Editoriali

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CAMPIONATO APERTO MA A DUE CONDIZIONI

Chiuso o solo socchiuso? La Ro­ma non è riuscita a riaprirlo, ma davvero il campionato è già fi­nito? Moltissimi lo pensano più che legittimamente, Mancini per primo, ma in tutta sincerità, l’In­ter dell’altra sera non dà l’impres­sione di avere lo scudetto in pu­gno. E’ vero, il +9 sulla Roma au­torizza a supporlo, però in campo non si è vista una capolista in sa­lute: al contrario, una squadra sul­le ginocchia, con giocatori impor­tanti che non vanno nemmeno a spinta e un tecnico con le idee con­fuse. La Roma ha buttato via una grande occasione un po’ per sue colpe e un po’ per quelle di Roset­ti, che ha dato una mano all’Inter nei momenti decisivi. Un po’ an­che perchè Zanetti ha trovato il gol della vita, un gol che probabil­mente risulterà decisivo per lo scudetto interista. Se il vantaggio fosse sceso a -6, con un’Inter così squinternata, ne avremmo viste davvero delle belle.
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ABETE E GUSSONI OGGI CHE DIRETE?

Mancini ha praticamente annun­ciato lo scudetto, dopo lo spaven­to di San Siro e una partita rimessa in equilibrio da Rosetti e Zanetti. Già, perché l’argentino è stato bra­vo, allo scadere, a timbrare il gol più importante della sua carriera. Ma, e ne non se ne sentiva assolutamente il bisogno, anche stavolta è stato l’ar­bitro a lasciare una firma, indelebi­le, sulla partita. A scanso di equivo­ci: avevamo giudicato inesistente l’espulsione di Materazzi a Liverpo­ol. Con lo stesso metro, non possia­mo che considerare ridicola, grotte­sca, l’espulsione di Mexes per un fal­lo che solo Rosetti ha visto. Con Cre­spo che, palesemente, è saltato pri­ma di un intervento del romanista che non c’è stato.

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SE L’ARBITRO NON CADE NEL TRANELLO

Il derby di Torino – un derby scottan­te come mai – l’ha vinto Nicola Riz­zoli da Bologna, architetto di trenta­sei anni, arbitro internazionale da tre­dici mesi, considerato qualche tempo fa un talento, poi smarritosi un po’ per qualche gaffe anche clamorosa. Ieri, invece, le sue qualità sono riemerse tutte quante, e tutte quante nella par­tita più difficile. Non ha sbagliato qua – si nulla, certamente non ha commes­so errori marchiani come accaduto di recente a troppi suoi colleghi, e in de­finitiva ha dato una bella mano a Col­lina e Gussoni nel momento più com­plicato della loro turbolenta e delu­dente gestione. È stato bravissimo, in­somma. E ne siamo ovviamente felici.

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LA CRISI INFINITA DEGLI ARBITRI

Lo stiamo dicendo e scrivendo da due mesi. Qualcu­no, maliziosamente o ingenuamente, ha anche pensato a chissà quale disegno, a chissà quale inte­resse nel denunciare una situazione insostenibile. Ai critici della prima ora, a quelli che hanno fatto il no­stro stesso percorso, con prudenza e imbarazzi si so­no affiancati anche altri, per poi arrivare sabato se­ra a una sorta di unanimità. Anche i più restii, quel­li che bacchettavano e si dissociavano da questa cor­rente critica sempre più forte, adesso gridano, si agi­tano, e lavorano di gomito per salire sul carro. Di quelli che, molto semplicemente e soltanto osservan­do la realtà, sostengono da due mesi «l’inadeguatez­za della classe arbitrale» e il dubbio che ciò possa mettere in pericolo «la regolarità del campionato». Non sono solo frasi di nostri recenti articoli, ma passi che abbiamo estrapolato dalla lettera che la Ju­ve ha scritto a Figc e Aia, prendendo nettamente, giu­stamente e ufficialmente posizione.

