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	<title>Editoriali</title>
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		<title>LO SCUDETTO DI DE LAURENTIIS</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 07:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Vocalelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il campionato ha esaurito quasi tutti i suoi verdetti, in un turno che ha fatto registrare emozioni e colpi di scena. Per una volta cominciamo dalla coda, dalle la­crime di Palombo per la retrocessione in B della Sam­pdoria. Lo avevamo detto e scritto da mesi: attenti con il mercato, perché si possono fare acquisti sbagliati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il campionato ha esaurito quasi tutti i suoi verdetti, in un turno che ha fatto registrare emozioni e colpi di scena. Per una volta cominciamo dalla coda, dalle la­crime di Palombo per la retrocessione in B della Sam­pdoria. Lo avevamo detto e scritto da mesi: attenti con il mercato, perché si possono fare acquisti sbagliati ma si possono anche avallare cessioni che rischiano di far precipitare la situazione. Non solo per il valore tec­nico dei giocatori, ma per il messaggio che si indirizza all’ambiente. La Sampdoria alla fine del girone di an­data, il 9 gennaio, era nona con 26 punti. Proprio in quei giorni sono arrivati gli addii a Pazzini e Cassano.<span id="more-727"></span>Fatto sta che la squadra si è accartocciata su se stessa, mettendo insieme soltanto 10 punti nelle seguenti 18 par­tite. Uno sfascio a cui i tifosi non hanno potuto che assiste­re, con una squadra che nelle ultime 7 partite a Marassi è riuscita a conquistare la miseria di un punto.</p>
<p>A far festa sono stati, parallelamente, tutti quelli che hanno continuato a crederci, a lottare, cercando di trova­re energie anche nelle proprie debolezze. Così, coscienti del fatto che solo con grande umiltà si poteva arrivare al traguardo, ce l’hanno fatta Parma, Catania, Bologna, Ce­sena e alla fine il Lecce. Meritano un applauso Colomba, che ha messo insieme 13 punti nelle ultime 5 partite; Si­meone per la carica che ha saputo trasmettere ai suoi; Ma­lesani, soprattutto per tutto ciò che ha fatto nel momento di maggior caos societario; Ficcadenti per aver spronato una squadra che era terz’ultima alla trentaduesima gior­nata; De Canio che ha vinto 4 delle ultime 7 partite, arri­vando al risultato sempre attraverso il gioco. Per tutti loro praticamente uno scudetto, con il valore di quello che Allegri ha cucito sulle maglie del Milan. Alle spalle dei rossoneri, ecco Inter e Napoli, che si sono date appuntamento per la festa del San Paolo. Sì, perché l’altro scudetto di questo campionato è del Napoli, che strameri­tatamente ha conquistato la qualificazione diretta alla Champions. Impressionante lo spettacolo offerto da uno stadio fantastico e impazzito di gioia per un’impresa che ha riportato alle gesta di Maradona e compagni. Non c’è dubbio che l’impresa abbia l’immagine di Mazzarri, dei giocatori, ma è De Laurentiis l’uomo che merita la coper­tina per aver preso una società alla deriva, senza neanche i palloni, e averla riportata tra le grandi d’Europa. Merito di un’attenta programmazione e non certo un miracolo: da agosto andiamo dicendo, contro i tanti scettici, che que­sto Napoli sarebbe arrivato molto, molto, in alto. Per il quarto posto c’è ancora un pizzico di suspence, con l’Udi­nese che deve centrare almeno un pareggio nell’ultima partita con i nuovi campioni d’Italia. Difficile pensare che Guidolin si lasci sfuggire l’occasione.</p>
<p>Ha ancora una speranza e ha ancora più rimpianti la La­zio che, dopo una stagione sempre nelle prime quattro, ri­schia di restare fuori per un soffio. Intanto per i biancoce­lesti è arrivata la matematica certezza di rientrare comun­que in Europa: bisognerà attrezzarsi, con una rosa all’al­tezza, per non rischiare un’altra volta di complicarsi la vi­ta negli anni in cui bisogna dividersi tra le le varie com­petizioni. Al novantanove per cento in Europa League ci sarà la Roma: difficile pensare che non riesca almeno a pa­reggiare con la già retrocessa Sampdoria. Un traguardo, diciamolo chiaramente, che sa di fallimento, per una squa­dra che era partita con ben altre ambizioni. E’ indispensa­bile, a questo punto, che gli americani stringano i tempi: ci sono tanti modi, magari attraverso Unicredit, per far partire l’operatività anche se non sono state ancora asse­gnate ufficialmente le cariche. Non si può perdere altro tempo e a, cominciare dall’allenatore, bisogna comincia­re a sciogliere i nodi. Il Milan campione d’Italia, per fare un esempio, ha già preso Mexes, Taiwo e sta lavorando su altri tre o quattro giocatori. La Roma pensi a questo e si muova, dando a chi deve operare sul mercato &#8211; Sabatini e forse anche Pradè &#8211; gli strumenti per farlo.</p>
<p>Altrettanto deve fare la Juve che, per la verità, si è già mossa da tempo. Anche in questo caso il primo nodo è quello del tecnico, con Villas Boas che sarebbe il preferi­to (ma è anche il più difficile da prendere) e con Conte e Mazzarri a seguire. La Juve sa che al novantanove per cento, perché il suo destino è legato alla Roma, sarà fuori anche dall’Europa League. Una mortificazione per un club che, periodo di Calciopoli a parte, solo 20 anni fa è rima­sto fuori da tutte le Coppe. Può sembrare paradossale dir­lo oggi: ma una Juve che dovrà pensare solo al campiona­to, dovrà necessariamente essere una Juve che dovrà lot­tare per il vertice del campionato. E quest’esclusione in­dirizza anche le strategie di mercato: non bisognerà, come è successo quest’anno, allestire una rosa ampia e zeppa di giocatori di media qualità. Bisognerà puntare a 17-18 gio­catori, ma di assoluto livello.</p>
<p>Sta chiudendo brillantemente il Palermo, rinfrancato dal ritorno in panchina di Delio Rossi, che ha conquistato la finale di Coppa Italia e &#8211; secondo solo al Milan &#8211; 13 pun­ti nelle ultime 6 partite. Si è congedata dal Franchi la Fio­rentina, con un pareggio che fotografa un campionato con molti toni di grigio, colpa anche dei tanti infortuni. La sen­sazione, comunque, è che si sia chiuso un ciclo di succes­si, che ha portato negli ultimi anni il club toscano a esse­re protagonista. Sarà un mercato, quello viola, di grandi cambiamenti.</p>
