MEGLIO TARDI CHE MAI
- Lunedì 20 Settembre 2010
Spaghetti e pallone, ultimo rito della domenica italiana. Lo impone la tv padrona, e il fruscìo degli euro blandisce i presidenti: nessuno si preoccupa delle difficoltà dei calciatori e nessuno bada ai sacrifici dei tifosi. E’ il calcio moderno, bellezza, quello che viola lo spogliatoio e spalma le emozioni, ogni giorno e ogni ora buoni per catturare telespettatori ( e dall’altra parte rastrellare contanti), pazienza se i campioni boccheggiano in un mezzogiorno di fuoco o congelano in notturne siberiane. Tutti distratti, se non complici, mentre l’avidità mortifica lo spettacolo, salvo poi svegliarsi quando il rito s’affaccia e svela le sue controindicazioni: 32 gradi a Bari («E 90 per cento d’umidità» chiosa Ventura), ventidue ragazzi che si trascinano, un marcantonio come Acquafresca che resta senza fiato ed è costretto ad abbandonare la contesa, il presidente del Cagliari, Cellino, che si scaglia contro il via alle 12.30 sino a suggerire lo sciopero ai calciatori.
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MILAN, CON IBRA SI PUO’ SOGNARE. ROMA PIU’ FORTE
- Mercoledì 1 Settembre 2010
Sul podio dell’ultimo campionato, avevano affiancato l’Inter padrona: Roma seconda, tradita dal suicidio con la Samp, Milan terzo con dentro il rimpianto d’un sorpasso buttato via lungo la strada. Entrambe, aspettando la rivincita, avevano l’obbligo di rafforzarsi per rafforzare un sogno, ridurre il gap dallo squadrone morattiano e rinnovare la sfida-scudetto. Ribellarsi, in poche parole, a una dittatura che è zucchero filato per chi tifa nerazzurro, però ruba incertezza e dunque spettacolarità alla stagione, col rischio di narcotizzare l’interesse di chi professa altre fedi o ama solo divertirsi. Ebbene, la missione è compiuta. Milan e Roma hanno comprato campioni e oggi vendono, giustamente, speranze, sventolano
ambizioni nuove che si tramutano in minacce per l’Inter.
Anche perché, alle loro strategie, corrisponde un’anomala fiacca nerazzurra: mercato stagnante e organico immutato, peggiorato a essere pignoli ché Coutinho non sembra ancora Balotelli, senza contare le crepe che possono allungarsi sulle motivazioni d’un gruppo collezionista di successi.
Quanto può avvicinarsi, a una squadra così, il Milan impreziosito da Ibrahimovic e Robinho? Montano l’entusiasmo e gli abbonamenti, monteranno i gol e la fantasia, Allegri avrà la possibilità di combinare a piacimento tecnica, potenza, velocità, istinto. Un gigante e un giocoliere accanto a Pato e Ronaldinho: due fuoriclasse per esaltare un team già competitivo.
E quanto può avvicinarsi la Roma che proprio dal Milan ottiene Borriello, beffardamante sfilato alla Juventus come già era accaduto per Burdisso? In rossonero, con tanta meraviglia offensiva, Marco era diventato un lusso tattico, mentre a Roma è l’uomo giusto al posto giusto, la punta di diamante che si aggiunge a Totti e Vucinic, aspettando che Adriano raggiunga il top della forma, senza mettergli fretta e trasmettergli pressioni.
Sì, Roma e Milan son più vicine. Possono sorridere, pensare in grande, riepilogare con soddisfazione un’estate di trattative, vertici, firme. E di sorprese, dolcissime, concentrate nel finale: Berlusconi aveva dichiarato pubblicamente che non era più tempo di scialacqui e follie, Rosella Sensi sembrava “ rimpicciolita” dalle note vicende societarie, e invece, d’incanto, i due presidenti si sono felicemente smentiti, trasformato mugugni e dubbi in applausi. Forse bluffavano, forse hanno trovato un tesoro, forse hanno solo ascoltato il cuore, forse hanno mostrato fantasia quanto Ronaldinho e Totti in campo: poco importa, importano i campioni nuovi, i Masaniello scelti per ribellarsi all’Inter.
DOMINIO EUROPEO
- Domenica 4 Luglio 2010
La Germania giovane e multietnica che irrompe in semifinale non travolge soltanto l’Argentina, ma anche certe affrettate conclusioni. Il Mondiale, per un buon tratto, è sembrato uno spot del calcio sudamericano, con le grandi Nazionali fedeli alla tradizione e le outsider capaci di reggerne il passo. Mentre Lippi e Domenech abbandonavano, sbertucciati, al primo turno, il mondo si scusava con Maradona e Dunga, tacciati alla vigilia, rispettivamente, d’inesperienza e tatticismo esasperato, invece rivalutati da una partenza giusta.
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FIORENTINA, LA GARANZIA È LA SOCIETA’
- Mercoledì 2 Giugno 2010
In un calcio che non ha memoria, e talvolta neanche cuore, la reazione di Firenze all’addio di Cesare Prandelli è conciliante: né musi lunghi, né conàti di gelosia, soltanto l’eco di applausi riconoscenti, suggeriti da buoni risultati sportivi e da ottimi rapporti umani. La gratitudine, però, non deve tracimare in rimpianto. E l’affetto non può diventare una prigione. Perché persino il calcio che custodisce la memoria, è fatto di pagine voltate e nuovi cicli. Giusto, dunque, sentirsi legati a Prandelli; inconcepibile sentirsi perduti senza Prandelli.
