L’EPOPEA DEI MORATTI
- Giovedì 29 Aprile 2010
Ne son bastati dieci, per fermare il grande Barça. Dieci gladiatori, contro timidi e arroganti palleggiatori. Brava Inter, ti riprendi una finale di Champions dopo 38, lunghissimi, anni e regali anche al calcio italiano una bella emozione, uno scatto di reni che ci voleva. Un’impresa ancora più grande, se si pensa a quel rosso sventolato a Thiago Motta dopo nemmeno mezz’ora e che ha fatto temere un crollo di nervi prima che atletico. Ma l’Inter si è rivelata solidissima. Lo era da tempo e notoriamente sotto l’aspetto fisico e strutturale, ora ha dimostrato di esserlo soprattutto nella testa. Si è battuta con lucidità, con personalità, con freddezza, senza subire il Camp Nou o la leggenda, Continua »
E L’UNIFORMITA’ DI GIUDIZIO?
- Lunedì 26 Aprile 2010
L’Inter si è ripresa il primo posto a tre giornate dalla fine, grazie alla vittoria della Sampdoria in casa della Roma, che ha scatenato la protesta di Rosella Sensi per due rigori negati sull’1-0. Fortissima la delusione per i giallorossi, che hanno disputato uno straordinario primo tempo, segnando con Totti, prima di subìre la rimonta blucerchiata. Si è interrotta così, nel più amaro dei modi, la lunga striscia positiva in campionato di Ranieri, che nel finale ha tentato il tutto per tutto, mettendo insieme quattro attaccanti e Taddei sulla linea dei terzini al posto di Cassetti. Non c’è stato nulla da fare, dopo il primo gol di Pazzini, anzi la squadra ha inevitabilmente finito per sbilanciarsi, Continua »
Il coraggio di Ranieri
- Lunedì 19 Aprile 2010
La Roma si è ripresa il primo posto, vincendo il più incredibile, romanzesco, derby che qualcuno potesse immaginare. A quattro giornate dalla fine, i giallorossi hanno effettuato il controsorpasso all’Inter, con una prova di coraggio che non ha precedenti. Il coraggio dei giocatori, ma anche e soprattutto il coraggio di Ranieri, autentico protagonista, che ha fatto ciò che nessuno poteva pensare: non lo avrebbero neppure pensato i suoi colleghi allenatori, non lo avrebbe neppure pensato qualsiasi tifoso. Poteva farlo, probabilmente, solo un tecnico romano: uno che della città ha assorbito gli umori e le emozioni, ma con la sua esperienza internazionale è riuscito a fare una scelta che sembrava – e ancora oggi, se ci pensi bene – sembra impossibile. Fuori Totti e De Rossi, un pizzico per scelta tattica, perché bisognava rinforzare le fasce, ma molto, molto di più per una scelta psicologica: i due, capitano e vicecapitano, romani prima ancora che campioni del mondo, faticavano a entrare mentalmente in partita e poi erano già ammoniti. Un errore, il più piccolo, avrebbe segnato definitivamente la partita.
La Roma è rientrata in campo, dopo un primo tempo in cui la Lazio aveva fatto molto meglio, come pervasa da una scossa elettrica.
Certo, sarebbe stata una gara diversa se la bella Lazio del primo tempo avesse timbrato il due a zero sul rigore parato da Julio Sergio. Su quel pallone è invece cominciata la riscossa giallorossa, che è passata dalla fantastica doppietta di Vucinic ma anche dal mostruoso lavoro di Toni e da quel modo di controllare il pallone di Menez – uno, due, tre tocchi di esterno, come sanno fare solo i grandi – che si è trasformato nella leva per aprire e sollevare la trequarti laziale. Reja, che aveva impostato benissimo la partita, si è trovato così nella necessità opposta. Dal possibile due a zero all’uno-due il passo è stato enorme: la Lazio comunque non ha mollato e grazie anche a un imprendibile Zarate, buttato nella mischia, è rimasta in partita fino all’ultimo tuffo. Era lì, anche in dieci contro undici per l’espulsione di Ledesma, a spingere, a provarci. Inaccettabile che un derby così emozionante, corretto in campo fino al novantesimo, abbia vissuto lo sgradevolissimo epilogo delle liti e dei contatti tra i protagonisti e si sia trasformato in una sorta di battaglia nelle vie intorno allo stadio.
