NEL GIORNO IN CUI ROONEY…
- Mercoledì 31 Marzo 2010
Provate a pensarci almeno un attimo. Senza Ovrebo, e le sue pazzesche decisioni, ieri a Firenze – invece che a Monaco – si sarebbe vissuta una giornata fantastica. Al Franchi sarebbe stato di scena il Manchester di Rooney e di Ferguson, il questore Francesco Tagliente avrebbe predisposto il consueto ed efficiente piano di accoglienza per i tifosi ospiti, la gente avrebbe riempito lo stadio e in tribuna – come al solito – si sarebbero accomodati Diego e Andrea Della Valle. E in tanti, tantissimi accanto a loro: vip della prima e della ultimissima ora. Continua »
LEONARDO IN LOTTA MA…
- Lunedì 29 Marzo 2010
Il Milan fatica, sbuffa e alla fine, se una squadra può recriminare per il pareggio, questa è la Lazio, tanto più che il rigore dell’1-0 non c’era proprio. E allora la domanda è secca: ci sono anche i rossoneri nella lotta per lo scudetto con Inter e Roma, gli squadroni che ci hanno entusiasmato sabato in una sfida di rara bellezza?
La risposta è doppia. Ovviamente sì, c’è anche il Milan nella lotta per lo scudetto, perché tre lunghezze da recuperare sulla prima in classifica sono poche quando mancano sette giornate alla fine; perché le qualità tecniche ci sono; perché i nerazzurri hanno la Champions a fiaccarli. Ma, nello stesso tempo, la risposta alla stessa domanda può essere no: il Milan, questo Milan, non può sperare di competere con Inter e Roma. Per riuscirci deve ritrovarsi, quindi deve cambiare, anzi si deve trasformare. Nelle ultime cinque partite, tre delle quali giocate a San Siro, Leonardo ha vinto una sola volta, contro il Chievo a tempo scaduto, e ha convinto una sola volta, a Roma contro i giallorossi, ormai oltre venti giorni fa. La differenza con le concorrenti è, oggi, evidente, tant’è vero che in questa settimana, densa di tre impegni, la Roma ha preso nove punti, l’Inter quattro, il Milan appena due. Urge un’inversione di rotta. E nemmeno l’attenuante delle assenze consola Leonardo, perché molti dei suoi grandi infortunati (Nesta, Beckham, Pato) non torneranno comunque in tempo per dargli una mano. E poi – sempre per fare il paragone con le rivali – la Roma otto giorni fa con l’Udinese ha giocato senza Mexes, De Rossi, Pizarro, Taddei e Totti, eppure ha vinto.
Va comunque detto e sottolineato che il Milan ieri s’è anche trovato davanti una bella Lazio: organizzata, compatta, motivata. Una Lazio che, finalmente, si sta esprimendo al proprio livello, e così si sta allontanando sempre più dalla zona retrocessione. Ora i punti di vantaggio sulla terz’ultima sono cinque e, anche se il calendario non è facile, i biancocelesti stanno confermando ciò che sosteniamo da sempre: con un rendimento appena sufficiente, con un po’ di serenità attorno, senza ingerenze e caos, questa squadra non può rischiare la serie B. A San Siro i biancocelesti avrebbero potuto perfino vincere. Ce l’avrebbero fatta se ci avessero creduto un po’ di più alla fine e, soprattutto, se Tagliavento non avesse trasformato uno «sfondamento» di Flamini in un rigore per il Milan.
Alle spalle del Milan, e davanti alla Lazio, diventa sempre più intrigante la lotta per l’Europa. Perché al Palermo – lo splendido Palermo giovane di Rossi – hanno risposto il Napoli e la Juventus, mentre la Sampdoria ha perso mezzo colpo facendosi fermare da un Cagliari che mostra segnali di risveglio. Così ora al quinto posto, all’inseguimento dei siciliani, ci sono tre squadre a pari merito: un’altra volata bellissima, dalla quale non possono considerarsi escluse nemmeno le formazioni che stanno subito dietro, a cominciare dalla Fiorentina.
Il Napoli ha piegato il solito solido Catania di Mihajlovic grazie a un gol di Paolo Cannavaro, uno che probabilmente con un altro cognome godrebbe di maggiore considerazione, visto che si è portati a ritenerlo il peggiore dei Cannavaro, anziché uno dei migliori difensori italiani.
Il vero caso del giorno, però, s’è verificato a Torino, dov’è successo davvero di tutto e dove la contestazione dei tifosi juventini – uno sciopero civile e legittimo, del resto loro soffrono e pagano e hanno il diritto di manifestare dissenso – è stata accompagnata da un inqualificabile episodio: il colpo alle spalle rifilato a Zebina mentre saliva sul pullman. Il francese ha reagito con intelligenza, cioè non ha reagito, e ha commentato con sensibilità: «Sono un privilegiato, c’è gente che perde il lavoro e ha diritto di contestarci se deludiamo». Ha anche aggiunto che si arrabbia solo quando la protesta è razzista. E qui ha ragione non una, ma un milione di volte. Ieri gli ululati sono toccati anche a Seedorf e ci sono tornate in mente le considerazioni di chi, di fronte ai cori razzisti rivolti a Balotelli, sosteneva che quella gentaglia non ce l’aveva con Mario per il colore della pelle, ma perché lui aveva atteggiamenti sbagliati. Un modo per sviare le attenzioni: il problema invece esiste, è enorme e il calcio deve estirparlo dagli stadi.
