MORATTI IL DESTINO IN UN NOME
- Domenica 23 Maggio 2010
Più grande della grande Inter, di qualsiasi – anche grandissima squadra italiana. Nella storia del nostro calcio c’è adesso il mito dell’Inter di Massimo Moratti, di Josè Mourinho, di Diego Milito, di un popolo che ha vissuto la gioia più incredibile che un tifoso possa semplicemente immaginare. Nessuno aveva mai vinto Coppa Italia, campionato e soprattutto Champions League nella stessa stagione. Una corsa pazzesca, come canta l’inno nerazzurro; una nottata, quella di Madrid, che restituisce ad Abete anche la quarta squadra in Champions League. Chissà se – insieme ai complimenti – a Moratti è arrivato, per questo, anche un grazie.
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VAN GAAL, L’EX PROMESSA È DIVENTATA MAESTRO
- Sabato 22 Maggio 2010
MADRID – La signora si fa lasciare dal taxi davanti al Bernabeu, a pochi metri dal Paseo de la Castellana. «Che succede?» , chiede all’amica. Un vero Marziano, l’unica che non sa cosa sta per accadere. Louis Van Gaal fissa la platea, rispondendo in varie lingue ma sempre con quel gracchiare tipico di coloro che sono nati in Olanda. «La parola chiave è una sola: concentrazione. Voi siete qui per parlare di noi ma questo ci trasmette una certa pressione. Ciononostante, dobbiamo concentrarci, non sarà facile come per una partita con l’Hannover, ma dobbiamo riuscirci».
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È L’ITALIA DEI DUBBI
- Mercoledì 19 Maggio 2010
Il taglio di Grosso, eroe emblematico di Berlino, è un segnale forte al gruppo. Ai senatori, soprattutto. Questa mossa a sorpresa conferma l’imbarazzo in cui Marcello Lippi si trova a meno di un mese dal debutto mondiale. Un imbarazzo che ha ammesso candidamente, con una franchezza che gli va riconosciuta. Continua »
PIÙ MORATTI DI MOU
- Lunedì 17 Maggio 2010
Il sogno dell’Inter si è concretizzato al gol di Milito, dopo che Vucinic e De Rossi avevano dato fortissimo il senso di un campionato sofferto, difficile, con la Roma a inseguire, a spingere, come soltanto un’avversaria di rango poteva essere capace di fare. Al gol di Milito, sostituto naturale di Ibrahimovic, l’Inter però ha avuto la sensazione dolcissima che niente e nessuno avrebbe potuto più mettere in discussione quello scudetto. Perchè fino all’anno scorso esisteva una squadra sempre sul filo di una sbandata e dipendente dallo svedese; mentre adesso c’è semplicemente e più solennemente una squadra. Una grande squadra. Continua »
IN SUDAFRICA SERVE UN MAGO
- Mercoledì 12 Maggio 2010
Manca il colpo di genio, un colpo d’ala. Non si è inventato niente il nostro ct, tutto previsto, tutto scontato e non vuol dire che sia meglio così. Tra i 30 non c’è una sorpresa che apra alla speranza, che illumini una nazionale vecchiotta e grigia. Più che un ct ci vorrà un mago, in Sud Africa. Continua »
LAZIO, BASTA UMILIAZIONI
- Martedì 11 Maggio 2010
E così, la Lazio è salva. Bella impresa, sì. Salva alla penultima giornata e dopo mille sofferenze, nemmeno fosse la squadretta di una città di provincia. Da leccarsi i baffi per la soddisfazione. Una stagione nella quale un’umiliazione ha seguito l’altra, senza freni e limiti e non solo in campionato: gli schiaffi in faccia presi in Europa League (perfino dal Salisburgo), la grottesca conduzione del caso Pandev (volato all’Inter a costo zero), la ridicola gestione della vicenda Ledesma (poi reintegrato nel tentativo disperato di avere un centrocampista di qualità), la recente perdita del baby talento Faraoni (destinato anche lui all’Inter, pare). Una disfatta su tutta la linea. La disfatta di Lotito. Continua »
SE TUTTO SAN SIRO INVOCA MOURINHO
- Lunedì 10 Maggio 2010
Campionato ancora aperto per lo scudetto e la Champions League, mentre si chiude il capitolo retrocessione, con l’Atalanta che saluta in compagnia di Livorno e Siena. L’Inter, come era facilmente prevedibile, ha superato il Chievo, chiudendo largamente la pratica prima di sospirare – solo un attimo al gol del 4-3 di Pellissier. Troppo più forti i nerazzurri, che si sono potuti concentrare sulla questione Mourinho, ufficialmente aperta dalle dichiarazioni dei dirigenti e dall’atteggiamento del pubblico di San Siro. E’ evidente che in casa nerazzurra si sia materializzato, forte, il pericolo di veder andar via l’artefice di questa stagione di altissimo profilo. In un mercato di allenatori che si annuncia elettrizzante, il Real si è evidentemente fatto avanti con il portoghese: lo sa Moratti, lo sanno i suoi più stretti collaboratori, lo sanno i tifosi, che hanno chiesto al tecnico di non andarsene. Non c’è dubbio che Mourinho sia entrato nel cuore del suo popolo, per quelle frasi a effetto, che tendono a dividere il mondo tra chi vuole – secondo lui – il bene dell’Inter e chi trama per renderle invece la vita difficile. Una strategia studiata, che serve ogni volta per compattare l’ambiente, per far sentire i protagonisti dentro a un progetto che non può prescindere dall’impegno massimo. Continua »
LA VITTORIA DI MOURINHO. TOTTI, COSÌ NO
- Giovedì 6 Maggio 2010
L’Inter può davvero centrare il Grande Slam. Ha vinto la Coppa Italia intrappolando la Roma esattamente come temeva Ranieri. L’Inter l’ha messa sul piano fisico, dov’è nettamente superiore, e la Roma ha preteso di seguirla su quel territorio. Poco più di un mese fa la Roma aveva battuto l’Inter mettendola sul piano del gioco. Il bruttissimo fallo da espulsione di Totti su Balotelli è invece l’emblema di questa finale di Coppa Italia. Continua »
SE NON C’È PIÙ LA CONTEMPORANEITÀ
- Lunedì 3 Maggio 2010
In un clima molto, ma molto, amichevole, l’Inter ha vinto in casa della Lazio, superando di slancio l’ultima possibile complicazione di una certa rilevanza nella corsa scudetto. Hanno tutto il diritto di applaudire o esporre striscioni ironici i tifosi, come hanno fatto quelli dell’Olimpico, nel pieno rispetto delle «manifestazioni d’intento» sostenute apertamente per tutta la settimana. Molto più contraddittorio l’atteggiamento della squadra, dei giocatori, che con fermezza avevano rifiutato l’idea di poter essere contagiati dal clima e dalla situazione e dunque di poter disputare una partita al di sotto delle loro potenzialità.
