TROPPO FACILE CHIUDERE L’OLIMPICO
Chi voleva assistere dal vivo ad una sfida entusiasmante come quella tra Zarate e Lavezzi dovrà restare davanti alla televisione oppure scegliere un modo diverso di passare il sabato di Pasqua. Come era nell’aria da qualche giorno, infatti, il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha deciso di limitare l’ingresso per assistere a Lazio-Napoli ai soli abbonati biancocelesti. Più o meno ventisettemila, se decidessero di andare tutti: e questa era una partita che sulla carta valeva più di cinquantamila spettatori, se non ci fosse stata quest’ultima restrizione, perché i laziali – una volta intuito che lo spettro della retrocessione è davvero troppo vicino – avevano deciso di riempire lo stadio Olimpico. Ci erano già riusciti contro il Siena, dando alla squadra una spinta decisiva per vincere e per riprendere la strada giusta in campionato.
Un sostegno unico, determinante, quello dei tifosi biancocelesti, di cui la squadra dovrà fare a meno per la decisione del Prefetto, che ha definito Lazio-Napoli una gara a rischio. Già lo aveva fatto in largo anticipo il Casms (Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive), vietando la trasferta dei napoletani a Roma: d’altronde, all’andata, era accaduto l’esatto contrario, con i laziali costretti a rimanere a casa perché le due tifoserie non si amano. Ma questo ulteriore stop è stato deciso proprio quando la società biancoceleste si stava mobilitando per organizzare delle agevolazioni per i suoi tifosi: i segnali che sono arrivati dalle curve, secondo il Prefetto, sono stati inquietanti.
Ma quale problema ci sarebbe stato se agli abbonati fosse stato consentito di acquistare uno o due biglietti per amici, parenti o, comunque, residenti a Roma e simpatizzanti della Lazio? E allora a chi verrà vietato l’ingresso in Tevere o in Monte Mario? Alle famiglie con i bambini o agli stessi giovani che sabato pomeriggio, grazie alle feste, avrebbero voluto vedere una partita di calcio che si preannuncia molto spettacolare?
La realtà è che a tre anni dalla morte del commissario Raciti, a Catania, in una notte di follia, niente è cambiato per la Federazione, la Lega e soprattutto per il nostro Stato, che dopo aver imposto delle nuove regole continua a imporre le sue, cioè quelle vecchie e più facili: impedire ai tifosi di entrare allo stadio, così è tutto più semplice e si corrono anche meno rischi. È inutile che i club si siano impegnati a ristrutturare gli stadi, è inutile che abbiano montato i tornelli alle entrate ed è inutile che abbiano organizzato la vendita dei biglietti nominativi: per impedire l’ingresso di qualche pericoloso teppista l’unica strada per i Prefetti (oggi è toccato a quello di Roma) è quella di chiudere gli stadi. Troppo facile, sosteniamo, e troppo inquietante, perché significa che in Italia non esistono i mezzi o le misure giuste che consentano alla gente di andare allo stadio e che impediscano ai delinquenti di avvicinarsi.
La Lazio, sabato pomeriggio, pagherà un conto salatissimo non solo dal punto di vista economico, visto che l’incasso sarebbe stato superiore al milione di euro, ma soprattutto dal punto di vista sportivo: in piena lotta per non retrocedere, la squadra biancoceleste avrebbe bisogno anche della sua gente per affrontare una corazzata come il Napoli e invece del calore dei suoi tifosi dovrà fare a meno. Al Prefetto questo interesserà poco o niente, ma per quanto tempo ancora dovremo chiudere gli stadi senza trovare una soluzione per riempirli invece che svuotarli?