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		<title>CHE CAMPIONATO GODIAMOCELO</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 08:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editoriali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stefano Agresti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ribaltoni, resurrezioni, sorprese: sì, è un campionato pazzesco. Ne aveva­mo bisogno, dopo che l’Europa ci ha chiuso &#8211; una dopo l’altra &#8211; quasi tutte le porte in faccia, e fra tre giorni lo Schal­ke quasi certamente ci cancellerà in modo definitivo dalle coppe. In casa no­stra, almeno, ci divertiamo e soffriamo. Insomma, ce la godiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ribaltoni, resurrezioni, sorprese: sì, è un campionato pazzesco. Ne aveva­mo bisogno, dopo che l’Europa ci ha chiuso &#8211; una dopo l’altra &#8211; quasi tutte le porte in faccia, e fra tre giorni lo Schal­ke quasi certamente ci cancellerà in modo definitivo dalle coppe. In casa no­stra, almeno, ci divertiamo e soffriamo. Insomma, ce la godiamo eccome. Prendete la giornata di ieri: la sciagu­rata Inter dell’ultima settimana si è ri­catapultata nella lotta scudetto, tornan­do a spaventare Milan e Napoli; la Ro­ma in pieno stravolgimento societario, con la ferita ancora aperta della scon­fitta in casa contro la Juventus, è risor­ta a Udine e si è rilanciata in piena zo­na Champions. <span id="more-725"></span></p>
<p>Una giornata da sballo, con un’imma­gine su tutte: quella di Francesco Tot­ti, campione immenso, che oggi &#8211; a trentaquattro anni suonati &#8211; segna co­me sempre, tocca la palla come sem­pre e corre più di sempre. Un fuori­classe da impazzire. L’Inter, fino al 45’ della partita con il Chievo, era una squadra morta: tra­volta dal Milan otto giorni fa, umilia­ta dallo Schalke a metà settimana, stava traballando paurosamente (e sempre a San Siro) contro un’avver­saria di bassa classifica. Sono bastati un paio di lampi &#8211; Cambiasso e Mai­con &#8211; per ridare respiro ai nerazzurri e trasferire di nuovo la pressione sul­le rivali-scudetto. Cioè sul Napoli, tor­nato momentaneamente al terzo po­sto, e soprattutto sul Milan, che si guarda alle spalle e vede i cugini an­cora lì, alle costole, lontani appena due punti. Se qualcuno tra i rossone­ri credeva di avere in mano lo scudet­to dopo il derby trionfale, o semplice­mente di avere domato l’Inter, si sba­gliava.</p>
<p>Sia chiaro: la squadra di Leonardo, pur vincendo, anche contro il Chievo ha mostrato più pecche che pregi. Ha rischiato di andare sotto e poi di esse­re raggiunta e sicuramente, se vorrà quanto meno giocare una grande par­tita a Gelsenkirchen (di qualificazio­ne non è il caso di parlare, i miracoli si inseguono senza annunciarlo) do­vrà migliorare tantissimo. Ma ha rag­giunto i suoi obiettivi, che erano quel­li di ottenere tre punti, riacquistare un po’ di coraggio e, appunto, mette­re apprensione nel Milan.</p>
<p>Il Milan, già. Stasera, quando scen­derà in campo a Firenze, non sarà nella condizione psicologica ideale. Avrà infatti &#8211; come detto &#8211; l’Inter a due punti e potrebbe addirittura ave­re il Napoli accanto a sé nel caso in cui gli azzurri, alle tre del pomerig­gio, dovessero vincere a Bologna. Considerata la ritrovata vena della Fiorentina, il compito per i rossoneri si annuncia complicatissimo. Atten­diamo con curiosità il ritorno di Ibra­himovic, schierato accanto a Pato: lo svedese rappresenta sicuramente uno straordinario valore aggiunto, ma la sua presenza non rischia di sof­focare il brasiliano, in condizione strepitosa? Stasera sapremo.</p>
<p>Mentre torna Ibra, esce Cavani, squalificato. Perciò, per il Napoli, la sfida di Bologna sarà particolarmen­te dura. Gli emiliani, per di più, han­no voglia di riscatto dopo il brutto 3-1 di Brescia. A sostenere Lavezzi e C., un pubblico fantastico: quindicimila napoletani del Centro-Nord, tutti allo stadio, perché il cuore azzurro batte ovunque.</p>
<p>La lotta per la Champions si infiam­ma per la vittoria della Roma a Udi­ne. Una vittoria voluta con forza, e non a caso arrivata a tempo scaduto, nella quale c’è &#8211; come detto &#8211; la firma decisiva di Totti, compreso un «cuc­chiaio » sul rigore dell’1-0. Un po’ di merito, però, va dato anche a Montel­la, che ha deciso di mettere il capita­no al centro del suo progetto tattico. Sostenere che Totti giochi così bene perché finalmente è in forma, appare riduttivo: nel corso della stagione ha avuto altri periodi estremamente brillanti sul piano atletico, ma spesso è rimasto lontano dalla porta.</p>
<p>Il risultato di Udine (a proposito: complimenti a Guidolin per l’educa­zione con cui porta avanti le proprie rivendicazioni arbitrali) concede una grande opportunità a Lazio e Juven­tus. Reja stasera può trovarsi addirit­tura al quarto posto, Del Neri può sa­lire a cinque punti dalla zona Cham­pions. E’ un campionato pazzesco, gu­stiamocelo fino in fondo. </p>
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		<title>TOTTI, CAMPIONE INFINITO</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 08:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Vocalelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Totti ha stravinto il suo derby per­sonale, esattamente come l’ha perso la Lazio, che non riesce ad an­dare oltre se stessa, non riesce evi­dentemente a capire &#8211; ed è successo nelle ultime cinque partite &#8211; cosa non bisogna fare. Aspettare che il derby ti venga incontro. L’ha invece cerca­ta questa partita, questo successo, di squadra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Totti ha stravinto il suo derby per­sonale, esattamente come l’ha perso la Lazio, che non riesce ad an­dare oltre se stessa, non riesce evi­dentemente a capire &#8211; ed è successo nelle ultime cinque partite &#8211; cosa non bisogna fare. Aspettare che il derby ti venga incontro. L’ha invece cerca­ta questa partita, questo successo, di squadra e personale, quel giocatore infinito che è Francesco Totti. E’ stato lui a tenere alta la Roma, è sta­to lui con il passaggio in verticale a Pizarro a propiziare la punizione da cui è poi scaturito il gol, è stato lui a trasformare quella punizione, è stato lui a far saltare i nervi dei laziali, che prima lo hanno colpi­to a terra (con Matuzalem), poi sono andati oltre l’immaginabile. Non c’era niente di adrenalinico, nella testata di Radu a Simplicio: perché l’adrenalina è una scossa elettrica che però non produce un corto circuito.<br />
<span id="more-723"></span><br />
