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Roma, gioiello di Pjanic. Napoli, è ora di cambiare

Il campionato poteva essere già concluso dopo quattro giornate, ma il gioiello di Pjanic lo ha riaperto a pochi minuti dal termine. La Juve passeggia contro il Cesena, la Roma si complica un po’ la vita concedendo un’illusione al Parma, ma poi spende il talento di cui dispone per rimettersi in corsa. Quattro vittorie consecutive per entrambe le capolista, 12 punti in classifica e si allarga il divario con le terze, da due a quattro punti in attesa di un’Udinese che potrebbe agganciare il podio ma dovrebbe battere una Lazio di cui non si fa altro che parlar bene.

Male, molto male il Napoli incapace di superare lo stallo in cui si trova. C’è bisogno di un intervento deciso che può spettare solo al presidente De Laurentiis. Ancora una volta la difesa sotto accusa con Koulibaly croce e delizia del reparto. La squadra è abulica e ha una tenuta psicologica bassissima. Fermarsi dopo il 2 a 0 contro il Palermo è stato l’errore madornale immediatamente pagato con la rimonta dei siciliani giunti sempre con troppa facilità in area napoletana. Con grande umiltà la squadra di Iachini ci ha sempre creduto punendo la superbia degli avversari. Qualcosa si è rotto nella formazione di Benitez. Non ci sembra che si possa continuare con proclami e spiegazioni puerili sui mali che l’affliggono. I giocatori appaiono demotivati e discontinui. Ieri, finalmente si è rivisto un po’ di Hamsik, ma non c’è coesione fra i reparti, né tanto meno il sacro fuoco che dovrebbe accompagnare ogni prestazione. Ciascuno si limita a svolgere un compitino insufficiente per la classifica e buono solo per fare riempire il taccuino del tecnico che sembra poco lucido e sempre meno maestro. Il Napoli avrebbe bisogno di una scossa in panchina, di un tecnico che sappia dare nuove motivazioni ora che la stagione è ancora agli inizi. Al contrario si rischia di andare avanti con alti e bassi che non risolverebbero la situazione.

Si compie il sorpasso fra le due milanesi. Il Milan fermato nell’anticipo a Empoli si vede superare da un’Inter vincente sull’Atalanta ma sempre in cerca di una quadratura nel gioco. I nerazzurri sono più avanti dei rossoneri ma ancora non sono squadra. La formazione di Inzaghi vive di lampi e del carattere del suo allenatore. Ipotizzare quale delle due potrà far meglio sarebbe avventuroso adesso. Però a Milano si è riaccesa la luce.

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Benitez, ci risiamo. Roma, che sogno

L’ultima speranza per il Napoli, alla fine, poteva arrivare solo da uno dei tanti svarioni che hanno costellato la partita (e in parte la carriera) di Molinaro. Niente da fare, nonostante i generosi tentativi del rivale nessuno ha saputo approfittarne. Il Napoli riesce nell’impresa di rilanciare un Parma contro il quale hanno, di recente, vinto in sequenza Juve, Lazio e Roma, ma ciò che più dovrebbe bruciare a Benitez è il confronto con Donadoni, un allenatore che venne vaporizzato dall’avvento di Mazzarri la volta in cui la società di de Laurentiis ebbe la saggia intuizione di cambiare guida tecnica. Da allora il Napoli cominciò una poderosa e storica cavalcata che rese veramente imbarazzante il confronto fra il prima (con Donadoni) e il dopo (con Mazzarri) proseguita negli anni e giunta ora a un parziale, anche se doveroso, momento di riflessione perché una squadra che vince con grande sicurezza contro la Juve non può perdere con simile sciatteria contro il Parma. Con tutto il rispetto per entrambe le squadre, ma c’è un abisso inspiegabile fra le due sfide, tale da rendere ingiustificabile la disparità delle prestazioni. Detto questo ed entrando ulteriormente nel merito della gara, al Napoli è stato negato un evidente rigore su Zapata grazie alla ennesima scadentissima prova dell’ineffabile arbitro Bergonzi. Da chiarire la sostituzione di Higuain che apre un piccolo fronte di polemiche. Polemiche che non mancheranno dopo il plateale litigio fra de Laurentiis e un tifoso del Napoli. Prosegue invece la marcia sontuosa della Roma che ha definitivamente messo al sicuro la seconda posizione e si lancia con audacia e un meno 5 dalla capolista, sia pur momentaneo e in attesa del confronto fra Juve e Livorno. Strepitosa la prova di Destro autore di una tripletta ma anche di un gesto che, se valutato opportunamente dall’arbitro, avrebbe decretato l’espulsione del giocatore.

