Editoriali

BASTEREBBE FARSI GUIDARE DAL BUON SENSO

Questa volta è veramente diffi­cile dare torto al presidente del Coni, Gianni Petrucci, che de­finisce la scelta dell’Aic di blocca­re il campionato l’11 e 12 dicem­bre come «manifestazione di una assoluta lontananza dall’attuale momento del Paese». L’altro gior­no, l’Unione Europea ha comuni­cato al nostro Governo che nel 2011 gli italiani dovranno fare ul­teriori sacrifici, forse per sei, set­te miliardi aggiuntivi. Negli ultimi anni grandi catego­rie di lavoratori, gente che guada­gna millecinquecento euro al me­se e con notevoli rinunce acquista un biglietto allo stadio o un abbo­namento alle pay tv, hanno firma­to contratti collettivi diversi ri­spetto al passato, come si usa di­re « figli dei tempi » ( tremendi) che ci tocca vivere. Con tutto il ri­spetto per Sergio Campana, ma la sua decisione e quella dei suoi più stretti collaboratori appare un ve­ro e proprio insulto al buon senso, alla ragione e anche alla decenza visto che parliamo di «lavoratori» che guadagnano centinaia di mi­gliaia se non milioni di euro al­l’anno ( netti, gli unici al mondo per i quali si ragiona sempre «tas­se escluse»). I calciatori hanno dichiarato nel loro comunicato che bloccheran­no il campionato perché la Lega si è rifiutata «di accettare l’impo­stazione dell’Aic». Continua »

VAN GAAL, L’EX PROMESSA È DIVENTATA MAESTRO

MADRID – La signora si fa lasciare dal taxi da­vanti al Bernabeu, a po­chi metri dal Paseo de la Castellana. «Che suc­cede?» , chiede all’ami­ca. Un vero Marziano, l’unica che non sa cosa sta per accadere. Louis Van Gaal fissa la platea, rispondendo in varie lingue ma sempre con quel gracchiare tipico di coloro che sono nati in Olanda. «La parola chiave è una sola: concentrazione. Voi siete qui per parlare di noi ma questo ci trasmette una certa pressione. Ciononostante, dobbia­mo concentrarci, non sarà facile come per una partita con l’Han­nover, ma dobbiamo riuscirci».
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UN SEGNALE DA COGLIERE

Gli ottimisti potrebbero giungere alla conclusione che il calcio, per primo, ha raccolto l’appello lan­ciato poche settimane fa dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano: «La politica deve guardare alla valoriz­zazione del Mezzogiorno nell’inte­resse di tutto il Paese». E’ evidente che per quanto il pallone sia impor­tante, questa conclusione sarebbe viziata da un eccesso di autostima, quasi una sorta di delirio di onnipo­tenza. Ma senza esagerare nella portata dell’evento, se qualcosa di nuovo c’è nel calcio italiano, questo qualcosa è rappresentato dalla stra­ordinaria competività delle squadre del Sud. Continua »

Il trionfo nel giorno di San Nicola

Vincere senza giocare; trionfare senza soffrire. Ma in fondo cosa conta. Avanti con la festa, da via Spa­rano a Bari Vecchia, nel giorno di San Nicola. Il Bari è in serie A: l’ha meri­tata e se l’ha raggiunta senza versare una goccia di sudore, senza bagnare una maglietta, solo per l’incapacità del Livorno (e delle altre avversarie) di stargli dietro in una stagione dominata in lungo e in largo, allora paradossalmente vuol dire che questa squadra bella e im­prevedibile, bella e impossibile (per i suoi avversari) ha costrui­to qualcosa che va al di là della sua storia diventando storia di tutti.
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UNA SENTENZA CHE STRAVOLGE LE REGOLE

Quella del giudice sportivo, Tosel, più che una sentenza è un complicato e pericolosis­simo esercizio di equilibrio. Bisogna capirlo, il giudice, emulo di Don Abbondio ( chi non ha coraggio mica se lo può dare), stretto fra il presidente del consiglio, Silvio Berlusco­ni, che da presidente del Milan contesta la responsabilità og­gettiva, e il ministro dell’inter­no, Maroni, che agita la ban­diera della « tolleranza zero » dopo che i buoi, per responsa- bilità varie e assortite, sono fuggiti. Aurelio De Laurentiis minaccia di abbandonare la compagnìa. Non è facile essere presidenti in una città come Napoli, bellissima e difficilis­sima. E’ evidente che in un contesto sociale così non si può pensare che il calcio sia la Val­le dell’Eden.
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NELLA BOLGIA SVIZZERA C’E’ ROSETTI

La Fiera del Pallone sta tirando a lucido le sue sale. Si venderà e si comprerà, sulle note degli inni nazionali e sulla base degli appunti vergati dagli operatori che si preparano a calare quando il clima si farà più caldo. Ma meglio non confidare nelle previsioni meteo perché sembra che butti veramente male. Meglio confidare in personaggi come Cristiano Ronaldo che non temono l’impopolarità, che rifiutano di dichiarare eterno amore a una maglia e che ai quattrini sbandierati dal Real Madrid è pronto a cedere, d’altro canto lo diceva Oscar Wilde, a tutto si può resistere tranne che alle tentazioni. Continua »

E L’ITALIA RISCOPRE UNA MINIERA: LO STADIO

C’è chi coltiva idee avveniristi­che come l’Udinese che ha pro­gettato uno stadio ecocompatibile, perfettamente in linea con le indica­zioni del protocollo di Kyoto e chi come la Samp medita di far cresce­re intorno all’impianto una grande zona commerciale.

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IN SPIAGGIA CON GALLIANI

A parere di Adriano Galliani, i gior­nalisti sarebbero dei «tipi da spiaggia» perché da un lato evocano l’Inghilterra e dall’altro sono contra­ri alla spalmatura delle partite. Gal­liani essendo un abituale frequenta­tore di yacht, di tipi da spiaggia si in­tende, ma come spesso gli accade fi­nisce per vedere solo una parte della realtà, quella che gli aggrada mag­giormente. Non a caso è un sostenito­re di un campionato di calcio model­lo Nba mutuandone, però, un solo aspetto: il numero chiuso e l’abolizio­ne di quel fastidio sportivo rappre­sentato dalle promozioni e dalle re­trocessioni. Ma essendo questa un’al­tra storia, lasciamola perdere e dedi­chiamoci allo «spezzatino» in salsa italo-inglese.
Quando si evoca il successo della Premier si fa riferimento soprattutto a un aspetto: la grande integrazione tra spettacolo dal vivo (gli stadi) e spettacolo televisivo. In Inghilterra trentaseimila persone vedono in media una partita allo stadio, una «densità» che ri­manda a record degli inizi degli anni Cinquan­ta quando la televisione quasi non esisteva.
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RIVOLUZIONE MANCATA

Assiso sulla sua sedia gesta­toria, Cesare Gussoni, pre­sidente dell’Aia, ha distribui­to assoluzioni: per gli arbitri (per Gervasoni da Mantova in particolare), per Collina e per se stesso. L’intervento nei contenuti non fa notizia: sia­mo al cane che morde l’uomo e molto lontani dall’uomo che morde il cane. L’amore per le poltrone giustifica questa ten­denza all’assoluzione e all’au­toassoluzione. Ma forse sa­rebbe utile, per il bene di tut­ti, porre alcune domande par­tendo da quella più semplice e banale: ma non è che questi veleni sono i figli di una rivoluzione attesa e tradita?

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