La peggiore Italia di sempre, dopo una delle più belle. Il ribaltone in quattro anni è stato totale, avevamo visto e denunciato da tempo le allarmanti analogie con Messico ‘86. Ma questo non ba­sta a spiegare una caduta così rovi­nosa, vergognosa. Non ci sono scu­se e vediamo perché. Lippi ha sba­gliato molto, dopo essere stato in Germania il numero uno. Ha sba­gliato in questi due anni, sottovalu­tando con ostinazione segnali in­quietanti e precisi: una qualificazio­ne più che faticosa, molto anonima senza squilli, nonostante il giro­ne facile. Il tonfo della Confede­ration e una sostanziale inaffi­dabilità della squadra. Ha per­severato nell’errore, continuan­do a puntare sugli juventini che, nel frattempo, cadevano come pere mature per infortuni e si lasciavano travolgere da una stagione orrenda.

Lippi, invece, di sfruttare gli ultimi mesi per preparare davvero le alterna­tive, per buttare nel fuoco i più gio­vani, per rimediare in tempo a questo prevedibile crac dei più vecchi e de­gli juventini, ha sperato di rimet­terli in piedi magi­camente, nel ritiro del Sestrière, che si è rivelato più nocivo che uti­le.

Il nostro ct ha sbagliato anche qui, dal primo giorno in cui ha messo piede in Sudafrica. Ha sbagliato nelle scelte, ha cam­biato modulo e uomini ogni cin­que minuti trasmettendo insicu­rezza, non ha avuto nemmeno fortuna, perché senza Buffon e Pirlo la squadra è diventata davvero poca cosa. Gli anni pas­sano per tutti, non solo per Can­navaro e Zambrotta, anche per i Ct e naturalmente per i giorna­listi. Lui non ha capito che Qua­gliarella era il più in forma, ep­pure lo ha visto ogni giorno, me­glio di tutti. Non gli è sorto nem­meno il dubbio che Marchetti non fosse pronto e che fosse me­glio preferire l’esperienza, an­che internazionale, di De San­ctis. Non ha capito che Iaquinta non è più quello di quattro anni fa e che Gattuso era impresen­tabile. Insomma, anche nelle scelte di campo, non è stato il Lippi mondiale, ma un Ct confu­so.

Non pensiamo, però, che con Balotelli e Cassano sarebbe an­data diversamente. Forse sareb­be stato giusto portarli, forse sa­remmo approdati agli ottavi, ma se spiegassimo il più grave fal­limento del calcio italiano così superficialmente saremmo lon­tani dalla verità. Che invece è un’altra: dopo il picco in Germa­nia, il nostro calcio è progressi­vamente crollato. Male agli Eu­ropei con Donadoni, male con Lippi, quando speravamo che rifiorisse. Male la Under 21, ma­le quasi tutte le nostre in cam­pionato e in Europa, salvo l’Inter stranie­ra di Mourinho. Die­tro i vecchi, c’è una generazione che la­scia molto perples­si. Quasi un vuoto, che dopo Berlino non abbiamo saputo colmare. Non sarà facile per Prandelli presentare subito una nazionale pas­sabile, anche se do­po aver toccato il fondo, dopo la ver­gogna di Johannesburg, si può solo risalire. Bisogna mettere mano al settore giovanile e an­che in federazione Abete dia una bella spolverata: più com­petenza, meno burocrati.