Quell’attimo che ha segnato la partita, la parata di Julio Sergio sul rigore di Floccari, ha anche ridisegnato gli scenari complessivi del campionato delle due squadre. La Roma si è ripresa il primo posto, in una corsa che – tanto più dopo la sconfitta del Milan a Marassi – è diventata definitivamente a due. Gli esami per i giallorossi, che hanno eguagliato il record di 24 risultati utili consecutivi stabilito con Capello, non sono ancora finiti, a cominciare dalla prossima partita con la Samp. Ma, come dice giustamente Ranieri, è sempre meglio, molto meglio, essere arbitri del proprio destino.
La Lazio, passata dal possibile due a zero alla sconfitta finale, deve invece tornare pesantemente a concentrarsi su quella corsa alla salvezza che non si è ancora conclusa. Perché nel pomeriggio si è rifatta sotto l’Atalanta, capace di battere una Fiorentina che a questo punto è chiamata complessivamente, Prandelli compreso, a prendersi una rivincita nella prossima stagione. E perché si è avvicinato anche il Bologna che ha sfiorato l’impresa a Udine ed è stato raggiunto solo nel finale dal solito Di Natale. Di sicuro i rossoblù sono apparsi però nuovamente concentratissimi sul campionato dopo un periodo in cui forse hanno creduto di essere già salvi e quasi in vacanza. Appassionante, come la corsa scudetto e quella per la salvezza, anche la sfida per l’Europa. La Sampdoria ha conquistato il quarto posto che vale la Champions, ma il calendario per i blucerchiati è tutt’altro che agevole e la concorrenza non molla. Il Palermo con un’accelerazione finale ha agguantato il Cagliari, recuperando due gol; il Napoli ha piazzato il colpo a Bari con una strepitosa doppietta di Lavezzi. Si è fatta dura per la Juve che adesso ha sei punti di distacco dalla Samp e quattro da Delio Rossi. Ma le sorprese come gli scontri diretti non sono finiti: Palermo e Samp si affronteranno alla penultima, mentre nell’ultima giornata è in programma il confronto tra Samp e Napoli. E’ un campionato straordinariamente avvincente.
ORA LA PALLA TORNA A RANIERI
- Sabato 17 Aprile 2010
Il gol di Maicon è strepitoso: un concentrato di tecnica e potenza. Come se le qualità del brasiliano si fossero fuse in quell’attimo, in quel gesto: piedi e muscoli al servizio dell’Inter. Questa rete però, per quanto spettacolare, è più importante che bella, perché pesa tantissimo nella corsa verso lo scudetto. Se Roma e Inter, le duellanti, avevano ciascuna un ostacolo molto, molto alto da superare da qui alla fine del campionato – il derby e la Juventus – i nerazzurri hanno scavalcato il loro. Adesso, cioè domani, tocca alla Roma, sulla quale finisce tutta la pressione proprio alla vigilia della più sentita, sofferta e imperscrutabile sfida dell’anno, contro la Lazio.
SCUDETTO DEL 2006: E’ GIUSTO REVOCARLO
- Mercoledì 14 Aprile 2010
Calciopoli, così abbiamo battezzato lo scandalo sin dal primo giorno, è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione. E l’udienza di ieri a Napoli ha scandito una lunga giornata, tra indiscrezioni, nuove intercettazioni, prese di posizione e commenti durissimi. Settantacinque telefonate – è questa una pietra miliare del processo – sono state acquisite dal giudice, che affiderà la trascrizione al proprio perito. Nel frattempo, però, si è scatenata già la bagarre su alcuni colloqui tra Facchetti e Bergamo, in cui si parla di Collina, di Bertini, del delicato momento dell’Inter, di un enigmatico incontro con Moratti. Novità di cui è doveroso prendere atto, senza partecipare al muro contro muro che non deve inquinare un passaggio così importante di un processo che ha segnato la storia dello sport più popolare.
