Editoriali

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IBRA, UN ACQUISTO CONTAGIOSO

Ci sono acquisti addirittura «con­tagiosi» per il loro valore: rie­scono a scatenare un entusiasmo che si trasmette alle tribune, al campo. E’ ciò che ha prodotto l’ar­rivo di Ibrahimovic al Milan: lo sve­dese si è presentato a San Siro di­cendo di voler vincere tutto e, come primo risultato, ha scatenato i suoi compagni. Bravissimo è stato Pato, che anche l’anno scorso alla prima giornata si presentò con una dop­pietta, ma tutto il Milan dava l’im­pressione di voler salutare il gran­de colpo di mercato, tenacemente voluto da Berlusconi e Galliani. E’ verissimo, come è stato detto, che il Milan abbia dato una risposta for­tissima, estrema, al campionato, che vale una sfida lanciata alle mi­gliori d’Italia e d’Europa. E se è vero che l’anno scorso c’è stata la partenza di Kakà, di cui tan­to si è parlato, è altrettanto vero che in questi anni il Milan ha conti­nuato a dare soddisfazioni alla sua gente. A gennaio di due anni e mez­zo fa è arrivato un fuoriclasse co­me Pato, nell’agosto scorso ha de­buttato uno dei migliori difensori del mondo come Thiago Silva. Sen­za dimenticare Ronaldinho.

Insomma, il Milan è pronto per competere ad altissimi livelli e Allegri ha la personalità e la sfacciataggine per am­ministrare tanti campio­ni. Un gruppo, quello dei campioni, a cui ha volu­to ricordare di apparte­nere con la sua rete Pip­po Inzaghi: gli anni pas­sano ma lui è sempre lì. Ha invece steccato la prima la nuova Ju­ventus di Del Neri, co­struita a immagine del suo tecnico. Tante solu­zioni sugli esterni, tanti buoni giocatori: l’im­pressione è che però a volte serva un acquisto «stellare» per far senti­re tutti più forti e più tranquilli. La Juve ha subìto l’intraprendenza del Bari, che si è confer­mato ai livelli dello scor­so campionato. Ventura è stato bravo a smonta­re alcuni pezzi della squadra per trovare pe­rò gli accorgimenti giu­sti. Continuando a valo­rizzare giocatori che so­no passati senza la giu­sta fortuna nelle grandi squadre per poi dimo­strare il loro notevole valore: parliamo di Do­nati, ma anche di Almi­ron che davanti alla sua «vecchia» Ju­ve ha orche­strato il gioco con bravura e continuità. La prima giorna­ta non è sicu­ramente indi­cativa, ma Del Neri ha molto da lavorare, su una squa­dra che deve crescere sul piano della manovra ma anche della personalità.

Con personalità si è presentato Cavani, auto­re del gol-non gol che aveva messo il Napoli nelle condizioni migliori a Firenze. I partenopei non hanno avuto però l’energia per sfruttare l’episodio favorevole. E così è stata la Fiorenti­na, è stato Mihajlovic a trovare l’ispirazione giu­sta. D’Agostino ha fir­mato il pari con un bel­lissimo gol, poi le due squadre hanno dato l’im­pressione di acconten­tarsi. Così come il Napo­li, in sede di mercato, ha dato la sensazione di vo­lersi «accon­tenta-re » , do­po aver dato l’il­lusione di pen­sare a un defi­nitivo salto di qualità.

Il Napo­li è un club di primis­simo or­dine e ha un bravo alle­natore come Mazzarri: è un peccato che tutte queste componenti non abbiano calcolato l’effet­to negativo della parten­za di Quagliarella. Ci so­no 48 ore ancora di mer­cato: sarebbe auspicabi­le che l’improvvisa ces­sione dell’attaccante ve­nisse in qualche modo bilanciata da qualche ar­rivo importante, magari a centrocampo. Vorreb­be dire che tutto il Napo­li crede a un ruolo im­portante.

Un ruolo significativo si deve ritagliare an­che la Lazio, che è pro­fondamente rinnovata negli uomini e molto più tranquilla rispetto alla passata stagione. La La­zio si è lasciata sfuggire l’occasione di partire al­la grande: per un’ora ha comandato la partita senza però trovare il col­po giusto per indirizzar­la a proprio favore. Un rigore e un errore di Muslera hanno cambia­to il corso della gara. L’importante è che Reja continui a valorizzare le qualità di questo grup­po, che da Hernanes a Zarate, da Matuzalem a Ledesma ha tutto per crescere. E molto. Sono partite con un pa­ri Palermo e Cagliari, mentre hanno fatto il pieno Chevo e Parma. Delizioso il tocco di Gio­vinco che ha spalancato la strada a Bojinov. Gio­vinco, già. L’unico juven­tino, o fresco ex, che ha fatto festa.

