Editoriali

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HANNO VINTO I MIGLIORI

I niños sono finalmente cresciu­ti. Ci hanno messo un pochino, qualcosa come 44 anni, per torna­re a vincere, ma da ieri sera l’Eu­ropa ha dei degni campioni. La Spagna ha domato i furori agoni­stici dei tedeschi con un calcio si­curamente migliore, più virtuoso, meno avaro di talento. Qualità di cui, in verità, è sempre stata dota­ta, ma sinora vanificate dalla sua incapacità di ruggire nei momen­ti decisivi, da una fragilità carat­teriale e anche dalla mancanza di attaccanti all’altezza. Continua »

L’ASPETTA UN DURO LAVORO LA SQUADRA VA RINNOVATA

Sostenere che Donadoni paghi per un rigore sbagliato, è fuorviante e al limite della mistificazione. Se ne va perché la sua nazionale non ha giocato una partita decente, ne ha vinta solo una su quattro ed ha segnato solo tre gol su calcio da fermo. Se ne va perché dopo una buona qualificazione, i limiti di esperienza e di conoscenze del ct sono emersi nettamente nel momento più delicato, nel momento della verità. Ha sbagliato squadra nel debutto, da quel momento si è incartato sempre di più, ha continuato a cambiare formazione e moduli, dando l’impressione di essere in balia degli eventi, non di dominarli. Un’Italia senza identità, confusa, arruffona, che ci ha messo l’anima, ma non si è mai accesa, non ha mai preso il volo. Continua »

SETTIMANA DECISIVA PER IL CT DI BERLINO

VIENNA – Era nell’aria, nessuno, nemmeno Abete, si era fatto troppe illusioni. Era andata già bene nel fi­nale con la Romania, poi con la Francia, ma in realtà la nazionale non si è mai accesa, sin dall’inizio non ha dato l’impressione di andare incontro a grandi destini. Dunque, il cambio della guardia è già pronto e il percorso federale ampiamente tracciato. Abete vuole fare in fretta, non tanto perché entro dieci giorni deve dare una risposta a Donadoni per contratto, quanto perché vuole tirare su l’immagine della nazionale annunciando il ritorno di Lippi e prepa­rando un piano di rilancio, che guardi ovviamente ai prossimi mondiali. Continua »

MA NON È STATA SOLO SFORTUNA

In questi casi, e vedrete che molti lo faranno, è forte la tentazione di prendersela con la sfortu­na. In questi casi, a mio avviso, è giusto invece ri­conoscere subito che i rigori hanno comunque premiato i più forti. La Spagna, bisogna ammet­terlo, ci è stata superiore per centoventi minuti, ha fatto calcio e fatto gioco, con la naturalezza di chi ha costruito un progetto, puntando sulla fre­schezza, sulla gioventù, sulla qualità. L’Italia, e non è spiacevole dircelo, è stata, invece, la solita squadra alla ricerca disperata di se stessa, dei suoi equilibri, dei suoi sogni, delle sue fragili cer­tezze. Anzi, delle sue formidabili incertezze. Una squadra che ogni volta si è trasformata in corsa, nella speranza di accendersi, di trovare un colpo a sorpresa. E così come De Rossi, escluso nella prima partita, era stato il migliore in campo con­tro la Francia, così ieri Cassano – il più formidabi­le dei solisti – è stata l’unica nostra speranza di far barcollare i rivali.
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ALLARME DIFESA

VIENNA – Il nostro bunker si sta sgre­tolando. Era la difesa il pezzo forte di questa squadra, ora non solo prende troppi gol, ma è in totale emergenza. Barzagli non è una colonna come Can­navaro, in questo momento era finito in panchina, ma rimaneva una delle poche alternative di cui disponeva il ct per la difesa. Continua »