Continua »
IL SORPASSO DI RANIERI
- Lunedì 12 Aprile 2010
Era dal 10 febbraio del 2002, dunque da otto anni, che la Roma non era da sola in testa alla classifica nel girone di ritorno. Si è ripresa il primo posto dopo un inseguimento di 23 giornate, in cui ha recuperato un distacco di quattordici punti dall’Inter, cioè dalla squadra che – di contro – dopo il giro di boa non era seconda a nessuno da quattro anni. Fantastica la cavalcata dei giallorossi, che hanno sofferto e lottato per battere l’Atalanta, sospinti – così come era successo anche a Bari – dai loro tifosi. Questo per dire, e lo dimostrano anche i cinquemila che hanno accompagnato la Lazio nell’exploit di Bologna, che conta, eccome se conta, la gente.
Continua »
UN MARZIANO PER NEMICO
- Mercoledì 7 Aprile 2010
Prigioniera di un sogno dolcissimo. L’Inter conquista a Mosca la quinta vittoria consecutiva in Champions League e José Mourinho non si nasconde più: «Vogliamo la finale di Madrid. E vogliamo vincerla… ». Di mezzo c’è il Barcellona dell’ex Ibra e del marziano Messi, però stavolta il tecnico portoghese non cede alla presunzione e non vuole provocare: le sue parole, semplicemente, sono impastate di consapevolezza e orgoglio, lui sa cosa può dare questo gruppo e aspetta Guardiola senza un filo d’invidia.
La svolta, forse, si è davvero verificata a Kiev. Continua »
UN’INCERTEZZA ENTUSIASMANTE
- Domenica 4 Aprile 2010
Solo apparentemente tutto è rimasto come prima. Perché l’Inter continua a dimostrare di essere una grandissima squadra, ha ancora un punto di vantaggio e il pallino in mano. Ma delle tre di testa era l’unica a giocare in casa e, almeno sulla carta, poteva sperare che Roma e Milan le concedessero un metro. Invece no. Ranieri e Leonardo hanno superato due trasferte insidiose, Bari e Cagliari, rinviando il discorso alle prossime partite. Continua »
MOU STIA ZITTO O PARLI CHIARO
- Venerdì 2 Aprile 2010
Proprio all’indomani della vittoria sul Cska che proietta l’Inter verso le semifinali di Champions, e nel giorno tanto atteso (dall’Inter) delle scuse di Balotelli, Josè Mourinho ha deciso di interrompere il suo particolare silenzio stampa, quello che osserva solo sul campionato. Stavolta, però, ha scelto un linguaggio oscuro, dicendo (anzi scrivendo) frasi di facile interpretazione (ci sarebbe un disegno contro l’Inter) ma dal quale non emergono i nomi dei presunti colpevoli. Continua »
TROPPO FACILE CHIUDERE L’OLIMPICO
- Giovedì 1 Aprile 2010
Chi voleva assistere dal vivo ad una sfida entusiasmante come quella tra Zarate e Lavezzi dovrà restare davanti alla televisione oppure scegliere un modo diverso di passare il sabato di Pasqua. Come era nell’aria da qualche giorno, infatti, il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha deciso di limitare l’ingresso per assistere a Lazio-Napoli ai soli abbonati biancocelesti. Più o meno ventisettemila, se decidessero di andare tutti: e questa era una partita che sulla carta valeva più di cinquantamila spettatori, se non ci fosse stata quest’ultima restrizione, perché i laziali – una volta intuito che lo spettro della retrocessione è davvero troppo vicino – avevano deciso di riempire lo stadio Olimpico. Ci erano già riusciti contro il Siena, dando alla squadra una spinta decisiva per vincere e per riprendere la strada giusta in campionato.