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Crescita Napoli, calo Juve e la Roma spera

Il Napoli ha disputato la partita perfetta contro la Juve. Come era già capitato contro l’Arsenal e il Borussia Dortmund. E’ una meraviglia per gli occhi la squadra costruita da Benitez ed è piacevole vederla crescere nonostante qualche sbandata che l’ha affossata a 17 punti dalla capolista e l’ha eliminata dalla Europa League. Però fermarsi a certi rimpianti sarebbe sbagliato perché il Napoli quando è così concentrato esprime un gioco bellissimo tale da annichilire Conte e i suoi giocatori che veramente sono rimasti frastornati dai ritmi iniziali e poi dalla tattica attendista ma efficace attuata dal Napoli nella seconda parte di gara. Una vera lezione di strategia che ha evidenziato alcuni limiti di tenuta fisica della formazione bianconera. Pensare che il Napoli abbia riaperto il campionato sarebbe però azzardato, ma la Roma che insegue ha almeno due cartucce in canna. La prima è il recupero col Parma, la seconda è la sfida con la Juve in casa alla penultima. I punti di distacco sono al momento undici: tantissimi. E la Roma dovrebbe sperare in un autentico crollo della Juve finora protagonista di un campionato a ritmo di record. Resta però una flebile speranza per immaginare ancora una corsa scudetto interessante per qualche giornata. Senza trascurare la lotta per il secondo posto sulla quale in Napoli non ha ancora perso tutte le speranze.

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Conte, Garcia, Benitez: ancora tanto in gioco

Fra le squadre sul podio l’unico a trarre vantaggio nell’ultima giornata è stato il Napoli. I tre punti conquistati sul Milan valgono per la classifica visti i pareggi di Juve e Roma, ma non traggano in inganno per altre considerazioni in ragione della pochezza dell’avversario. In questo momento il Milan è forse la formazione più disorganizzata e scombinata della serie A. Con una doppietta Higuain (12 gol) compie un balzo deciso verso la vetta della classifica marcatori a dimostrazione che è in possesso delle qualità per potersi emancipare dal ripetitivo confronto con Cavani. Si sveglia anche Inler – e questa è una notizia – ma lo svizzero ha ancora molto da farsi perdonare. Continuando così forse riuscirà a farsi apprezzare. Il derby di Roma è predominio giallorosso soprattutto nel secondo tempo. Alla fine il pareggio non fa male a nessuno mentre da Verona si leva la rabbia di Conte verso i suoi giocatori. Avesse vinto la Roma e ipotizzando un recupero vittorioso anche contro il Parma, i giallorossi sarebbero stati ipoteticamente a meno quattro dalla capolista e con la sfida contro la Juve da giocare in casa alla penultima. Forse a tutto ciò deve aver pensato anche Conte. In ogni caso il campionato è ancora lungo e se resta aperto il discorso scudetto figurarsi quello per le altre posizioni. Il Napoli mette nel mirino la Roma su due fronti: campionato e coppa Italia. Non c’è tempo di respirare. Mercoledì è un altro dentro o fuori per le ambizioni di Benitez. Sull’altra panchina, Garcia ha già mostrato di cosa è capace e certamente non mollerà di un millimetro. Anzi.

