È IL SUCCESSO DI MOURINHO
L’Inter di Mourinho incomincia a scrivere qualche pagina di storia. Per carità, è solo nei quarti e il cammino è ancora lungo, però una vittoria come questa spalanca gli orizzonti e probabilmente segna una svolta in Europa. La sicurezza, la personalità con cui si è battuta, la qualità del calcio che ha fatto vedere, non solo legittimano una vittoria così pesante, ma sottolineano una crescita a livello internazionale che aspettavamo da tempo. Se l’Inter torna da Londra quasi ingigantita da questa prodezza, bisogna subito dire che il vero vincitore è Mourinho.
Ha deciso di giocarsi la qualificazione e forse la stagione scegliendo con coraggio e a sorpresa un’Inter a tre punte, più il delizioso e formidabile Sneijder. Tutti abbiamo pensato che fosse una mossa azzardata, troppo rischiosa, e invece Mourinho ha letto prima e meglio di tutti la partita, evitando ammucchiate difensive e barriere a centrocampo. Piazzando i due attaccanti esterni sugli out, ha bloccato in gran parte il motore del Chelsea. All’andata Ivanovic sulla fascia destra aveva fatto sfracelli, questa volta è sparito e sull’altro fianco nemmeno Zirkhov ha spinto come al solito, preoccupato più di fermare Pandev e Maicon, che di affondare. Il Chelsea non è mai decollato, solo qualche sprazzo nel finale del primo tempo, ma ha dato netta l’impressione di soffrire questa Inter sorprendente a tre punte. Naturalmente Mourinho ci è riuscito perché i suoi hanno dato l’anima, sono stati bravissimi nel portare il pressing sui centrocampisti di Ancelotti, non hanno mai lasciato un varco. I tre attaccanti hanno avvalorato la scelta di Mourinho con una partita straordinaria per sacrificio e continuità. Era la condizione perché quella scelta tattica avesse successo. Abbiamo temuto che un’Inter generosa , aggressiva, con due so- li mediani a centrocampo, potesse scoppiare da un momento all’altro. E invece è stata impeccabile, anzi col passare dei minuti è cresciuta, sino a completare il capolavoro con il gol di Eto’o in contropiede.
Il piano tattico di Mourinho si è rivelato a quel punto perfetto, ma senza un’interpretazione così corale da parte dei suoi, difficilmente avrebbe avuto esiti felici, decisivi. Il Chelsea ha giocato meglio a Milano, dove forse avrebbe meritato qualcosa in più: questa volta ha deluso. Ha attaccato in modo macchinoso, senza ritmo e senza profondità, solo Malouda con qualche lampo ha acceso una squadra per niente. È brillante. Mai visto Lampard, troppo nervoso e spigoloso Drogba, che resta comunque un grande, fumoso Anelka.
una vittoria che fa bene all’Inter e a tutto il calcio italiano. Non solo perché ci aggiusta un po’ questo benedetto ranking europeo che sta diventando un incubo, ma perché dopo aver subito negli ultimi anni sette eliminazioni di fila da parte dei club inglesi, finalmente una nostra va avanti e inverte la rotta. È una vittoria che dà ossigeno al calcio italiano: rischiava di rimanere di nuovo senza Champions dopo gli ottavi. Fa benone all’Inter, naturalmente, perché segna un momento di cambiamento, di maturità, dopo apparizioni incerte in Europa. L’Inter esce dallo Stamford Bridge con ben altra convinzione in se stessa, ha superato un grande esame ed ora non può più avere paura di niente.
Certo da sabato dovrà rituffarsi nel campionato, dove rispetto all’anno scorso ha 7 punti in meno e dove c’è il Milan che le sta ormai sul collo. Però vittorie come queste moltiplicano energie e autostima: dopo la rovinosa caduta di Catania, a Londra abbiamo ritrovato la vera Inter. Quella che finalmente potrà lottare non solo per lo scudetto, come ha fatto sinora, ma anche in Europa.
