Più grande della grande Inter, di qualsiasi – anche grandissima ­squadra italiana. Nella storia del no­stro calcio c’è adesso il mito dell’Inter di Massimo Moratti, di Josè Mourinho, di Diego Milito, di un popolo che ha vissuto la gioia più incredibile che un tifoso possa semplicemente immagina­re. Nessuno aveva mai vinto Coppa Ita­lia, campionato e soprattutto Cham­pions League nella stessa stagione. Una corsa pazzesca, come canta l’inno nerazzurro; una nottata, quella di Ma­drid, che restituisce ad Abete anche la quarta squadra in Champions League. Chissà se – insieme ai complimenti – a Moratti è arrivato, per questo, anche un grazie.

Quarantacinque anni dopo il cielo d’Europa si è colorato di nerazzurro. L’Inter ha battuto in finale i campioni di Germania, dopo aver eliminato i campioni d’Inghilterra (il Chelsea) e di Spagna, il Barcellona. Vediamo chi avrà adesso il coraggio di star lì a sot­tilizzare su una partita che scienziati e finti scienziati considereranno un po’ troppo difensiva. Quello dell’Inter, an­che ieri sera, è stato un capolavoro. Ha aspettato e colpito, si è rimessa lì ad aspettare e ha colpito di nuovo. Sì, co­me la Grande Inter, quella di Angelo Moratti ed Herrera, di Sandro Mazzo­la. Di quei fenomeni degli Anni Sessan­ta che la società ha voluto giustamen­te a Madrid, perché niente nel calcio conta più delle radici, delle bandiere.

E’ stato il trionfo di Mourinho, un al­lenatore straordinario che ha impres­so una accelerazione, anche mentale, ad un club che voleva tornare alla sua dimensione internazionale. E’ stato il trionfo di Milito, che andrà adesso ai Mondiali a sfidare i più grandi, con un vantaggio formidabile su tutti i suoi concorrenti nella corsa al Pallone d’Oro. E’ stato il trionfo di una serie infinita di campioni capaci di fondersi in un gruppo. Ma è stato soprattutto il trionfo di Massimo Moratti, della sua famiglia, una dinastia che ha messo la firma su oltre mezzo secolo di storia nerazzurra. E’ lui, il presidente, il ve­ro artefice di quanto è successo in que­sta stagione che passerà alla storia. Perché vivere un sogno a 20 anni, co­me è successo a Moratti, deve essere un’emozione incredibile. Riuscire a far rivivere lo stesso sogno, quarantacin­que anni dopo, è il regalo più incredi­bile che il tifoso Massimo potesse fare ai suoi tifosi.