Editoriali

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MORATTI IL DESTINO IN UN NOME

Più grande della grande Inter, di qualsiasi – anche grandissima ­squadra italiana. Nella storia del no­stro calcio c’è adesso il mito dell’Inter di Massimo Moratti, di Josè Mourinho, di Diego Milito, di un popolo che ha vissuto la gioia più incredibile che un tifoso possa semplicemente immagina­re. Nessuno aveva mai vinto Coppa Ita­lia, campionato e soprattutto Cham­pions League nella stessa stagione. Una corsa pazzesca, come canta l’inno nerazzurro; una nottata, quella di Ma­drid, che restituisce ad Abete anche la quarta squadra in Champions League. Chissà se – insieme ai complimenti – a Moratti è arrivato, per questo, anche un grazie.
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VAN GAAL, L’EX PROMESSA È DIVENTATA MAESTRO

MADRID – La signora si fa lasciare dal taxi da­vanti al Bernabeu, a po­chi metri dal Paseo de la Castellana. «Che suc­cede?» , chiede all’ami­ca. Un vero Marziano, l’unica che non sa cosa sta per accadere. Louis Van Gaal fissa la platea, rispondendo in varie lingue ma sempre con quel gracchiare tipico di coloro che sono nati in Olanda. «La parola chiave è una sola: concentrazione. Voi siete qui per parlare di noi ma questo ci trasmette una certa pressione. Ciononostante, dobbia­mo concentrarci, non sarà facile come per una partita con l’Han­nover, ma dobbiamo riuscirci».
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È L’ITALIA DEI DUBBI

Il taglio di Grosso, eroe emblema­tico di Berlino, è un segnale forte al gruppo. Ai senatori, soprattutto. Questa mossa a sorpresa conferma l’imbarazzo in cui Marcello Lippi si trova a meno di un mese dal debut­to mondiale. Un imbarazzo che ha ammesso candidamente, con una franchezza che gli va riconosciuta. Continua »

PIÙ MORATTI DI MOU

Il sogno dell’Inter si è concre­tizzato al gol di Milito, dopo che Vucinic e De Rossi aveva­no dato fortissimo il senso di un campionato sofferto, diffi­cile, con la Roma a inseguire, a spingere, come soltanto un’avversaria di rango poteva essere capace di fare. Al gol di Milito, sostituto naturale di Ibrahimovic, l’Inter però ha avuto la sensazione dolcissima che niente e nessuno avrebbe potuto più mettere in discus­sione quello scudetto. Perchè fino all’anno scorso esisteva una squadra sempre sul filo di una sbandata e dipendente dallo svedese; mentre adesso c’è semplicemente e più solen­nemente una squadra. Una grande squadra. Continua »

IN SUDAFRICA SERVE UN MAGO

Manca il colpo di genio, un colpo d’ala. Non si è inventato niente il nostro ct, tutto previsto, tutto scon­tato e non vuol dire che sia meglio così. Tra i 30 non c’è una sorpresa che apra alla speranza, che illumini una nazionale vecchiotta e grigia. Più che un ct ci vorrà un mago, in Sud Africa. Continua »

LAZIO, BASTA UMILIAZIONI

E così, la Lazio è salva. Bella impresa, sì. Salva alla penultima giornata e dopo mille sofferenze, nemmeno fosse la squadretta di una città di provincia. Da leccarsi i baffi per la soddisfazione. Una stagione nella quale un’umiliazione ha seguito l’altra, senza freni e limiti e non solo in campionato: gli schiaffi in faccia presi in Europa League (perfino dal Salisburgo), la grottesca conduzione del caso Pandev (volato all’Inter a costo zero), la ridicola gestione della vicenda Ledesma (poi reintegrato nel tentativo disperato di avere un centrocampista di qualità), la recente perdita del baby talento Faraoni (destinato anche lui all’Inter, pare). Una disfatta su tutta la linea. La disfatta di Lotito. Continua »

SE TUTTO SAN SIRO INVOCA MOURINHO

Campionato ancora aperto per lo scu­detto e la Champions League, men­tre si chiude il capitolo retrocessione, con l’Atalanta che saluta in compagnia di Livorno e Siena. L’Inter, come era fa­cilmente prevedibile, ha superato il Chievo, chiudendo largamente la prati­ca prima di sospirare – solo un attimo ­al gol del 4-3 di Pellissier. Troppo più forti i nerazzurri, che si sono potuti con­centrare sulla questione Mourinho, uffi­cialmente aperta dalle dichiarazioni dei dirigenti e dall’atteggiamento del pub­blico di San Siro. E’ evidente che in ca­sa nerazzurra si sia materializzato, for­te, il pericolo di veder andar via l’artefi­ce di questa stagione di altissimo profi­lo. In un mercato di allenatori che si an­nuncia elettrizzante, il Real si è eviden­temente fatto avanti con il portoghese: lo sa Moratti, lo sanno i suoi più stretti collaboratori, lo sanno i tifosi, che han­no chiesto al tecnico di non andarsene. Non c’è dubbio che Mourinho sia en­trato nel cuore del suo popolo, per quel­le frasi a effetto, che tendono a dividere il mondo tra chi vuole – secondo lui – il bene dell’Inter e chi trama per render­le invece la vita difficile. Una strategia studiata, che serve ogni volta per com­pattare l’ambiente, per far sentire i pro­tagonisti dentro a un progetto che non può prescindere dall’impegno massimo. Continua »