L’UMILTÀ DI DONADONI LA SPOCCHIA DI DOMENECH

Pochi credevano che l’Italia, do­po trent’anni, sarebbe riuscita a battere la Francia sul campo. Po­chi credevano che l’Olanda, senza nulla da guadagnare, avrebbe fer­mato la Romania. Tutto questo è successo, in una notte magica, che ha promosso gli azzurri ai quarti contro la Spagna. Da applausi a scena aperta la professionalità di Van Basten e dei suoi uomini, che hanno lanciato un messaggio di sportività all’intera Europa del calcio. Da applausi la grinta, il cuore, l’orgoglio degli azzurri: tut­to in una fotografia, l’urlo libera­torio di Buffon. Il campione che aveva chiesto scusa all’Italia dopo la prima partita, per poi guidare il riscatto sul campo.
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UNA SFIDA DOPPIA

ZURIGO – Le due grandi rivali del mondiale tedesco si ritrovano in una Zurigo invernale e tristissima per salvare la pelle, non per giocarsi un’altra finale. Le gerarchie del pal­lone, per fortuna, sono molto più flui­de e volubili rispetto a quelle inges­sate della politica e del potere: la Grecia campione è già andata a casa e stasera rischiano di seguirla Italia e Francia, cioè la prima e la seconda nel mondo. Se non entrambe, almeno una dovrà salutare gli Europei e noi speriamo tanto che tocchi ai nostri carissimi nemici di sempre.
Le speranze sono tenui, ma il cal­cio è capace di ribaltoni sontuosi e spettacolari. L’Italia deve giocare due partite in 90 minuti, contempo­raneamente, con il cuore e con la te­sta, con i muscoli e con i nervi a fior di pelle. Già se ne giocasse una, quel­la in campo, come si deve, sarebbe un risultato confortante e per certi versi sorprendente. Ma anche se bat­tesse la Francia, come si sa, dovrem­mo affidarci poi al buon cuore di Van Basten e degli orange, che sono in uno stato di grazia totale. Continua »

DONADONI LANCIA CASSANO CONTRO LA FRANCIA

E’ partito con Di Natale, ha sterza­to su Del Piero e ora pensa di salvarsi grazie a Cassano. Il percorso del nostro ct non è un esempio di coerenza e linearità, ma a questo punto conta solo battere i francesi, sperando che Van Basten faccia il Van Basten. Dunque, avanti con Cassano, se è lui che può spinger­ci affannosamente verso i quarti. Di una cosa bisogna dare atto a Donadoni: di averlo porta­to qui, quando tutti davano per scontato che il barese sarebbe rimasto a casa. Continua »

MA NEI GUAI CI SIAMO MESSI NOI

VIENNA – L’Italia si fida molto più di Van Basten che di Platini. Dall’altra se­ra si è aperta una sottile ma aspra po­lemica tra Abete e l’Uefa e conoscendo il carattere mite del presidente federa­le la cosa suscita quantomeno sorpre­sa. Ad Abete non sono andate giù di­verse cose e a quanto pare lo ha man­dato a dire a Platini, senza pensarci troppo. Non gli ha telefonato diretta­mente perché lo avrebbe messo in im­barazzo, alla vigilia di Italia-Francia, però il senso del messaggio è chiaro: l’Italia ne sta subendo troppe e ne va anche della credibilità del torneo. Continua »

I CAMPIONI SPARITI E LA MOVIOLA IN CAMPO

Com’è lontana quella finale mondiale di due anni fa. Italia e Francia sono quasi fuo­ri, strapazzate dal­l’Olanda e appese a un filo improbabile. L’Olanda già qualifica­ta, prima del girone, non dovrebbe perdere con la Romania. Ma con realismo, e senza scan­dalizzarci, viene da chiedersi perché do­vrebbe rischiare un’ammonizione o un infortunio per crearsi un fastidio. Sì, parados­salmente per crearsi un fastidio: perché l’Olan­da, andando avanti, po­trebbe ritrovare in se­mifinale la seconda di questo girone. E con tutto il rispetto per la Romania, ancora ades­so è probabilmente più rischioso trovarsi da­vanti Italia o Francia.
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