La Lazio, per bocca di Lotito, si è molto lamentata per il raggio laser che ha evidentemente infa­stidito Muslera. E non c’è dubbio che questa odiosa moda debba es­sere combattuta. Ma parlando so­lo del laser, e riducendo tutto a questo raggio verde, Lotito fa un torto alla Lazio, addirittura più che alla Roma. Sì, perché ignora una storia che continua ormai da cinque partite, che va studiata, e ha raggiunto il culmine in questo campionato. Perché sia all’anda­ta che al ritorno, cioè ieri, la La­zio ha avuto il match- ball tra le mani, ma non è riuscita a capire &#8211; come dicevamo prima &#8211; se stes­sa, il momento, le potenziali an­sie della Roma. Ieri poi, ma ci ar­riveremo, gli errori sono stati in serie.</p>
<p>Sì, perché prima degli errori della Lazio e di Reja, è doveroso sottolineare il derby pieno di Francesco Totti e le mosse azzec­cate di Montella. Il capitano ha riempito la sua partita da favola con tutti gli ingredienti delle sto­rie a lieto fine: le dediche ai tifo­si, alla moglie, alla famiglia Sen­si (che giustamente merita paro­le di ammirazione, tanto più ad un passo dai saluti). Totti era ie­ri il più anziano tra i ventidue che hanno cominciato ( poi ci sono stati i sette minuti di Brocchi), eppure era anche il più fresco, il più entusiasta, il più combattivo, il più lucido, il più freddo, nel mo­mento di segnare su rigore dopo oltre un’ora e mezza. Un trionfo, personale e di squadra, che sen­tiva, visto che era pronta già la maglietta celebrativa. Bravissi­mo è stato Totti in campo, come bravissimo è stato Montella (qua­si un suo coetaneo) in panchina. De Rossi, ad esempio, ha pensato a Hernanes, in un&#8217;integrazione perfetta dei compiti con Pizarro. Ma più ancora che nella scelta degli uomini, Montella ha vinto la partita nell&#8217;interpretazione. Niente di straordinario, ma una ricerca del risultato che &#8211; così co­me all&#8217;andata &#8211; la Lazio non ha da­to la sensazione di volere. La La­zio, per essere chiari, ha dato l&#8217;impressione di giocare per il pa­reggio, con il chiaro intento di co­prirsi per poi &#8211; ma solo poi &#8211; pro­vare a offendere. Eppure la La­zio, così come all&#8217;andata, aveva tutto per cavalcare la partita. Aveva una classifica migliore, una settimana di lavoro (a diffe­renza della Roma, impegnata in Ucraina), aveva o doveva avere la determinazione di chi è in una condizione mentale superiore. Le mosse, conseguenti, sono state invece un controsenso.</p>
<p>Reja ha messo in campo una squadra d&#8217;attacco, con l&#8217;invito pe­rò a proteggersi. E quando ha do­vuto necessariamente liberarsi, dopo il gol di Totti, lo ha fatto ri­chiamando in panchina Herna­nes e Zarate. In una partita che andava «stringendosi», negli spa­zi e nei tempi, chi più di Herna­nes o Zarate avrebbe potuto fare la differenza? E&#8217; lì che si è defini­tivamente spenta la partita che la Lazio e Reja non hanno saputo accendere, magari con una mos­sa talmente banale da nasconde­re una spiegazione che evidente­mente sfugge. Ma perché Zarate, con le sue accelerazioni, con le sue scosse elettriche, non è stato mandato dalla parte di Riise piut­tosto che di Burdisso?</p>
<p>E&#8217; così che si è decisa una par­tita che è stata lo specchio degli ultimi derby, con la barriera del­la Lazio che si è aperta sulla pu­nizione di Totti esattamente co­me si aprì lo scorso anno sulla punizione di Vucinic. Con una va­riante straordinaria però legata alla sontuosa partita di Totti. Pensare che &#8211; solo per qualche partita non all&#8217;altezza della sua fama &#8211; c&#8217;era addirittura chi cre­deva che sarebbe stata, la sua presenza, uno svantaggio per la Roma. Il calcio è bellissimo per questo: qualsiasi sciocchezza fi­nisce per essere discussa, quasi legittimata. Poi però c&#8217;è il campo, che parla per tutti.</p>
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		<title>PER LO SCUDETTO E’ LOTTA A TRE</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 08:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sergio Rizzo]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il Napoli il protagonista della giornata. Nel secondo tempo di Parma s’è finalmente svegliato dal torpore che l’aveva colpito negli ul­timi tempi. Il riscatto è arrivato nel turno più importante, segnato dai passi falsi di Milan e Inter. Mazzar­ri, squalificato, era in tribuna, ed ha visto la sua squadra rinascere nell’intervallo. Un altro Napoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il Napoli il protagonista della giornata. Nel secondo tempo di Parma s’è finalmente svegliato dal torpore che l’aveva colpito negli ul­timi tempi. Il riscatto è arrivato nel turno più importante, segnato dai passi falsi di Milan e Inter. Mazzar­ri, squalificato, era in tribuna, ed ha visto la sua squadra rinascere nell’intervallo. Un altro Napoli, quello della ripresa, certamente in grado di lottare fino alla fine per lo scudetto. Se, giustamente, si sente in corsa l’Inter, perchè non dovreb­bero pensarlo anche gli azzurri, che hanno un solo punto in meno?<span id="more-721"></span></p>
<p>C’è da dire, per onestà, che la ri­monta del Napoli è partita da un gol in fuorigioco di Hamsik, un episodio favorevole dopo parecchi errori contro. Più determinante è stata però la presenza di Lavezzi, tornato dopo tre giornate di squa­lifica: è stato soprattutto lui a spin­gere il Napoli. Un gol, un assist e tanti rimpianti: come sarebbe an­data a finire con Milan e Brescia se fosse stato in campo? Fatto sta che adesso è il calendario che fa sognare il Napoli: due partite con­secutive al San Paolo, la seconda in contemporanea al derby mila­nese.</p>
<p>Ma è stata anche la domenica dell’orgogliosissimo Bari, che ha impedito al Milan di spiccare il vo­lo verso lo scudetto. Proprio nel giorno della festa per i 25 anni del­la presidenza Berlusconi, Ibrahi­movic ha fatto vedere il peggio di sé. E’ rimasto a secco, come trop­po spesso gli sta accadendo da tempo, e s’è fatto espellere con un gesto che certifica il suo nervosi­smo e che lo costringerà &#8211; salvo sorprese &#8211; a saltare il derby- scu­detto previsto tra due settimane. Se tutte le squadre si comportas­sero come il Bari e come il Bolo­gna il campionato italiano sarebbe migliore. Perchè i pugliesi, nono­stante una retrocessione che sembra ormai inevitabile, lottano con grande orgoglio: la settimana scor­sa hanno fatto tremare la lancia­tissima Udinese, ieri hanno sfiora­to il colpo sensazionale a San Siro, costringendo comunque il Milan ad un pareggio imprevedibile.</p>