IL CAMPIONATO DELLE SORPRESE

In molti pronosticano un campio­nato pieno di sorprese. Per ades­so ci hanno azzeccato, perché tutti insieme sono arrivati l’ufficialità di Ibrahimovic al Milan (considerato impossibile da Galliani ancora non molti giorni fa: probabilmente na­scondeva la verità, certo che ha compiuto un vero capolavoro), il primo esonero ( Colomba a Bolo­gna), il colpo del Genoa a Udine e, proprio in serata, il pareggio di una delle grandi favorite – la Roma – in casa con una neopromossa (il bel­lissimo Cesena di Ficcadenti). L’arrivo di Ibra cambia certa­mente le gerarchie del campionato: il Milan, considerato a rispettosa distanza dall’Inter ( e anche della Roma) guadagna immediatamente molti metri. Difficilmente Ibra sa­rà quello deludente di Barcellona, in Italia ha sempre fatto sfracel­li e sempre vinto lo scudetto. Farà la differenza, come sem­pre: un paio di scudetti del­l’Inter sono indissolubilmen­te legati al suo nome. Non tro­verà grande accoglienza, se non tra i suoi nuovi tifosi: dif­ficilmente lo perdoneranno juventini e interisti.

Visto il mercato delle altre, deve stare attenta soprattutto la Roma, che non è più la sola anti- Inter possibile ( e Qua­gliarella farà fare un salto di qualità alla Juve). Partire sen­za gol non è il massimo, e Ra­nieri deve già cominciare a preoccuparsi. Certo, proprio l’anno scorso la sua Roma ha dimostrato che si fa sempre in tempo a rimontare, ma il pa­reggio di ieri non può essere considerato diverso da quello che è: un passo falso in piena regola. Con tutto il rispetto del Cesena, che ha corso il doppio della Roma, ha ri­schiato di prendere più di un gol ma ha anche sfiorato il colpaccio, non rinunciando mai ai suoi velenosissimi con­tropiedi. Non può essere già tempo di processi, ma la Ro­ma non può non preoccuparsi di questo inizio di stagione. Ranieri subentrò a Spalletti proprio a fine agosto e seppe sfruttare al massimo la prima pausa della stagione: anche stavolta dovrà lavorare parec­chio.

Una scossa inattesa – soprat­tutto per la tempistica – arriva da Bologna. Alla vigilia del­l’esordio ( contro l’Inter!) è stato deciso di esonerare l’al­lenatore. E’ pienamente legit­timo che un nuovo presidente scelga il tecnico che vuole, e cambi quello che trova e non conosce. Però Porcedda – che ha rivoluzionato l’organico ­dovrà pure spiegare perché, in carica dai primi di luglio, ha deciso solo alla fine di ago­sto. Adesso c’è da scegliere un allenatore in tutta fretta e non lo si mette nelle migliori con­dizioni: non conosce l’ambien­te, non ha condiviso la campa­gna acquisti, si ritrova ad esordire contro l’Inter ferita dalla sconfitta di Montecarlo. Tra oggi e domani tutti in campo. Comincia a Bari la nuova Juve, completamente stravolta dal mercato. Pro­prio a Bari, l’anno passato, Ferrara conobbe una delle se­rate più amare, la sua Juve cominciò a perdersi definiti­vamente. Per Del Neri sarà difficile fare peggio, e soprat­tutto gli ultimi colpi (Krasic, Aquilani e Quagliarella) sem­brano avergli regalato quella qualità che finora mancava. Tante partite da seguire: Fio­rentina- Napoli e Palermo-Ca­gliari catalizzano l’attenzione. Ma grande curiosità c’è anche per la nuova Lazio e per il suo gioiello Hernanes: la trasferta di Genova è un banco di prova pesante.

NAPOLI, UN PASSO AVANTI E UN PASSO INDIETRO

Avanti tutte, dunque. Avanti il Palermo, che trova il modo di rischiare in quel di Maribor (va perfino sul­lo 0-2) salvo tirarsi fuori dai guai grazie a quel fenome­no di Hernandez. Avanti la Juventus, con una magia di Del Piero (un gol alla Del Piero, appunto). E avanti il Napoli, con una vittoria piena di significato: perché era quella che rischiava decisamente di più, perché le reti le ha firmate Cavani alle prime prodezze in azzurro. Continua »

UN ALTRO ALLENATORE LA STESSA ANIMA

L’Inter ha ricomin­ciato esattamente come aveva finito: vincendo. L’avevamo lasciata nella fanta­stica notte di Madrid, pronta a battere il Bayern e alzare una sospiratissima Cham­pions. L’abbiamo ri­trovata a San Siro, ca­pace di ribaltare il vantaggio di Riise e timbrare con tre gol la conquista della Su­percoppa. Il quarto successo nerazzurro in pochi mesi permet­te a Benitez di pre­sentarsi al suo nuovo pubblico come aveva sognato, con un bi­glietto da visita che a una settimana dal via del campionato vuol dire soprattutto una cosa: l’Inter ha cam­biato pelle, gioca con una difesa più alta e fa maggior pressing, ma con la stessa ani­ma. L’anima di una squadra che non si è stancata affatto di vincere. E sembra aver deciso di resti­tuire Eto’o alla sua specialità: il gol. La posizione, in apparen­za, è sempre larga; ma lì davanti tutto è disegnato, dalla posi­zione di Sneijder ai movimenti di Milito, per portare il came­runese a vedere la porta. E’ anche su questo che sta lavo­rando Benitez, uno che non infiammerà la platea come Mou­rinho ma come il por­toghese sa molto di calcio. Continua »

E SE UN’OUTSIDER STAVOLTA LOTTASSE PER LO SCUDETTO?