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L’ULTIMO SCEMPIO DI UN’ANNATA NERA

Avremmo voluto raccontare quan­to sono grandi i vecchietti della Juventus, vecchietti come Del Piero e Nedved, avremmo voluto racconta­re di come batte il cuore bianconero quando il gioco si fa duro e le cose si mettono male e avremmo anche vo­luto raccontare questa straordinaria impresa della Reggina, una delle ul­time della classe che ha battuto la Signora con il coraggio di chi non si sente mai più debole dell’avversario. E invece siamo qui a ricostruire l’analisi di un’altra grande partita rovinata dagli arbitri di Collina. Non un giovane, come tante volte prima di questa, ma uno dei più esperti, an­che se ormai da anni nell’occhio del ciclone per i suoi errori: parliamo del signor Dondarini, anche lui re­duce dai processi di calciopoli.

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ROCCHI È COME UN GRANDE ACQUISTO

Tommaso Rocchi, 66 gol con la maglia biancoceleste tra coppe e campionato, ha sposato a vita la Lazio firmando un contratto milionario fino al 30 giugno del 2013. La notizia più attesa, è finalmente arrivata: era impensabile parlare di un progetto senza il giocatore più rappresen­tativo di questa squadra, in campo e fuo­ri, per rendimento, serietà e immagine.

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QUANTO CONTA SAPER SOFFRIRE

Soffre, il Milan. Scava trincee. Spazza, talvolta, come accadeva nel calcio antico, senza smarrire tuttavia l’ordine tattico. Esce indenne, comunque sia, dall’Emirates e allora diventa sterile di­squisire di estetica. Al di là degli inciam­pi recenti, l’Arsenal è squadra bella e di­rompente, dura da arginare se non pos­siedi qualità, se non attingi alla persona­lità, al carattere, alla grinta. Ancelotti l’aveva premesso, più della condizione conta l’esperienza, e non è un caso che simbolo della resistenza diventi Paolo Maldini, lesto a mordere pallone e av­versario, mai intimidito dal contrasto.

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IL CUORE DELLA ROMA

E nella notte più importante, la Roma rinac­que. Magari non bellissima com’è stata spesso, però straordinariamente forte di testa e di nervi: quello che serviva per questo even­to difficile e decisivo, quando il cuore conta quanto i piedi, quando non bastano i campioni ma servono anche gli uomini. Solo così si pote­va battere una squadra grande come il Real.
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CHAMPIONS, ECCO LE NOTTI PIÙ ATTESE

Con il campionato un po’ moscio il bi­sogno di Champions si è fatto senti­re. Prepariamoci allora a due notti for­ti e, possibilmente, da leoni. Si parte su­bito con Inter e Roma, le due regine, domani toccherà al Milan. Il nostro cal­cio a livello di Coppe e di nazionale non si sta facendo mancare niente. L’Inter si presenta all’Anfield Road con grandi speranze e nelle condizioni ideali. Ha già messo il coperchio sul campionato e non le resta che accettare la vera sfida di questa stagione: brava, bravissima e magari un po’ fortunata in casa nostra, ora dimostri quanto vale in Europa. E’ uscita precocemente per due anni di se­guito e se c’è una macchia da elimina­re, questa è in Champions.
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NAPOLI ATTENTO NON C’È DA SCHERZARE

Non è vero che il campionato è finito. Se l’Inter ha preso il volo, con gli undici punti di vantaggio, c’è ancora però tanto da fare, da lottare, da soffrire per tut­ti gli altri obiettivi. Senza contare che Del Piero ha fat­to sapere di non essere pronto a firmare per il secon­do posto e Spalletti ha comunque invitato la Roma a non mollare. Lo sa bene anche il presidente Moratti che, godendosi giustamente il successo con il Livorno e chiamando l’Inter a confermarsi in Champions Lea­gue, nell’intervista che ci ha rilasciato alla vigilia del Liverpool ha chiesto ai suoi di tener alta la guardia. Scudetto a parte, si profila comunque bellissima la corsa ai quattro posti che valgono l’Europa più impor­tante. Roma e Juve sono pronte ad ingaggiare la sfida per la seconda posizione, mentre la Fiorentina ha rispo­sto al tentativo di rimonta del Milan.
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