<p>Berlusconi ha giustificato il ri­sultato con la sfortuna e le decisio­ni arbitrali. Non è infatti usuale che il Milan giochi in casa con l’ul­timo in classifica e si veda annul­lare due gol e subisca l’espulsione del suo giocatore più famoso. C’è però da dire che le decisioni prese dall’arbitro Brighi sono state tutte giuste. Giuste e coraggiose.</p>
<p>Chi invece ha tutte le ragioni per continuare a protestare è Zampa­rini: anche ieri il suo Palermo è stato danneggiato, e la sconfitta di Marassi è arrivata a causa di un gol irregolare. Ormai la classifica è rotta in tre tronconi ben delineati. Lazio e Ro­ma, ormai vicinissime, faticheran­no molto per spuntarla sull’Udine­se. Di Natale e Sanchez continua­no a stupire ed a meritare applau­si: ieri sono arrivati quelli dello sportivissimo pubblico del San­t’Elia Tra le prime sei (che conquiste­ranno i posti sicuri per l’Europa) non c’è la Juve, chiamata ora a re­spingere l’assalto che arriva so­prattutto da Fiorentina e Bologna. Fermo nella sua crisi il Palermo, frastornato dall’Udinese il Caglia­ri, le squadre di Mihajlovic e Ma­lesani sono le realtà emergenti di questa parte finale della stagione. Il tempo sta dando ragione alla Fiorentina, che finalmente sta re­cuperando &#8211; in attesa di Jovetic ­tutti i suoi uomini migliori: è stato bravo e paziente Mihajlovic, che ora sembra in grado davvero di da­re la scalata all’Europa.</p>
<p>Ma è il Bologna che continua a scrivere una delle più belle pagine di questo campionato. Dal rischio fallimento alle vittorie in serie, dai punti di penalizzazione alla classi­fica eccellente di oggi: sul campo il Bologna di Malesani ha conqui­stato gli stessi punti della Juven­tus&#8230; E la squadra non sembra sa­zia: ieri ha inguaiato il Lecce, non farà sconti a nessuno neanche adesso che può essere considerata ufficialmente salva.</p>
<p>In coda, si sta mettendo male per il Parma, ieri furioso per le deci­sioni arbitrali. Fondamentale la vittoria del Catania e brutta la sconfitta per la Samp, ormai impe­lagata definitivamente nella lotta per la salvezza. Situazione diffici­le per il club genovese, che aveva cominciato la stagione in Cham­pions, ma c’è una bella differenza tra l’avere o meno Cassano e Paz­zini. Senza considerare che sono emigrati a Torino tre protagonisti della scorsa, memorabile stagione (Del Neri, Marotta e Paratici). Che poi anche loro stiano vivendo una stagione amara, è un’altra storia: alla Samp avevano lavorato benis­simo, far bene alla Juve è molto più difficile.</p>
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		<title>NUOVO E ANTICO: COSÌ MONTELLA VOLA</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editoriali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stefano Agresti]]></category>
		<category><![CDATA[Montella]]></category>
		<category><![CDATA[Pizarro]]></category>
		<category><![CDATA[Ranieri]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Al di là della curiosità e dell’emo­zione, il debutto di Montella sul­la panchina della Roma ha tra­smesso una sensazione strana: co­me se la squadra si fosse, d’im­provviso, liberata da una cappa che la opprimeva, la imprigiona­va, la offuscava. La cappa che l’aveva portata a perdere le ultime quattro partite e, in particolare, a buttare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là della curiosità e dell’emo­zione, il debutto di Montella sul­la panchina della Roma ha tra­smesso una sensazione strana: co­me se la squadra si fosse, d’im­provviso, liberata da una cappa che la opprimeva, la imprigiona­va, la offuscava. La cappa che l’aveva portata a perdere le ultime quattro partite e, in particolare, a buttare le ultime due in modo allu­cinante: da 1- 0 a 1- 3 con lo Sha­khtar e &#8211; addirittura &#8211; da 3-0 a 3-4 con il Genoa, entrambe le volte in una manciata di minuti. <span id="more-719"></span></p>
<p>Ieri, a Bologna, la Roma è partita benino, ma quello era capitato anche in Champions e a Maras­si. Stavolta di diverso è accaduto che, andati in vantaggio, i giallorossi hanno saputo gestire il risultato da squadra ve­ra, un po’ soffrendo, un po’ rischiando, ma senza mai andare in barca, senza sfaldarsi di fronte ai tentativi degli avver­sari. Un caso che questo sia avvenuto dopo il cam­bio d’allenatore? Il futu­ro dirà.</p>
<p>Non sappiamo se la cappa sull’ultima Roma fosse rappresentata da Ranieri, dalla sua figura e dalle sue scelte, dalle sue indicazioni tattiche e dai suoi rapporti con tan­ti calciatori. Sappiamo che l’ex allenatore gial­lorosso se n’è andato da gran signore, dopo esser­si comportato con classe in tutti i suoi mesi sulla panchina romanista. Può essere, però, che l’am­biente attorno a lui si fosse logorato fino ad ar­rivare al punto di non ri­torno. Può darsi, insom­ma, che quando si è di­messo dicendo «così pro­vo a dare una scossa » , Ranieri si fosse realmen­te reso conto che la sua figura era diventata un peso. Una cappa, appun­to. Così ha compiuto un estremo gesto d’amore verso la squadra del cuo­re.</p>
<p>C’era qualcosa di nuo­vo ieri nella Roma, anzi d’antico. Di nuovo c’era Montella in panchina e c’era il suo ruolo: non at­taccante messo in riser­va e perciò corrucciato, ma allenatore in giaccia e cravatta che prendeva perfino appunti, in per­fetto stile Mourinho. Quanto alle cose antiche, le aveva rispolverate tut­te lo stesso Montella: lo schema di memoria spal­lettiana ( il celeberrimo 4- 2- 3- 1); Doni in porta preferito a Julio Sergio per scelta tecnica; quel Pizarro improvvisamen­te riapparso e tornato al suo ruolo di pivot accan­to a De Rossi; Totti cen­travanti nella parte fina­le della gara. Montella ha restituito alla vecchia Roma le sue certezze, i suoi punti di riferimen­to, e i risultati si sono vi­sti. Anche se un evento strano l’ha notato chiun­que, vale a dire la fulmi­nea guarigione di Pizar­ro coincisa stranamente con il cambio di allenato­re.</p>
<p>Montella ha compiuto il primo passo, che è già qualcosa per andare avanti ma è niente se la Roma non saprà dare continuità a questo risul­tato. Aspettando final­mente i nuovi proprieta­ri, a Bologna si è comun­que avuta la sensazione di quanto siano ampie le potenzialità dei giallo­rossi, avendo visto alzar­si via via dalla panchina Totti, Brighi e Menez e pensando che Juan è ri­masto seduto là per no­vanta minuti, mentre Perrotta era a casa infor­tunato. La squadra &#8211; lo abbiamo sempre detto ­c’è ed è tra le migliori. Tutto è compromesso, ma quasi niente è defini­tivamente perduto: que­sta Roma, nuova e anti­ca, può ancora provare a dare un senso alla sua stagione.</p>
