, ma facen­do filtrare il proprio malumore, i rosso­neri si sono lamentati pure ieri. E la sen­sazione netta, con un campionato così equilibrato dove si lotta punto a punto per il vertice ma anche per la Cham­pions, è che ne vedremo delle belle. Continua »

FINALMENTE UN CENTRAVANTI

La Juve può tornare a sperare nel­la zona Champions: non sarà faci­le, perchè la concorrenza è agguer­rita, ma da Cagliari Del Neri torna con tanta speranza in più. La con­troprova arriverà subito, già dome­nica, quando a Torino si presenterà l’Inter. Un fatto è certo: la Juve ha adesso almeno un centravanti vero (Matri), forse due (Toni è stato deci­sivo nei pochi minuti in cui ha gio­cato). Matri e Toni sono arrivati al mercato di gennaio: c’era sì neces­sità di sostituire lo sfortunatissi­mo Quagliarella, ma gli acquisti sono stati due, a dimostrazione che il mercato estivo era stato esagera­to ma anche incompleto. Inseguiti a lungo Dzeko e Pazzini, ci si era poi accontentati di confermare Amauri e Iaquinta. Oggi per Del Neri le prospettive sono diverse e nettamente migliori. Continua »

VEDIAMO SE STAVOLTA NICCHI RISPONDE

Alla fine del mercoledì di cam­pionato, a godere sono Milan e Lazio. Lo 0-0 di San Siro diventa di colpo un risultato speciale. Per i biancocelesti, naturalmente, che hanno fermato la capolista. Ma ad­dirittura per il Milan, che ha visto la brusca frenata di due concor­renti dirette per l’altissima clas­sifica. Il Napoli è caduto a Verona, evidenziando ancora una volta il suo unico limite: il rendimento in trasferta. Con il Chievo è arrivato infatti il quarto ko nelle ultime sei gare lontano dal San Paolo. E’ da qui che Mazzarri deve ripartire per il salto di qualità definitivo. Ha invece interrotto la sua splen­dida serie interna la Roma, che vinceva regolarmente all’Olimpi­co da otto partite. Si è fermata con il Brescia, che ha portato via ai giallorossi quattro punti su sei. Continua »

PENSARE AL FUTURO (E AL PRESENTE)

Andrea Agnelli, che ha tutta la nostra stima e la nostra simpatia, sabato ha definito una «minchiata» ciò che era apparso in giornata sul Corrie­re dello Sport-Stadio, a propo­sito della eventualità che la prossima Juve possa essere af­fidata a Spalletti. Il termine «minchiata», affidato a tv, tito­li di giornali e blog – e sdogana­to da uno degli uomini più in vista del calcio e dell’economia italiana – non ci ha offeso: lo abbiamo preso come un ecces­so di smentita, un tentativo di annacquare con rabbia la grande delusione. La vecchia Juve, per essere chiari, era stata spesso molto più pesan­te. Non ci siamo offesi e (tanto più dopo che è stato sdoganato da Agnelli) ci permettiamo di usare lo stesso termine. Continua »

E ADESSO FATELO GIOCARE IN PACE

Ibrahimovic è un mostro, lo sapevamo, ma adesso una volta per tutte sappia­mo anche che il Milan di Allegri fa dav­vero spavento da quanto è forte e deter­minato nella sua volata verso lo scudet­to: giocava in dieci a Catania e non su un campo di periferia, senza Van Bommel, cioè uno dei suoi rinforzi più preziosi espulso al debutto, eppure ha tirato fuo­ri i colpi da ko conquistando tre punti che definire “pesanti” forse è poco. Ad un certo punto aveva perso anche Am­brosini e il tecnico rossonero non trova­va più un centrocampista da buttare dentro: ecco Jankulovski, più o meno una comparsa mai presa in considera­zione, e via a combattere contro gli uo­mini di Simeone, più avvelenati che mai. Continua »

Il trionfo di Ranieri, il tracollo di Del Neri

Obiettivo numero due: fallito. Dopo l’Europa League, addio anche alla Coppa Italia: la Juventus di Del Neri precipita. Stavolta, per consolarsi, il tecnico bianconero può pensare che non è andato fuori con il Salisburgo né con il Lech Poznan, ma con una squa­dra che in questo mo­mento è deci­samente su­periore alla sua: la Roma.

Anzi, diciamola tutta: la Roma di Claudio Ranie­ri, uno che fu allontanato da Torino perché, ahilui, era arrivato solo secondo in campionato, solo in se­mifinale di Coppa Italia e, addirittura, solo agli otta­vi di finale della Cham­pions League, dove s’era fatto elimina­re da quegli scarsi del Chelsea.
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MA CHE BELLO QUESTO NAPOLI

Spettacolare. A questi livelli, la Coppa Italia non ha niente da in­vidiare al campionato e, in situazio­ni come quelle di ieri a Napoli, per­sino alle competizioni internaziona­li. Ha fatto festa l’Inter, all’ultimo rigore, dopo una gara estenuante che mortifica il Napoli ben oltre i suoi demeriti. Ci hanno creduto di più ed hanno giocato meglio gli az­zurri di Mazzarri, che hanno sfiora­to il gol in diverse occasioni, facen­do tremare un’Inter che ha vacilla­to senza mai cadere. Col passare dei minuti il Napoli ha accentuato la sua pressione, l’Inter s’è ritirata un po’ alla volta, quasi puntando tutto sui rigori. E dagli 11 metri fatale è stato l’errore di Lavezzi, l’unico a non fare centro. Continua »

CHI NON CREDEVA AL NAPOLI?

Il Milan ha conquistato una vittoria preziosissima, nella serata in cui ha dovuto rinunciare prima a Gattuso e poi a Nesta. Con il carattere, con i suoi gio­colieri e soprattutto con Ibrahimovic, i rossoneri sono riusciti a battere un buon Cesena, che esce dalla quattro giorni a San Siro con tanti applausi ma senza punti. Dicevamo di Ibra: allo scadere del primo tempo ha talmente preoccu­pato i difensori avversari da costringer­li all’autogol, allo scadere della partita ha chiuso il conto con un diagonale de­vastante. Il successo del Milan chiude una lunga giornata cominciata con la sconfitta dell’Inter all’ora di pranzo: la migliore notizia per Allegri, che allunga di nuovo sui cugini (e sulla Lazio). Continua »

PERCHÉ LA ROMA FA PAURA

La Roma sale. Aspettando le altre – Napoli, Lazio, Inter – i gialloros­si s’insediano per una notte al se­condo posto da soli, a tre lunghezze appena dal Milan. Ed è un’ascesa che spaventa le rivali, perché la squadra di Ranieri non gioca bene, anzi spesso gioca maluccio, però vince sempre. Nel 2011, in un modo o in un altro, ha prevalso in tutte le partite, piegando Catania e Cesena, Lazio in Coppa Italia e ieri Cagliari. Unica eccezione la sconfitta con la Sampdoria, maturata però in circo­stanze praticamente irripetibili, con quel doppio harakiri di Juan: per paradosso, la Roma ha perso la partita nella quale è piaciuta di più. Continua »