MILAN, CON IBRA SI PUO’ SOGNARE. ROMA PIU’ FORTE
Sul podio dell’ultimo campionato, avevano affiancato l’Inter padrona: Roma seconda, tradita dal suicidio con la Samp, Milan terzo con dentro il rimpianto d’un sorpasso buttato via lungo la strada. Entrambe, aspettando la rivincita, avevano l’obbligo di rafforzarsi per rafforzare un sogno, ridurre il gap dallo squadrone morattiano e rinnovare la sfida-scudetto. Ribellarsi, in poche parole, a una dittatura che è zucchero filato per chi tifa nerazzurro, però ruba incertezza e dunque spettacolarità alla stagione, col rischio di narcotizzare l’interesse di chi professa altre fedi o ama solo divertirsi. Ebbene, la missione è compiuta. Milan e Roma hanno comprato campioni e oggi vendono, giustamente, speranze, sventolano
ambizioni nuove che si tramutano in minacce per l’Inter.
Anche perché, alle loro strategie, corrisponde un’anomala fiacca nerazzurra: mercato stagnante e organico immutato, peggiorato a essere pignoli ché Coutinho non sembra ancora Balotelli, senza contare le crepe che possono allungarsi sulle motivazioni d’un gruppo collezionista di successi.
Quanto può avvicinarsi, a una squadra così, il Milan impreziosito da Ibrahimovic e Robinho? Montano l’entusiasmo e gli abbonamenti, monteranno i gol e la fantasia, Allegri avrà la possibilità di combinare a piacimento tecnica, potenza, velocità, istinto. Un gigante e un giocoliere accanto a Pato e Ronaldinho: due fuoriclasse per esaltare un team già competitivo.
E quanto può avvicinarsi la Roma che proprio dal Milan ottiene Borriello, beffardamante sfilato alla Juventus come già era accaduto per Burdisso? In rossonero, con tanta meraviglia offensiva, Marco era diventato un lusso tattico, mentre a Roma è l’uomo giusto al posto giusto, la punta di diamante che si aggiunge a Totti e Vucinic, aspettando che Adriano raggiunga il top della forma, senza mettergli fretta e trasmettergli pressioni.
Sì, Roma e Milan son più vicine. Possono sorridere, pensare in grande, riepilogare con soddisfazione un’estate di trattative, vertici, firme. E di sorprese, dolcissime, concentrate nel finale: Berlusconi aveva dichiarato pubblicamente che non era più tempo di scialacqui e follie, Rosella Sensi sembrava “ rimpicciolita” dalle note vicende societarie, e invece, d’incanto, i due presidenti si sono felicemente smentiti, trasformato mugugni e dubbi in applausi. Forse bluffavano, forse hanno trovato un tesoro, forse hanno solo ascoltato il cuore, forse hanno mostrato fantasia quanto Ronaldinho e Totti in campo: poco importa, importano i campioni nuovi, i Masaniello scelti per ribellarsi all’Inter.