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		<title>ORA SERVONO TRE MIRACOLI</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 10:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editoriali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alberto Dalla Palma]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Inter aveva chiuso i tedeschi nella loro metà campo, manca­vano pochi minuti alla fine, sem­brava maturo il gol di un altro storico successo, il Bayern era alle corde e si stava aggrappando ai mi­racoli di Kraft quando si è aperto come un ventaglio dell’Ottocento in un contropiede micidiale. Il si­nistro di Robben, che ha tormenta­to [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Inter aveva chiuso i tedeschi nella loro metà campo, manca­vano pochi minuti alla fine, sem­brava maturo il gol di un altro storico successo, il Bayern era alle corde e si stava aggrappando ai mi­racoli di Kraft quando si è aperto come un ventaglio dell’Ottocento in un contropiede micidiale. Il si­nistro di Robben, che ha tormenta­to tutta la serata nerazzurra, la pa­pera di Julio Cesar confessata da­vanti alla sua curva, il gol di Go­mez. Il gelo è calato su San Siro e sul calcio italiano, che adesso do­vrà fare un’impresa per non uscire dalla Champions già a metà marzo dopo averla vinta nove mesi fa. <span id="more-717"></span></p>
<p>Sono state due settimane di­sastrose, tra le peggiori del­la storia per i nostri club nelle coppe: tre sconfitte in casa, una dietro l’altra, im­pietose, presi a calci da in­glesi, ucraini e tedeschi. Tutta l’Europa più forte di noi dopo che l’avevamo ap­pena conquistata, un verdet­to terribile e umiliante: la Roma è caduta con lo Sha­khtar all’Olimpico, il Milan con il Tottenham a San Siro dove il Bayern ieri sera si è preso la prima mezza rivin­cita della finalissima di Ma­drid in attesa, magari, di ri­trovare Mourinho sulla sua strada per completare l’ope­ra. A marzo tutte e tre saran­no costrette ad andare fuori e a vincere per entrare nei quarti, anche passando dai supplementari e dai rigori: andrebbe bene tutto pur di non fare un’altra figuraccia europea, ma sarà davvero durissima.</p>
<p>E’ stato amaro il debutto di Leonardo in Champions con l’Inter, amaro e sfortu­nato, perché lo 0-0 avrebbe consentito all’Inter di anda­re a Monaco con ben altre prospettive. E’ curioso che si sia arrivati quasi all’ulti­mo minuto senza un gol, per­ché poche volte avevamo vi­sto in una sola partita tante occasioni. Aveva cominciato Ranocchia, in avvio, poi i missili di Gustavo, la traver­sa di Ribery, una parata paz­zesca di Kraft su Eto’o e an­cora nel secondo tempo un palo di Robben, un errore gravissimo di Cambiasso, ancora un volo del gattone tedesco fino al contropiede dell’olandese, ancora ferito dalle finali perse tra maggio e luglio contro l’Inter e la Spagna.</p>
<p>Uno 0-0 spettacolare, sem­brava stregata la porta tede­sca quando poco prima del novantesimo un tiro di Eto’o era finito fuori dalla porta soltanto per una impercetti­bile deviazione di un difen­sore di Van Gaal. Il Bayern aveva occupato il campo al­la grande, in certi momenti sembrava che avesse quin­dici o sedici giocatori, ma l’Inter era stata velenosa ogni volta che riusciva a uscire da questa morsa sof­focante. Alzava la testa, spingeva ed entrava nel mezzo della difesa tedesca. Una sfida sempre al limite, ogni azione con il cuore in gola, il cuore dei Campioni d’Europa sempre gonfio di orgoglio, come sempre viva era la rabbia dei tedeschi quando vedono qualche ita­liano che gioca a calcio. Il Bayern ha avuto la forza, no­nostante fosse in trasferta, di giocare come avrebbe fat­to in casa sua, nella bolgia dell’Allianz Arena. Non si è ritirato neanche nel finale, quando avrebbe potuto ac­contentarsi e aspettare il ri­torno. No, Van Gaal, che alla vigilia aveva avvelenato la sfida parlando di calcio ita­liano difensivista &#8211; che ci fosse Mourinho (prima) op­pure Leonardo ( ora) &#8211; ha sempre spinto i suoi all’at­tacco, senza un attimo di sosta.</p>
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		<title>ROMA, UNA CRISI CHE PARTE DA LONTANO</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 08:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Vocalelli]]></category>
		<category><![CDATA[Campionato]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Ranieri]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiamo subito dalla fine. Dopo quello che è successo a Marassi, una debacle vergognosa che non ha precedenti nella storia della As Roma, do­vrebbe esserci oggi la fila. Tutti a rassegnare le di­missioni, mettendo a di­sposizione il proprio con­tratto: amministratori, di­rigenti, staff tecnico, gio­catori. Perché tutti hanno responsabilità precise, solari, in uno sfacelo che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo subito dalla fine. Dopo quello che è successo a Marassi, una debacle vergognosa che non ha precedenti nella storia della As Roma, do­vrebbe esserci oggi la fila. Tutti a rassegnare le di­missioni, mettendo a di­sposizione il proprio con­tratto: amministratori, di­rigenti, staff tecnico, gio­catori. Perché tutti hanno responsabilità precise, solari, in uno sfacelo che si è consumato in campo ma che parte da più lonta­no. E di cui parleremo.<br />
<span id="more-715"></span><br />
Nel frattempo l’unico a salutare, perché come si dice banalmente questa è la legge del calcio, è l’alle­natore. Se ne va Ranieri che, dimostran­do con il suo gesto serietà e di­gnità, ha sentito però di aver su­perato quel sottile confine tra il possibile e l’impossibile. Impos­sibile pensare di andare avanti. Troppo forte, evidente, lo scol­lamento con il mondo esterno e con la realtà interna. Ranieri, che pure lo scorso anno aveva svolto un lavoro quasi perfetto, stavolta ha d’altronde sommato errori su errori, fino ad arrivare ad alcuni incomprensibili cam­bi. Raramente ha fatto vedere un gioco apprezzabile. Rara­mente ha dato l’impressione di governare uno spogliatoio sem­pre più in fermento. Raramente ha dato l’impressione di sceglie­re secondo necessità, ma piutto­sto muovendosi con l’intento di non scontentare nessuno. Con un effetto boomerang: essere riuscito a scontentare tutti.</p>