La Lazio, chiaramente corroborata anche dal pareggio dell’Atalanta nel pomeriggio, ha tenuto invece il motore al minimo dei giri, per di più con il freno a mano tirato nella ripresa, finendo per essere colpita prima da Samuel e poi da Thiago Motta. È piena la storia del calcio di partite in cui sono o sono state le «motivazioni» a fare la differenza e su questo non c’è dubbio. Colpisce quando tutto questo succede in prima serata e il clima di una gara a suo modo importante si trasforma in qualcosa di molto simile a un’esibizione di fine stagione. Anche per colpa della mancata contemporaneità delle partite. Il derby a distanza con la Roma reduce dall’impegno più pressante di Parma – è dunque continuato in questa terz’ultima di campionato, che ha fatto infuriare Rosella Sensi, uscita pesantemente allo scoperto già nella serata di ieri: un ambiente molto disponibile di cui al contrario ha beneficiato l’Inter, che ha imboccato la discesa verso il tricolore.
Appassionante la lotta per la Champions League con Sampdoria e Palermo che avranno la possibilità di confrontarsi direttamente domenica prossima. Uno spareggio che decreterà la quarta squadra italiana che parteciperà il prossimo anno alla Coppa più importante. La Samp ha avuto ragione del Livorno, mentre il Palermo ha decretato la matematica retrocessione del Siena. Sospinti da tremila tifosi, i siciliani hanno infilato un altro risultato importantissimo e si apprestano dunque a giocarsi le loro chances nel faccia a faccia con Cassano, uno dei grandi esclusi di Lippi dai 29 per l’ultimo stage in vista del Mondiale. Al raduno azzurro per la verità non ci sarà neppure Miccoli, un altro dei protagonisti assoluti del campionato.
È vero che in quel ruolo, come secondo attaccante, il Ct ha già lo straordinario Di Natale di questa stagione, ma Miccoli meritava un pizzico di considerazione in più, la soddisfazione di sentirsi almeno apprezzato per tutto ciò che di notevole ha fatto e sta facendo con una continuità impressionante. Fuori dalla Champions sono invece matematicamente Napoli e Juventus, che lotteranno in queste ultime due giornate per evitare il settimo posto, che vuol dire preliminari di Euroleague e impegni già programmati per fine luglio. L’Europa League è comunque un momento di crescita per il Napoli, che nel corso della stagione aveva anche dato l’impressione di poter bruciare le tappe. L’Europa League è, deve essere, il primo risultato per una squadra a cui Mazzarri ha dato una fisionomia precisa e un grande equilibrio. Ora si tratta di rinforzare il gruppo, partendo da un attaccante da 20 gol, uno di quelli capaci di risolvere le partite più complicate. Il Napoli di oggi regala infatti l’impressione di raccogliere meno di quanto produce e meriterebbe.
Fuori dalla Champions, matematicamente, resta anche la Juventus, che ieri è stata fermata dal Catania (complimenti per lo stupendo lavoro fatto con Mihajlovic) e ha ricevuto segnali precisi da Benitez. Toccherà a lui guidare il prossimo anno i bianconeri. Si tratta di impostare un programma nuovo, evitando però di cadere nella tentazione di buttare tutto a mare. Nella Juve di oggi ci sono valori importanti che si sono però persi nel marasma generale. Anche in questo caso sono abbastanza chiare le priorità a cui bisognerà mirare sul mercato. Un difensore centrale, un play maker, una prima punta di altissimo profilo. atti i complimenti al Bari, resta da dire che sembra ormai tutto deciso in coda. Il pareggio di Bergamo lascia all’Atalanta pochissime speranze e consegna al Bologna una fortissima dose di ottimismo. C’è da onorare la matematica, poi sarà fondamentale guardare al futuro. A Bologna si aspettano ben altre soddisfazioni.