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UN MARZIANO PER NEMICO
- Mercoledì 7 Aprile 2010
Prigioniera di un sogno dolcissimo. L’Inter conquista a Mosca la quinta vittoria consecutiva in Champions League e José Mourinho non si nasconde più: «Vogliamo la finale di Madrid. E vogliamo vincerla… ». Di mezzo c’è il Barcellona dell’ex Ibra e del marziano Messi, però stavolta il tecnico portoghese non cede alla presunzione e non vuole provocare: le sue parole, semplicemente, sono impastate di consapevolezza e orgoglio, lui sa cosa può dare questo gruppo e aspetta Guardiola senza un filo d’invidia.
La svolta, forse, si è davvero verificata a Kiev. Continua »
UN’OCCASIONE IRRIPETIBILE
- Domenica 14 Marzo 2010
Il «rumore dei nemici», stavolta, è assordante. Attorno all’Inter, il cerchio si stringe. Ridimensionata da una striscia negativa impensabile – 7 punti in 6 partite: mai capitato, in carriera, a José Mourinho – la squadra nerazzurra può ritrovarsi il Milan addosso e la Roma a pochissimi passi. Già, perché l’incubo vissuto a Catania, trasforma in opportunità eccezionali gli impegni di Leonardo e Ranieri. I quali, omettendo scaramanzie e frasi fatte, escono allo scoperto e sussurrano la parolina scudetto.
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MIHAJLOVIC VOLA, LA LAZIO TREMA
- Domenica 28 Febbraio 2010
Con le prime in classifica impegnate tutte domenica – quasi un amarcord dei tempi andati: formazioni cantilenate, portieri in nero, radioline… – è il batticuore salvezza a infiammare la vigilia. Senza storia il primo anticipo, Catania-Bari 4-0: gol, quelli siciliani, che sono urli contro i requiem recitati troppo in fretta. In bilico sino in fondo il match serale, Lazio- Fiorentina 1-1: biancocelesti illusi da Siviglia (ancora un difensore in gol, ma dove sono gli attaccanti?) e poi abbagliati dal cuore viola, inguardabili nella ripresa, prigionieri d’una Fiorentina rabberciata ma al confronto gigantesca, infilzati da Keirrison dopo un lungo assedio. Continua »
Servirebbero nervi saldi
- Domenica 21 Febbraio 2010
Della sfida tra Inter e Sampdoria, marchiata da esagerate tensioni nerazzurre e coraggiose decisioni arbitrali, al 90° non restano gol, ma facce, gesti, espressioni. Mourinho che incrocia i polsi e simula le manette, mostrandole a San Siro; Mourinho che alterna sguardi di pietra e smorfie di disappunto; Mourinho che ride sarcastico quando Eto’o viene pescato a cercare un rigore che non c’è; Mourinho che si sbraccia e impreca, scuote il capo e guarda il cielo. E i suoi appresso, nervosi. E poi la gente, con un’improvvisata pañuelada.
Dietro sceneggiate e scenate, le espulsioni di Samuel e Cordoba, che sforbiciano la squadra nel primo tempo, lasciandola in balìa di un’avversaria incapace tuttavia di profittarne. Undici contro nove sin quasi al tramonto del match, Del Neri non osa o almeno non affonda la sua squadra: manovre lente, conclusioni rade e cross sterili, sino al rosso sventolato a Pazzini. Ora respirano, i nerazzurri, e costruiscono con Eto’o addirittura la più pulita palla- gol della serata, respinta da Storari mentre il popolo interista sta già per gridare al miracolo. Continua »
UN CAMPIONATO MENO CHIUSO
- Giovedì 11 Febbraio 2010
La notte di Parma “ risparmia” il campionato: non realizza il sogno dell’Inter, non tramortisce le speranze di Roma e Milan. La notte di Parma finisce con un pareggio ipocalorico, che puntella il vantaggio però nega il decollo, evita di trasformare il resto della stagione in accademia. Continua »
JUVE SQUADRA SENZA SERENITA’
- Domenica 7 Febbraio 2010
Piccola Juve. Incapace ormai di vincere. Ferita dal tascabile Filippini (di testa: roba da guinness…), tenuta a galla da Legrottaglie, mortificata dal Livorno persino sul piano del palleggio. Piccola Juve. Ostaggio di una crisi infinita, tradita ancora una volta dai suoi campioni, confusa da Zaccheroni che pretende di ridisegnarla in pochi giorni. Il 3-4-3 non restituisce vigore né fiducia, non sottrae la squadra a una china pericolosa, non cancella gli errori che l’hanno strappata alla zona Champions. Così fragile, questa Juve, da guardare il pari di buon occhio, sino a sacrificare Del Piero per un centrocampista bambino quando Melo viene espulso dal campo. Peccato che il risultato la risucchi ancora di più verso il basso: adesso è addirittura sesta, scavalcata dal Palermo. Continua »