<p>Si è molto discusso sui quattro attaccanti e sul turnover. Par­tendo da una premessa sbaglia­ta: ruotare le punte per poi adat­tare a loro il gioco. Ranieri sa­rebbe invece dovuto partire dal modulo, dalle esigenze, per poi fissare le gerarchie. Anche per­ché Borriello, Vucinic, Totti e Menez hanno caratteristiche troppo differenti tra loro per es­sere intercambiabili. Se giocano Totti e Borriello oppure Menez e Vucinic non cambiano gli uomi­ni, ma cambia l’assetto. Si dice che i problemi della Roma fosse­ro e siano in attacco oppure &#8211; vi­sta la valanga di gol &#8211; tutti da ri­cercare nella difesa. Niente di più sbagliato.<br />
I problemi della Roma, che de­rivano dal continuo ondeggia­re nella scelta degli attaccanti e del numero degli attaccanti, so­no tutti a centrocampo. E’ il cen­trocampo che ancora oggi non sa qual è la formula, non sa se è stato plasmato per fraseggiare, per andare in profondità, per proteggere le fasce o le corsie centrali, per essere una diga o un elastico. E’ lì il problema del­la Roma, è lì il nodo da scioglie­re. Perché una cosa è giocare con Menez o senza Menez, una cosa è cercare Vucinic sul­l’esterno, una cosa è presidiare gli esterni perché servono i cross o le giocate per Borriello e Totti. Inevitabile, dunque, che ci sia un dopo Ranieri. Anche se sa­rebbe superficiale, ingeneroso, miope, pensare che rimuovendo Ranieri la Roma avrà risolto i suoi problemi. A decidere il suo destino, a trattare con lui i ter­mini dell’uscita, saranno gli stessi che avrebbero dovuto, o dovrebbero, anche loro presen­tare una bella lettera di dimis­sioni. Non c’è dubbio infatti che Ranieri sia stato lasciato colpe­volmente solo a governare una situazione ingovernabile. Esclu­si Pradè e Conti, che hanno avu­to sempre e solo le responsabili­tà tecniche, dov’erano &#8211; a comin­ciare dal presidente &#8211; quelli che avrebbero dovuto esercitare la loro funzione di controllo sulle continue e palesi insubordina­zioni? Dov’era anche Montali, che tutti dicono in questi mesi impegnato a fare da filo condut­tore con la banca? Era questo, o principalmente questo, il suo compito? Oppure anche lui, con il ruolo di ottimizzatore, avreb­be dovuto «ottimizzare» le ribel­lioni continue e certi inaccetta­bili comportamenti dello spo­gliatoio? E’ normale che ancora oggi Adriano sia in Brasile, pa­gato dalla Roma, a curare le sue malinconie? O che Pizarro sia stato due mesi a casa a curare il suo ginocchio? Di tutto questo, a cominciare dalle ribellioni, si è sempre chiesto conto (pubblica­mente) a Ranieri. Troppo facile. A cominciare dal presidente, per arrivare appunto ai dirigen­ti deputati, questo era un compi­to della società. Anche se inde­bolita da una cessione alle porte. Poi i giocatori. Le cui respon­sabilità sono talmente evi­denti da apparire banale l’eser­cizio di commentarle. Invidie sui guadagni degli altri, gelosie tattiche, tecniche, egoismi pale­si, gente di cui si sono perse le tracce, gente che non ci ha mai messo la faccia. In pochissimi, i soliti noti, hanno provato a tene­re dritto il timone mentre intor­no infuriava la tempesta e si sprecavano le insubordinazioni. Non c’è dubbio che le responsa­bilità della squadra siano infini­te. Una squadra che, sferzata dalla contestazione della gente, paradossalmente a Marassi ha giocato come mai era successo per 50 minuti. Poi cosa ha fatto? Ha fatto ciò che ha sempre fatto in questo campionato, si è spec­chiata nelle sue qualità, finendo accecata da se stessa. Era suc­cesso con lo Shakhtar: trenta se­condi dopo aver segnato, e dopo aver pensato di essere forte, la Roma ha incassato il gol del pa­reggio. E’ successo con il Genoa: trenta secondi dopo aver segna­to il 3-0, pensando di aver chiu­so la gara, la Roma ha incassato il 3-1 e ridato speranza agli av­versari. Il resto è stato un calva­rio, perché il Genoa ha segnato tre gol e ne ha sfiorati altri cin­que. Dall’altra parte non c’era la Roma. Ma un concentrato di contraddizioni, di equivoci, di una spavalderia che in un secon­do si può trasformare in paura. Una squadra che ha centrifuga­to Spalletti e un anno e mezzo dopo Ranieri. Due che sono sta­ti costretti a dire: io me ne vado. Sarà il caso di rifletterci. </p>
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		<title>E COSI’ NACQUE ANCHE L’INDIZIO TV</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 15:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stefano Agresti]]></category>
		<category><![CDATA[giudice sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[Lavezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[prova tv]]></category>
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		<category><![CDATA[squalifica]]></category>

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		<description><![CDATA[La giustizia sportiva è cambiata. Nessuno ce l’ha detto, nessuno ci ha avvertito, ma da ie­ri esiste un nuovo principio, introdotto nell’or­dinamento da Giampaolo Tosel (che è per l’ap­punto il giudice sportivo): l’indizio tv. In base a questo, si possono prendere provvedimenti nei confronti dei calciatori non solo quando le im­magini televisive mostrano in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giustizia sportiva è cambiata. Nessuno ce l’ha detto, nessuno ci ha avvertito, ma da ie­ri esiste un nuovo principio, introdotto nell’or­dinamento da Giampaolo Tosel (che è per l’ap­punto il giudice sportivo): l’indizio tv. In base a questo, si possono prendere provvedimenti nei confronti dei calciatori non solo quando le im­magini televisive mostrano in modo chiaro ed evidente un comportamento violento o grave­mente scorretto sfuggito all’arbitro (quella era la vecchia prova tv), ma anche se esiste il sem­plice sospetto che un episodio del genere sia accaduto. Basta un indizio, insomma, per esse­re condannati. Solo così, con un’innovazione regolamentare introdotta di soppiatto, si possono spiegare le tre giornate di squalifica affibbiate a Rosi e so­prattutto a Lavezzi per il presunto scambio di sputi in Roma-Napoli. <span id="more-713"></span>La si­tuazione è sotto gli occhi di tutti: dal filmato di Sky ­quello esaminato &#8211; non si vedono gli sputi che si sareb­bero scambiati il difensore giallorosso e il fantasista azzurro. Le riprese sono state effettuate da distanza si­derale, ingrandendo a dismisura l’immagine si può forse intravedere che qualcosa parte da Rosi verso Lavezzi (niente di strasicuro, comunque) mentre non esiste alcuna traccia dell’ipotizzata replica dell’argen­tino. Da parte sua c’è solo