Dicevamo della Juventus. Ha giocato male, però ha battuto l’Atalanta: vittoria fondamentale per attenuare (almeno attenuare) le polemiche. Ha segnato un grande gol Del Piero, che non tradisce mai, e l’ha messa dentro anche Felipe Melo, uno dei più contestati: che sia l’inizio della risalita? Non sarà facile far cambiare idea ai tifosi inferociti con lui, ma il brasiliano ha almeno cercato di compiere un passo verso la gente rivolgendo agli spalti un gesto di scuse dopo il gol decisivo. Intanto, un po’ di chilometri più a Sud, Pantaleo Corvino – direttore sportivo della Fiorentina assicurava che Prandelli non si sarebbe mosso da lì: in attesa che anche il tecnico dica finalmente ciò che pensa di fare in futuro, siamo certi che non saranno le parole dei dirigenti viola a frenare il progetto della Juventus legato all’allenatore dei toscani. Intanto, la Fiorentina di Prandelli riprende a correre: l’Europa è ancora lì.
UNO SPRINT MERAVIGLIOSO
- Domenica 28 Marzo 2010
Gli errori dei guardalinee e dell’arbitro stavolta non sono riusciti ad incidere sul risultato finale. La Roma ha battuto l’Inter, candidandosi definitivamente per lo scudetto, ma soprattutto si è dimostrata più forte di una direzione che, in particolare nel secondo tempo, ha lasciato sbalorditi. Se Mourinho può lamentarsi per un contatto al limite tra Burdisso e Milito, la Roma può mettere nel conto una collana di sviste da far paura: dal gol dell’1-1 in fuorigioco, al mancato rigore su Brighi con conseguente espulsione di Julio Cesar, fino a una serie di decisioni sul colore dei cartellini, compreso un «martello» indecente di Chivu su Toni. Lo sottolineeranno in pochi, perché succede sempre così quando vince la squadra più danneggiata, ma è questa la prima, grande, verità che ha detto l’Olimpico. E che avrebbe avuto ben altra eco se, dopo lo scempio di Morganti e dei suoi collaboratori, Milito non avesse timbrato il palo, firmando piuttosto il 2-2. Qualcuno, allora, ne avrebbe parlato.
Fa bene invece Ranieri a fingere di aver apprezzato: è così che si fa nel mondo del calcio, dove un pizzico di ipocrisia è indispensabile per non attirarsi eccessive antipatie. Il campionato non finisce qui: e bisogna saper stare al mondo. Tanto più che la Roma sa anche di aver battuto una grande Inter, che non ha smesso un minuto di crederci, mettendo nella partita tutte le sue qualità e la sua forza fisica. La Roma è passata una volta, ha subìto il ritorno dei nerazzurri e il gol di Milito, ma senza innervosirsi ha ripreso a cavalcare la gara, chiudendo il conto con Toni. E mettendo in campo negli ultimi dieci minuti anche il suo grande «acquisto»: Francesco Totti. L’arma in più per un finale che si annuncia elettrizzante. Con la corazzata Inter comunque in piena salute, e mezzo… punto in più dei giallorossi visto che in caso di arrivo alla pari adesso vincerebbe la Roma; con il Milan che ha stasera una partita durissima contro la Lazio, ma può legittimamente sperare di rientrare nel giro scudetto.
Sarà entusiasmante questo finale: straordinariamente bello come è stato il confronto tra Roma e Inter, straordinariamente bello come è stato l’abbraccio dei settantamila allo stadio. Ditelo a chi pensa che il pallone sia solo una questione di auditel. Non si è divertito in regia solo Pizarro – un leone – ma anche chi andava a pescare quello show sugli spalti. Il calcio è e rimarrà sempre questo.
È SEMPRE RANIERI L’ANTI-MOURINHO
- Giovedì 25 Marzo 2010
Se l’era giocata con l’Inter, con Mourinho, anche lo scorso anno, prima di essere ingenerosamente e incredibilmente licenziato dalla Juve. Claudio Ranieri, il grande protagonista di questo campionato, autore di una rincorsa eccezionale, si prepara adesso a sfidare i nerazzurri con una Roma in splendida salute. Perché se l’Inter ha mandato un messaggio chiaro al campionato, liquidando il Livorno con un formidabile Eto’o capace di chiudere il conto addirittura in rovesciata, i giallorossi hanno risposto con grinta, determinazione, vincendo autorevolmente su un campo durissimo come quello di Bologna. Alla faccia di chi lo considera un «catenacciaro» e di tutti quelli che non hanno capito la portata dell’impresa compiuta finora, Ranieri ha mandato subito un messaggio chiaro ai suoi giocatori, confermando il tridente con cui aveva battuto l’Udinese. Ma Ranieri ha fatto anche di più. In vantaggio per 1-0, con la prospettiva di poter rinforzare la cerniera di centrocampo, il tecnico romanista ha invece insistito nella sua formula. Continua »
ADESSO È DAVVERO UNA LOTTA A TRE
- Lunedì 22 Marzo 2010
Il Milan ha fallito la possibilità di effettuare il sorpasso, o meglio è stato fermato da un grande Napoli che ha conquistato il primo punto a San Siro dell’era De Laurentiis. Primo tempo quasi tutto azzurro, con Abbiati protagonista di almeno tre interventi decisivi. Ripresa tutta rossonera, con un Ronaldinho straordinario, che ha continuato a creare la superiorità numerica con i continui dribbling sugli avversari.
