Il Milan ha fallito la possibilità di effet­tuare il sorpasso, o meglio è stato fer­mato da un grande Napoli che ha con­quistato il primo punto a San Siro del­l’era De Laurentiis. Primo tempo quasi tutto azzurro, con Abbiati protagonista di almeno tre interventi decisivi. Ripre­sa tutta rossonera, con un Ronaldinho straordinario, che ha continuato a crea­re la superiorità numerica con i conti­nui dribbling sugli avversari.
Stavolta è stato De Sanctis a dire no, chiudendo un risultato comunque giu­sto. Al Milan resta il rimpianto di non essere riuscito a mettere la freccia, ma ancora di più resta il dispiacere di aver perso due pedine fondamentali come Nesta e Beckham per il rush finale. E di non essere ancora riu­scito a risolvere il rebus le­gato a Pato, costretto ancora una volta a fermarsi dopo aver sentito dolore. Impare­rà, con gli anni, a soffrire co­me ad esempio Pippo Inza­ghi, che ancora una volta sbalordisce per la sua capa­cità di farsi trovare pronto. Non c’è attaccante della sua generazione così ferocemen­te aggrappato ai suoi entu­siasmi, pronto a buttarsi in area senza la paura di trova­re sulla propria strada il tac­kle di un avversario o il pu­gno di un portiere per la re­spinta. Certo è che l’Inter può con soddisfazione acco­gliere il risultato di San Siro che lascia inalterato il van­taggio sui rossoneri.
Alla fine di questa giorna­ta di campionato resta dun­que l’allungo della Roma che guadagna due punti su en­trambe le contendenti. Non c’è dubbio che il campiona­to, il discorso scudetto, sia ufficialmente riaperto anche per Ranieri, che ha comun­que costruito il suo capola­voro, infilando una serie di risultati impressionanti. Continuano a non essere po­chi i quattro punti di svan­taggio sull’Inter e i tre sul Milan, ma – come dice sem­pre Ranieri – le prossime due partite chiariranno me­glio le posizioni prima dello sprint decisivo.
Sprint decisivo e affollato anche per il quarto posto, con il Napoli che ha conqui­stato un buon punto per ri­manere aggrappato al lungo treno delle inseguitrici. In sei, fino alla Fiorentina, cor­rono per il quarto posto che vale la Champions e un posto in Europa League.
In serata è andato in scena lo «spareggio» tra Sampdo­ria e Juve, che ha lanciato i blucerchiati alla pari con il Palermo e ha dato una nuova mazzata alla squadra di Zac­cheroni. La crisi dei bianco­neri è clamorosa: la rincorsa alla Champions non è com­promessa, ma è quasi imba­razzante l’incapacità della Juve di avere un rendimento accettabile. In otto giorni ci sono stati la pazzesca rimon­ta subita con il Siena, il tra­collo europeo di Londra e in­fine questa sconfitta (pesan­tissima per la classifica) contro la bella Samp di Del Neri. Il tempo per reagire è sempre più ristretto, è indi­spensabile una scossa imme­diata. Già, ma chi può darla? Intanto ci siamo goduti il ri­torno di Cassano: colpi d’oro e, con la complicità di Chi­menti, il gol decisivo.
Un gruppo di squadre, dal Cagliari forse al Bologna, può permettersi di guardare con distacco, o almeno con sufficiente serenità, al finale di campionato. Si tratta di onorare le partite che ver­ranno e in qualche caso di conquistare i punti necessa­ri per una salvezza abbastan­za vicina. Si lotta invece dal Catania in giù, con i siciliani che a Verona hanno compiu­to un altro piccolo, ma im­portante, passo avanti.
Il vero «strappo» è arriva­to dalla Lazio, che è andata a conquistare una vittoria pre­ziosissima a Cagliari. Non c’è dubbio, non c’è mai stato dubbio, che i biancocelesti abbiano qualità nettamente superiori alle concorrenti di­rette. La sua classifica è evi­dentemente figlia di una se­rie di errori che hanno con­dizionato la costruzione di una squadra e di un gruppo. Tutte e due le componenti, squadra e gruppo, si sono ri­trovate ieri pomeriggio. I giocatori, stimolati dall’as­sunzione di responsabilità arrivata in settimana, con tanto di ribellione nei con­fronti del motivatore, hanno vinto una partita fondamen­tale. Chissà che a tutto que­sto non abbia contribuito il diverso atteggiamento della società, che proprio in que­sta settimana ha fatto un passo indietro, pensando an­che a come strutturarsi per il futuro. Ora però la Lazio è chiamata a confermarsi, tan­to più che in settimana arri­va la sfida con una delle for­mazioni attualmente più brillanti, capace di conqui­stare dodici punti – tre vitto­rie e tre pareggi – nelle ulti­me sei gare. Si tratta del Sie­na del presidente Mezzaro­ma, che suggerisce una sfida quasi in famiglia per il presi­dente Lotito, la cui moglie è cugina del numero uno della società toscana. Non sarà pe­rò una festa fatta in casa, vi­sto che mercoledì c’è in palio una bella fetta di serie A. La Lazio si gioca le chances per uscire forse definitivamente dal tunnel, ma dall’altra par­te troverà una squadra che vuole invece riaprire clamo­rosamente la corsa. A cui si è iscritta anche l’Atalanta, con i tre gol che hanno fatto infuriare Cosmi.