un gesto che non è incom­patibile con uno sputo: tutto qui. Ma si può squalifica­re un calciatore per tre giornate perché si suppone che abbia compiuto una scorrettezza del genere, sen­za averne la certezza? La risposta è contenuta nella do­manda: no, non si può. E non si deve, ché altrimenti la giustizia sportiva è legata a sensazioni: inaccettabile. Già ci sono gli arbitri che spesso decidono &#8211; devono de­cidere &#8211; senza avere la sicurezza di quanto è accadu­to; è paradossale che ciò possa capitare addirittura a chi emette verdetti avendo la possibilità di osservare la tv. Se passa questo innovativo, disarmante principio, d’ora in avanti chiunque potrà essere squalificato at­traverso l’indizio televisivo. Non perché lo si vede mentre sferra un pugno o una gomitata a un rivale, dunque, ma perché compie un gesto compatibile con un pugno o una gomitata, e chissenefrega se non ha colpito nessuno, se non ne aveva minimamente l’inten­zione e se voleva fare tutt’altra cosa. Si entrerebbe, in­somma, nel campo della discrezione anche davanti al­la televisione, avendo la moviola a disposizione. E al­lora sì che diremmo addio alla certezza della pena&#8230; Sia chiaro: se si avesse la sicurezza che Lavezzi ha sputato a Rosi, saremmo i primi a pretendere una pu­nizione durissima per il calciatore del Napoli. Troppo vile quel gesto, benché provocato da un altro uguale, per non meritare una squalifica di estrema pesantez­za. Ma questa certezza non c’è, non esiste. E allora la squalifica va tolta. Completamente e senza esitazioni. Anche perché poi è facile avvelenare il clima di un campionato tiratissimo. Non a caso, a Napoli, ci sono già tifosi che protestano perché &#8211; sostengono &#8211; voglio­no far saltare a Lavezzi la sfida scudetto contro il Mi­lan, in programma tra due giornate. E sottolineano co­me la squalifica non sia casualmente di tre giornate: adesso, dopo il ricorso, la ridurranno a due turni &#8211; an­ticipano &#8211; e così il Pocho dovrà comunque rinunciare alla partita più importante della stagione, tornando di­sponibile solo per l’abbordabile impegno in casa con­tro il Brescia. Sospetti, sì. Che trovano sostegno in una sentenza mai vista nella storia del nostro calcio. Una sentenza da cancellare subito: ripristiniamo la prova televisiva, rinunciamo all’indizio tv. Di tutto abbiamo bisogno, meno che di una scelleratezza del genere. </p>
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		<title>FINALMENTE LA VERA JUVE</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 08:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazioneweb</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alessandro Vocalelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche senza le due battistrada, senza Milan e Napoli, è stata una domenica molto, molto, importante. Allegri e Mazzarri, dopo le sontuose prestazioni di sabato, aspettavano notizie precise. Soprattutto da Ju­ventus- Inter. E le risposte sono ar­rivate, fragorose, con i bianconeri che hanno vinto la sfida più sentita, interrompendo la rincorsa di Leo­nardo allo scudetto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche senza le due battistrada, senza Milan e Napoli, è stata una domenica molto, molto, importante. Allegri e Mazzarri, dopo le sontuose prestazioni di sabato, aspettavano notizie precise. Soprattutto da Ju­ventus- Inter. E le risposte sono ar­rivate, fragorose, con i bianconeri che hanno vinto la sfida più sentita, interrompendo la rincorsa di Leo­nardo allo scudetto. Una grande soddisfazione per i tifosi della Juve che, oltre a fare un torto speciale ai rivali più sentiti, possono guardare a questo finale di campionato con ritrovata fiducia. Perché la Juve, parliamoci chiaro, vale molto di più di quanto dica la classifica.<br />
<span id="more-711"></span>Lo andiamo sostenendo da tempo che una squa­dra con tanti grandi gio­catori dovrebbe e avreb­be dovuto fare molto di più. Unica incolpevole insomma la società, che non si è tirata indietro e ai tanti acquisti estivi ha aggiunto negli ultimi tempi anche Barzagli e Matri, che sono stati en­trambi importantissimi. Il primo ha dato solidità al reparto difensivo, il secondo ha timbrato la partita con un colpo di testa chirurgico. Che ha fatto scivolare l’Inter al quarto posto.</p>
<p>Terza è infatti di nuovo la Lazio, che ha ripreso a volare e a cui mancava un colpo d’ala in trasfer­ta. E’ arrivato, merita­tissimo, a Brescia, con i gol di due giocatori un po’ ai margini fino a qualche tempo fa: Gon­zalez e Kozak. Due che arricchiscono la rosa e si segnalano anche per specifiche, e redditizie, caratteristiche. Gonza­lez è un centrocampista completamente diverso dai titolari. Scattista, in­cursore, è uno a cui pia­ce l’iniziativa più ancora che il fraseggio. E ci so­no momenti, come quel­lo di Brescia, in cui un certo sprint può essere decisivo. E poi Kozak, ormai sempre più una certezza. Forte fisica­mente, capace di andare a giocare ogni pallone, di proteggerlo e servirlo di sponda al compagno. C’era bisogno di uno co­sì ed è stata una fortuna che la Lazio non abbia trovato un centravanti di stazza a gennaio. E’ anche vero, come ha ur­lato Reja e ieri ha ripre­so Lotito, che Kozak è ormai &#8211; ingiustamente ­un osservato speciale. Ogni sua entrata, maga­ri scomposta ma mai cattiva, viene vivisezio­nata e censurata. Di con­tro ogni fallo, ogni ab­braccio, che subisce, fi­nisce per passare inos­servato e impunito. Fat­to sta, comunque, che con un suo gol la Lazio ha messo in cassaforte il risultato e si è ripropo­sta ai più alti livelli.</p>
<p>Una Lazio che ha tutto &#8211; e alcune risorse ine­spresse erano come det­to già in casa &#8211; per pun­tare come diciamo da inizio anno ad un posto in Champions. Sfruttan­do ancora di più la possi­bilità di concentrare le energie fisiche e psico­logiche in campionato.</p>
<p>E mentre continua la scalata dell’Udinese, guidata con grande in­telligenza da Guidolin, si è invece fermato il Pa­lermo. Delio Rossi ha dovuto presentare due debuttanti e una panchi­na di ragazzini. Ma tutto questo non toglie meriti alla Fiorentina che, re­cuperando invece le sue forze migliori, è stata ca­pace di violare un cam­po difficilissimo. Il Pa­lermo, per dare un’idea, era reduce da sette vit­torie interne consecuti­ve. Bravo è stato Miha­jlovic a puntare sulla qualità, bravi i giocatori a recuperare due volte lo svantaggio per poi piazzare i colpi vincenti. La classifica ha ripreso una fisionomia in linea con le potenzialità di una squadra che dall’inizio dell’anno ha dovuto fare i conti con un numero impressionante di infor­tunati. Ancora oggi, e non può passare inosser­vato, è fuori Jovetic, uno dei talenti più puri del campionato italiano.</p>