Preliminari di Champions e prime sfide di Europa League ci portano nell’Europa che verrà. Ma a dieci giorni dalla prima giornata è già forte il richiamo del campionato. Impossi­bile, al momento, fare un bilancio e lanciarsi in previsioni tecniche: tutti o quasi sono al lavo­ro. Dall’Inter ufficialmente alla ricerca del vi­ce- Balotelli, alla Juve che ha in testa almeno altre due pedine, alla Roma che deve risolve­re i rebus difensivi, al Milan che medita o sogna il colpo a sorpresa. Si parla di loro, sempre di loro. Delle quattro grandi, che logica e nu­meri alla mano tutti danno per favorite. Continua »

HERNANES E’ UN COLPO ECCEZIONALE, ORA RIMANGA LEDESMA E SI RILANCI ZARATE

A due settimane dal via del campionato, molte squadre sono ancora un cantiere aperto, oppure in fase di ritocco, e aspet­tano risposte dal mercato. La La­zio, in quest’ultima settimana, ha piazzato quello che è considerato giustamente uno dei migliori col­pi dell’estate. Ha saputo capita­lizzare e reinvestire subito i sol­di incassati dalla cessione di Ko­larov, assicurandosi uno dei pez­zi più pregiati a livello interna­zionale, il centrocampista brasi­liano Hernanes: una mossa importante che accende di fidu­cia le prospettive della Lazio. E non è un caso, probabilmente, che ieri pomeriggio, alla vigilia di Ferragosto, quattromila tifosi si siano presentati a Fiuggi ad ap­plaudire la squadra di Reja, du­rante l’amichevole vinta contro il Levante.

Hernanes ha contribuito a tra­smettere energia positiva a un ambiente che ha vissuto con an­sia e preoccupazione la scorsa stagione, buia e piena di contrad­dizioni. L’ex talento del San Pao­lo è un acquisto di alto livello: so­no pochi i giocatori del suo stes­so spessore sbarcati in Italia ne­gli ultimi anni. Il brasiliano era stato corteggiato e inseguito da club di primissima fascia: è un centrocampista completo, ele­gante, in possesso di un’ottima tecnica, che ha grande senso tat­tico e la capacità di inserirsi in fase offensiva. Leonardo, un an­no fa, lo aveva segnalato al Mi­lan, così come Guardiola aveva pensato di portarlo al Barcellona. Hernanes, d’altronde, si pre­para a diventare anche una figu­ra di spicco della nuova naziona­le brasiliana: il ct Menezes, che ha preso il posto di Dunga dopo il deludente Mondiale dei verdeoro in Sudafrica, l’ha subito convoca­to per l’amichevole dello scorso 10 agosto contro gli Stati Uniti.

E’ una Lazio che merita i com­plimenti, anche se resta il rim­pianto di aver perso Kolarov. Continua »

PREMIAMO CHI CREA GIOCATORI DA NAZIONALE

Si discute da giorni, da un mese e mezzo, praticamen­te dalla fine della fallimentare avventura in Sudafrica, della salute del nostro calcio. In tanti lì a sentenziare sulla mancanza di giovani talenti, sull’incapacità di addestrarli, su un futuro che più nero non potrebbe essere. Non credo, e detto adesso può sembrare un paradosso, che il nostro calcio sia però così giù, in condizioni così disperate. Continuo a pensare che il Mondiale ci ab­bia consegnato una sensazio­ne molto più buia e più grigia di quanto sia la realtà. E che la ricostruzione della nostra na­zionale sia molto meno proble­matica di quanto appaia. Ab­biamo, in prospettiva, una coppia di difensori straordina­ria – Ranocchia e Bonucci – da accompagnare con una certez­za qual è Chiellini. Continua »

UNA SCELTA SENZA SENSO

Puntiamo sui giovani. Italiani, se possibile. E bravi, ovviamente. E’ questo il messaggio che ci sentiamo ripetere da quando – ahinoi – siamo sta­ti sbattuti indegnamente fuori dai Mondiali a opera della Slovacchia, del Paraguay e anche della Nuova Zelan­da. Lo hanno detto tutti, dal presiden­te federale ai nostri migliori allenato­ri, da esperti assortiti a ex calciatori: giovani, italiani, bravi, solo così pos­siamo rinascere. E allora vendiamo Mario Balotelli, vent’anni freschi fre­schi, uno dei migliori talenti che ab­biamo mai prodotto. Sì, vendiamolo agli inglesi, ché noi abbiamo di meglio. Continua »