Senza voler esagerare, la giorna­ta di oggi potrebbe essere sto­rica per le vicende recenti del no­stro campionato. E’ la quarta sta­gione consecutiva, infatti, che l’Inter nel girone di ritorno è sem­pre prima e sempre da sola: una squadra perennemente al coman­do, almeno quando conta starci. Così con Mancini, per due anni, e così con Mourinho, dodici mesi fa e adesso. Per ritrovare colori di­versi da quelli nerazzurri al verti­ce della classifica, dobbiamo pen­sare a un altro calcio: altri diri­genti, altri arbitri, un mondo dif­ferente insomma. Il mondo pre­Calciopoli.
Oggi al Milan capita l’occasione di scavalca­re l’Inter regina d’Ita­lia e della settimana europea. Lo svantaggio dei rossoneri è rimasto di due punti, perché Mourinho si è fermato anche a Palermo ( in campionato ha vinto una sola partita delle ultime sette), così Leo­nardo se batte il Napo­li fa scivolare i grandi rivali in una posizione alla quale non sono più abituati: quella di inse­guitori. Non sarà faci­le, però, piegare la banda Mazzarri. Anche la settimana scorsa il Milan ha faticato in ca­sa, avendo ragione del Chievo solo allo scade­re, e i campani hanno qualità indubbiamente superiori rispetto ai veneti. Sarà un test im­portante per i rossone­ri, forse fondamentale: mai l’Inter nelle ultime quattro stagioni è stata tanto in difficoltà, sa­pranno approfittarne gli avversari?

Chi vede giocare l’In­ter, non solo contro Cil Chelsea ma anche in campionato, non può definirla una squadra in crisi. Non ha cali fi­sici importanti, anche se Mourinho non è un profeta del turnover, e la manovra general­mente appare piutto­sto efficace, con gioca­te di qualità e quantità da parte dei campioni che hanno dominato il nostro calcio per tanti anni. Qualcosa che non va, però, deve in­dubbiamente esserci, perché i risultati non arrivano. Otto punti in sette partite non dan­no una media da scu­detto, semmai da sal­vezza. Che manchi la cattiveria di un tem­po? Che ormai, incon­sciamente, i nerazzur­ri siano concentrati più sulla Champions che sullo scudetto? Fatto sta che anche ie­ri, contro un bel Paler­mo, l’Inter s’è ferma­ta. E i siciliani hanno ribadito sul campo che le loro ambizioni sono assolutamente legitti­me: il quarto posto è un sogno, ma nient’af­fatto irrealizzabile. A maggior ragione se la Juventus non si sve­glia.

Non solo Milan, però. Adesso, infatti, è de­finitivamente rientrata nella corsa- scudetto la Roma, arrivata a quat­tro punti dall’Inter. Ri­spetto alle rivali, i gial­lorossi hanno minori margini di errore, per­ché continuano a esse­re lievemente staccati, ma hanno anche il ca­lendario migliore fra le tre candidate al titolo. Tra sei giorni, contro l’Inter, ci sarà la sfida della verità ( che i ne­razzurri disputeranno alla vigilia della partita con il Cska), poi Ranie­ri avrà solo incontri sulla carta abbordabili, con l’eccezione del der­by. Particolarmente si­gnificativa la vittoria di ieri, perché conqui­stata nonostante tante e pesanti assenze, con­tro un’Udinese che ha avuto la forza di rimon­tare l’uno- due iniziale dei giallorossi. Ma Vu­cinic, ormai consacra- to campione assoluto, ha preso per mano la squadra e l’ha trasci­nata fino a un successo decisivo. Altri segnali positivi: Toni c’è e se­gna sempre, Menez quando dà il massimo si sente. Poi, mercole­dì a Bologna, riappari­ranno quelli che ieri erano seduti in tribu­na: De Rossi, Pizarro, Taddei, Mexes, non ro­ba da niente. E, per l’incontro con l’Inter, forse ci sarà pure Tot­ti. In pratica mezza squadra nuova e fortis­sima per lo sprint deci­sivo.
Riflessione a margi­ne. Analizzando il cam­mino della Roma, com­presa qualche recente frenata, non si deve mai dimenticare do­v’era questa squadra quando il campionato era già nel vivo: poco sopra la zona retroces­sione. L’arrampicata di Ranieri è da ritenersi prodigiosa, comunque si concluda.

Un po’ più giù – ma non così tanto – con- Utinua a risalire la Fio­rentina, che ha saputo trasformare l’immeri­tata eliminazione dalla Champions League in energia positiva. Dopo la beffarda delusione europea, esisteva il ri­schio che i viola preci­pitassero: la botta psi­cologica incassata con­tro il Bayern è stata in­fatti enorme. Invece prima ha vinto a Napo­li, quindi ha travolto il Genoa, che ieri non ha mai nemmeno potuto mettere fuori la testa, tanto netta è stata la supremazia dei tosca­ni. Solo una squadra matura reagisce così agli schiaffi del calcio e alle voci sul futuro del suo condottiero ( perché Prandelli è sempre al centro del mercato allenatori). Adesso la Fiorentina torna a rivedere l’Eu­ropa, che è nuovamen­te vicina. Riconqui­starla subito sarebbe straordinario, anche se non dovesse essere la competizione più pre­stigiosa.