<p>Continua anche il bel­lissimo campionato del Cagliari firmato Dona­doni. Ci si chiedeva qua­le potesse essere la rea­zione, tecnica ed emoti­va, alla cessione in ex­tremis di Matri. Ebbene, la risposta è stata con­fortante per i rossoblù. Due vittorie, intervalla­te dalla sconfitta interna con la Juve, e soprattut­to &#8211; come è successo ieri &#8211; la partecipazione di gente come Nenè ed Ac­quafresca. Insomma, Donadoni sta facendo un ottimo lavoro. Ancora più complicato quello di Di Carlo, che dal merca­to di gennaio si è trovato senza Cassano e Pazzini. La Samp ha sbandato, l’ambiente si è fatto sen­tire, ma ieri è arrivata la reazione contro il Bolo­gna. Malesani, per la ve­rità, stavolta ha anche pagato la giornata storta di Viviano. Può capitare. Ha vinto per la prima volta Simeone, che ha ri­baltato il risultato col Lecce, mentre Mutti si è dovuto accontentare di un punto nel giorno del suo esordio sulla panchi­na del Bari. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>PERCHE’ NAPOLI DEVE CREDERCI</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 10:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editoriali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stefano Agresti]]></category>

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		<description><![CDATA[E ora basta freni, basta scara­manzie, basta ipocrisie. Giù la maschera: il Napoli è pienamen­te, completamente e definitivamente in lotta per lo scudetto. Nessuno può più nascondersi e se c’era chi aveva timore anche sol­tanto a pronunciare quella paro­la magica, adesso deve arrender­si all’evidenza di una classifica straordinaria e di una squadra fantastica. No, lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E ora basta freni, basta scara­manzie, basta ipocrisie. Giù la maschera: il Napoli è pienamen­te, completamente e definitivamente in lotta per lo scudetto. Nessuno può più nascondersi e se c’era chi aveva timore anche sol­tanto a pronunciare quella paro­la magica, adesso deve arrender­si all’evidenza di una classifica straordinaria e di una squadra fantastica. No, lo scudetto non sa­rà un derby milanese: il Napoli c’è. Questo ha detto un sabato di spettacolo che ha salutato i trion­fi di Milan e Napoli, emettendo due verdetti quasi inappellabili.<span id="more-709"></span></p>
<p>Il primo è, appunto, che gli azzurri hanno tutto per vin­cere lo scudetto; il secondo è che la Roma deve abbando­nare i sogni di gloria, almeno in campionato, e preoccu­parsi di salvare un posto che possa darle la Champions nella prossima stagione (an­che per far decollare senza ulteriori fardelli finanziari l’avventura dei nuovi pro­prietari). E’ frustrante per i giallorossi arrendersi così presto proprio nella stagio­ne in cui hanno l’organico più ampio e completo, ma il distacco dal vertice &#8211; dodici punti, che possono diventa­re nove in caso di successo nel recupero di Bologna &#8211; ap­pare troppo ampio per ipo­tizzare una rimonta. E poi, se non basta la distanza dal Milan, a frenare le ambizio­ni romaniste è l’inconsisten­za della squadra, cui contri­buiscono anche le scelte del­l’allenatore: perché avere quattro grandi uomini d’at­tacco se cominciano quasi sempre in due? Insomma: piange il cuore, a chi ama il calcio, osservare sia Totti che Menez in panchina al­l’inizio di una partita così im­portante. Ma davvero almeno il francese non poteva trovare posto, lui che ha con­quistato anche la Francia con il talento, l’inventiva e una condizione eccellente?</p>
<p>Ma torniamo al Napoli. La grandezza dell’impresa è di­mostrata da tre numeri: gli azzurri non vincevano al­l’Olimpico contro la Roma dal 1994, diciassette anni fa; il campo dei giallorossi era l’unico imbattuto in questo campionato; per Mazzarri si tratta del settimo successo in trasferta, record eguaglia­to nella storia della società campana, con ottime possi­bilità di migliorarlo da qui al 22 maggio. In chiave scudet­to, è significativo che il Na­poli non abbia perso terreno dal Milan in una giornata in cui i rossoneri avevano un impegno decisamente più agevole, dovendo ospitare il Parma. La prossima setti­mana la situazione sarà in­vertita: Mazzarri in casa (con il Catania), Allegri in trasferta (con il Chievo). E, tra due settimane, lo scontro diretto a San Siro: uno spet­tacolo annunciato, benché probabilmente non decisivo. In questa volata già lancia­ta, avranno un peso determi­nante gli impegni europei. Qui il Napoli potrebbe avere un grande vantaggio, soprat­tutto se deciderà di non con­dizionare la propria magni­fica avventura in campiona­to per l’impegno in Europa League. In buona sostanza: Milan e Inter saranno obbli­gate a giocare al massimo e con i giocatori migliori sem­pre, in ogni occasione, do­vendo confrontarsi con la Champions, mentre Mazzar­ri potrebbe anche decidere di fare ricorso al turn-over, ché superare un turno in più nella coppa meno importan­te aggiungerebbe poco a una stagione già fantastica.</p>
<p>In un momento così spe­ciale per il Napoli, viene spontaneo consegnare tre Oscar: al presidente De Lau­rentiis (che di statuette si in­tende) per la programmazio­ne, cominciata addirittura in serie C; al tecnico Mazzarri, per la capacità di ottenere il massimo da qualsiasi calcia­tore, da sempre; a Cavani, per i gol ma anche per la se­renità, la serietà, l’umiltà. E un riconoscimento speciale allo staff che ha preparato fi­sicamente la squadra, per­ché i trionfi del Napoli co­minciano nelle gambe. Cor­rono tutti. E tantissimo.</p>
<p>Stasera, per non perdere terreno da Milan e Napoli, l’Inter deve vincere a Tori­no. E sarà durissima, anche perché l’ambiente sarà spe­ciale: per la Juventus questo è diventato il vero derby e tutti &#8211; calciatori e tifosi &#8211; da­ranno qualsiasi cosa per fer­mare i grandi rivali. Ci go­dremo questa sfida con gio­ia, confidando che ci diver­ta. E alla fine sapremo se l’Inter, sfruttando il recupe­ro di mercoledì con la Fio­rentina, avrà la possibilità di mettersi in scia al Milan op­pure se dovrà comunque re­stare alle spalle del Napoli. Sì, dopo un sabato decisivo, ci attende una domenica al­trettanto importante.</p>
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