LA VITTORIA DI MOURINHO. TOTTI, COSÌ NO

L’Inter può davvero centrare il Grande Slam. Ha vinto la Coppa Italia intrappolando la Roma esatta­mente come temeva Ranieri. L’Inter l’ha messa sul piano fisico, dov’è net­tamente superiore, e la Roma ha pre­teso di seguirla su quel territorio. Po­co più di un mese fa la Roma aveva battuto l’Inter mettendola sul piano del gioco. Il bruttissimo fallo da espulsione di Totti su Balotelli è in­vece l’emblema di questa finale di Coppa Italia. Continua »

SE NON C’È PIÙ LA CONTEMPORANEITÀ

In un clima molto, ma molto, ami­chevole, l’Inter ha vinto in casa della Lazio, superando di slancio l’ultima possibile complicazione di una certa rilevanza nella corsa scu­detto. Hanno tutto il diritto di ap­plaudire o esporre striscioni ironici i tifosi, come hanno fatto quelli del­l’Olimpico, nel pieno rispetto delle «manifestazioni d’intento» sostenu­te apertamente per tutta la settimana. Molto più contraddittorio l’atteg­giamento della squadra, dei giocato­ri, che con fermezza avevano rifiuta­to l’idea di poter essere contagiati dal clima e dalla situazione e dun­que di poter disputare una partita al di sotto delle loro potenzialità.

La Lazio, chiaramente corrobo­rata anche dal pareggio del­l’Atalanta nel pomeriggio, ha te­nuto invece il motore al minimo dei giri, per di più con il freno a mano tirato nella ripresa, finen­do per essere colpita prima da Samuel e poi da Thiago Motta. È piena la storia del calcio di partite in cui sono o sono state le «motivazioni» a fare la diffe­renza e su questo non c’è dub­bio. Colpisce quando tutto que­sto succede in prima serata e il clima di una gara a suo modo importante si trasforma in qual­cosa di molto simile a un’esibi­zione di fine stagione. Anche per colpa della mancata con­temporaneità delle partite. Il derby a distanza con la Roma ­reduce dall’impegno più pres­sante di Parma – è dunque con­tinuato in questa terz’ultima di campionato, che ha fatto infu­riare Rosella Sensi, uscita pe­santemente allo scoperto già nella serata di ieri: un ambiente molto disponibile di cui al con­trario ha beneficiato l’Inter, che ha imboccato la discesa verso il tricolore.

Appassionante la lotta per la Champions League con Sam­pdoria e Palermo che avranno la possibilità di confrontarsi diret­tamente domenica prossima. Uno spareggio che decreterà la quarta squadra italiana che par­teciperà il prossimo anno alla Coppa più importante. La Samp ha avuto ragione del Livorno, mentre il Palermo ha decretato la matematica retrocessione del Siena. Sospinti da tremila tifosi, i siciliani hanno infilato un altro risultato importantissimo e si apprestano dunque a giocarsi le loro chances nel faccia a faccia con Cassano, uno dei grandi esclusi di Lippi dai 29 per l’ulti­mo stage in vista del Mondiale. Al raduno azzurro per la verità non ci sarà neppure Miccoli, un altro dei protagonisti assoluti del campionato.

È vero che in quel ruolo, come secondo attac­cante, il Ct ha già lo straordina­rio Di Natale di questa stagione, ma Miccoli meritava un pizzico di considerazione in più, la soddisfazione di sentirsi almeno ap­prezzato per tutto ciò che di no­tevole ha fatto e sta facendo con una continuità impressionante. Fuori dalla Champions sono invece matematicamente Napo­li e Juventus, che lotteranno in queste ultime due giornate per evitare il settimo posto, che vuol dire preliminari di Euro­league e impegni già program­mati per fine luglio. L’Europa League è comunque un momen­to di crescita per il Napoli, che nel corso della stagione aveva anche dato l’impressione di po­ter bruciare le tappe. L’Europa League è, deve essere, il primo risultato per una squadra a cui Mazzarri ha dato una fisionomia precisa e un grande equilibrio. Ora si tratta di rinforzare il gruppo, partendo da un attac­cante da 20 gol, uno di quelli ca­paci di risolvere le partite più complicate. Il Napoli di oggi re­gala infatti l’impressione di rac­cogliere meno di quanto produ­ce e meriterebbe.

Fuori dalla Champions, mate­maticamente, resta anche la Ju­ventus, che ieri è stata fermata dal Catania (complimenti per lo stupendo lavoro fatto con Miha­jlovic) e ha ricevuto segnali pre­cisi da Benitez. Toccherà a lui guidare il prossimo anno i bian­coneri. Si tratta di impostare un programma nuovo, evitando pe­rò di cadere nella tentazione di buttare tutto a mare. Nella Juve di oggi ci sono valori importan­ti che si sono però persi nel ma­rasma generale. Anche in que­sto caso sono abbastanza chiare le priorità a cui bisognerà mira­re sul mercato. Un difensore centrale, un play maker, una prima punta di altissimo profilo. atti i complimenti al Bari, re­sta da dire che sembra ormai tutto deciso in coda. Il pareggio di Bergamo lascia all’Atalanta pochissime speranze e conse­gna al Bologna una fortissima dose di ottimismo. C’è da onora­re la matematica, poi sarà fon­damentale guardare al futuro. A Bologna si aspettano ben altre soddisfazioni.