ALL’ORIZZONTE C’E’ GIA’ IBRA
- Giovedì 1 Aprile 2010
Il rumore dei nemici si fa sempre più assordante, e l’Inter di Mourinho si stringe intorno a se stessa per andare all’assalto della pagina decisiva della stagione. Reduce dal ko con la Roma che ha riaperto il campionato, e mentre il Barcellona sembrava dare una mortificante lezione all’Arsenal, l’Inter s’è improvvisamente risvegliata. La sindrome da accerchiamento l’aveva paralizzata per tutto il primo tempo, ma i secondi 45 minuti vanno ricordati come tra i più intensi, irresistibili dell’intera storia nerazzurra. Certo, è arrivato un solo gol, ma le tante occasioni e le facce spaurite dei russi fanno prevedere che a Mosca l’Inter ce la farà.
Mentre gli uomini di Mourinho si scatenavano, quelli del Barcellona frenavano, a dimostrazione che a questo livello di Champions non ci sono squadre che possano spadroneggiare. Eravamo all’inizio del secondo tempo quando l’Inter si è prodotta in un’accelerazione di fuoco. Un po’ tutti – da Stankovic a Pandev a Eto’o – hanno sfiorato il gol, poi a sbloccare il risultato è stato il solito, micidiale Milito, l’uomo di tutte le stagioni e tutte le competizioni. Poi ci hanno provato inutilmente anche Sneijder, Cambiasso e ancora Stankovic. Il 2-0 – sacrosanto e meritatissimo – non è arrivato e, anzi, nel finale il Cska di Mosca ha partorito la sua unica palla-gol, ma Julio Cesar è stato attentissimo su Necid.
La superiorità dell’Inter è stata così schiacciante che difficilmente la situazione potrà essere ribaltata a Mosca. Magari non sarà una passeggiata, ma un gol dell’Inter chiuderà la pratica. Il Cska è sembrato bravo soprattutto a distruggere, chissà cosa riuscirà a combinare in casa, dove peraltro dovrà rinunciare a un paio dei suoi migliori giocatori (Krasic e Aldonin, diffidati, sono stati ammoniti ieri sera a San Siro).
È presto per pensare al Barcellona (o all’Arsenal, se ribaltasse ogni pronostico), ma il traguardo non è poi così lontano. D’ora in poi l’Inter non avrà mai modo di rifiatare, la stagione non concederà né pause né possibilità di distrarsi. Una partita ogni 3 giorni sino al 9 maggio, se i nerazzurri riusciranno a raggiungere anche la finale di Coppa Italia.
Sono questi i momenti in cui le squadre dimostrano di essere grandi: quando la pressione si fa enorme e ogni partita diventa una finale. Se il Barcellona di Ibrahimovic (ieri doppietta all’Arsenal, anche se poi gli inglesi sono riusciti nella doppia rimonta) comincia ad apparire sempre meno sfocato nel futuro dell’Inter, la Roma e il Milan sono presentissimi e visibilissimi. Le giornate decisive di campionato s’intersecano inesorabilmente con quelle di Champions. Sabato il Bologna, martedì il Cska a Mosca, poi doppia trasferta a Firenze (per campionato e Coppa Italia), la sfida alla Juve alla vigilia dell’agognata semifinale d’andata col Barcellona. Serviranno nervi e cuore saldi, e magari un po’ di buonsenso in più (come si può non risolvere il caso Balotelli?). Serviranno tutti nello sprint finale, Mourinho non potrà permettersi altre esclusioni eccellenti.
Sotto pressione per la Champions, saprà l’Inter rispondere anche alla sfida per lo scudetto che arriva soprattutto dalla Roma? Lo scopriremo sin da sabato, avendo una certezza: almeno in campionato tutto potrebbe compiersi nelle prossime 3 giornate. Già la sera del 18 aprile la classifica potrebbe avere un volto definitivo o quasi. C’è il derby di Roma: difficilmente chi sarà in testa quella sera poi si farà raggiungere. E saremo solo alla vigilia di Inter-Barcellona, l’evento più atteso.