Stavolta è stato De Sanctis a dire no, chiudendo un risultato comunque giusto. Al Milan resta il rimpianto di non essere riuscito a mettere la freccia, ma ancora di più resta il dispiacere di aver perso due pedine fondamentali come Nesta e Beckham per il rush finale. Continua »
MOU, IN ITALIA QUALCOSA NON VA
- Domenica 21 Marzo 2010
Senza voler esagerare, la giornata di oggi potrebbe essere storica per le vicende recenti del nostro campionato. E’ la quarta stagione consecutiva, infatti, che l’Inter nel girone di ritorno è sempre prima e sempre da sola: una squadra perennemente al comando, almeno quando conta starci. Così con Mancini, per due anni, e così con Mourinho, dodici mesi fa e adesso. Per ritrovare colori diversi da quelli nerazzurri al vertice della classifica, dobbiamo pensare a un altro calcio: altri dirigenti, altri arbitri, un mondo differente insomma. Il mondo preCalciopoli. Continua »
È IL SUCCESSO DI MOURINHO
- Mercoledì 17 Marzo 2010
L’Inter di Mourinho incomincia a scrivere qualche pagina di storia. Per carità, è solo nei quarti e il cammino è ancora lungo, però una vittoria come questa spalanca gli orizzonti e probabilmente segna una svolta in Europa. La sicurezza, la personalità con cui si è battuta, la qualità del calcio che ha fatto vedere, non solo legittimano una vittoria così pesante, ma sottolineano una crescita a livello internazionale che aspettavamo da tempo. Se l’Inter torna da Londra quasi ingigantita da questa prodezza, bisogna subito dire che il vero vincitore è Mourinho.
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Quel fenomeno di Ronaldinho
- Lunedì 15 Marzo 2010
Un fantastico gol di Seedorf e un gigantesco Ronaldinho hanno trascinato il Milan a meno uno dall’Inter, riaprendo ufficialmente e definitivamente la corsa allo scudetto. Il Chievo ha resistito per un’ora e mezza, lamentandosi anche per un gol annullato a Yepes per un fuorigioco che non c’era, e quando tutto sembrava ormai finito – con i rossoneri addirittura in dieci per il dolorosissimo infortunio a Beckham – Seedorf ha trovato un diagonale su cui Sorrentino non ha potuto far nulla. E anche se il Chievo si è arreso all’ultimo tuffo, c’è da dire che il Milan fino a quel punto ci aveva provato in tutti i modi, fermato da un palo clamoroso su un gran tiro di Ronaldinho e da prodigiosi recuperi in area.
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UN’OCCASIONE IRRIPETIBILE
- Domenica 14 Marzo 2010
Il «rumore dei nemici», stavolta, è assordante. Attorno all’Inter, il cerchio si stringe. Ridimensionata da una striscia negativa impensabile – 7 punti in 6 partite: mai capitato, in carriera, a José Mourinho – la squadra nerazzurra può ritrovarsi il Milan addosso e la Roma a pochissimi passi. Già, perché l’incubo vissuto a Catania, trasforma in opportunità eccezionali gli impegni di Leonardo e Ranieri. I quali, omettendo scaramanzie e frasi fatte, escono allo scoperto e sussurrano la parolina scudetto.
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DOV’E’ FINITA LA VERA INTER?
- Sabato 13 Marzo 2010
La caccia è aperta. Se Milan e Roma ne hanno ancora, è arrivato il loro momento. Ufficiale: l’Inter non è più l’Inter. Lo sospettavamo da un pezzo. Il Catania l’ha buttata giù, con forza, dal piedistallo che si era costruita in questi mesi. Il Catania merita un capitolo a parte, ma l’Inter è ormai alle corde. Il cucchiaio beffardo di Mascara non ha messo in ginocchio solo Julio Cesar, ma tutta l’Inter, la capolista al completo. Non ci sono ombre su questo verdetto forte, chiaro, impietoso. Dopo aver subìto gioco e fisicità del Catania, l’Inter è andata in vantaggio con un contropiede perfetto, mirabile, scattato con Eto’o sul filo del fuorigioco. Sembrava la solita storia: la grande che subisce e che poi in un attimo si prende tutto. E invece il Catania, superato lo choc, è ripartito più furente di prima. L’Inter ha barcollato, poi è caduta, ha ceduto di schianto, alla fine si è fatta strapazzare come un cencio.
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