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Benitez, così si perde la faccia

Si può anche attendere prima di giudicare però ciò che si compie durante il cammino poi deflagra se vengono falliti tutti i traguardi. Il pensiero è rivolto al Napoli di Benitez. Perdere la partita (e un po’ la faccia) contro l’Atalanta (complimenti al bravo Colantuono) non è ammissibile per una squadra ambiziosa ma ci può persino stare visto che il campionato non è più un obiettivo. Si può arrivare al paradosso di comprendere una sconfitta pesante ma sul piatto della bilancia ci deve essere altro. Ad esempio la coppa Italia. Benitez ha deciso di puntare su questo trofeo escludendo Higuain e Hamsik dalla formazione titolare contro i bergamaschi in campionato? Benissimo se poi l’effetto si riverbererà davvero sull’altra competizione. Bisognerà avere la pazienza di aspettare. Nel frattempo qualche ragionamento si può fare. Ad esempio sull’inadeguatezza del centrocampo del Napoli con il disastroso Inler e lo sconcertante Dzemaili autori di interventi determinanti ai fini del punteggio. Per non parlare di Fernandez. Certo si tratta di una serie di errori incredibili, come sostiene lo stesso allenatore, ma l’analisi ci appare insufficiente e superficiale. Certi svarioni non sono casuali perché scaturiscono essenzialmente dalla testa dei giocatori. Se questa formazione non viene investita di responsabilità dallo stesso Benitez che rivolge palesemente le sue attenzioni ad altro, come è possibile pretendere concentrazione e grinta? La si potrebbe esigere se il Napoli fosse stato costruito con l’animo guerriero che obbliga a giocare ogni partita alla morte. Ma non era questa l’impostazione come è stato chiaro sin dall’inizio della stagione quando tutti avevano applaudito all’apparente maturazione del Napoli che rispetto all’era Mazzarri non aveva bisogno di dare il 110 per cento per ottenere le vittorie. Però dalla capacità di gestire le partite si è passati ad autentici vuoti di memoria. Una metamorfosi clamorosa che ha determinato sbandate inaccettabili come l’ultima contro l’Atalanta. C’è il rischio di perdere completamente la bussola e di passare dal progetto al flop. Di sicuro non erano queste le premesse: si era parlato di ciclo vincente e duraturo, di salto di qualita’ internazionale. Restano coppa Italia ed Europa League per capire se sara’ opportuno tornare con i piedi per terra.

Incredibile invece il cambiamento della Lazio grazie alle cure di Reja. Allenatore coraggioso che non ha timori a dire ciò che pensa. Soprattutto riguardo la delusione per un mercato che ha visto sfumare i desideri dell’allenatore davanti ai “no” di giocatori che rifiutavano il passaggio alla Lazio. Si possono anche incassare tanti soldi (circa 20 milioni) dalla discutibile cessione di Hernanes, ma diventa un problema non riuscire a spenderli se nessuno vuol venire. E su questo punto è necessario riflettere. Fare cassa anche abbassando il monte ingaggi significa assegnare un profilo ben chiaro alla squadra che evidentemente dovrà rivedere strada facendo i propri obiettivi affidandosi anche e soprattutto alla bravura dell’allenatore e alle motivazioni che saprà dare.

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Tutti in fila dietro Garcia

L’unico che cresce fra gli allenatori delle squadre di testa è Rudi Garcia che ha riaperto la lotta scudetto. La Roma è a meno sei dalla Juventus e ciò che sembrava sicuro ieri torna in gioco oggi così come tutto potrebbe ulteriormente cambiare nel prossimo turno. Garcia sta marcando il territorio. E’ certamente l’allenatore rivelazione della stagione. Dietro di lui, per trovare novità di rilievo, si deve riscoprire una vecchia conoscenza come Giampiero Ventura. Il Toro è una squadra che migliora continuamente mentre il Verona tende a sgonfiarsi e la Fiorentina, per quanto piacevole, frizzante e interessante non riesce a fare un ulteriore salto di qualità ma sarebbe anche ingiusto pretendere tanto con i gravi infortuni che hanno decimato la qualità della rosa. Il campionato torna interessante al vertice e nella lotta Champions. La Juve perde il passo grazie a una Lazio rinata in mano a Reja, mentre il Napoli non riesce a battere in casa il Chievo. Conte è un mago in panchina e come i grandi allenatori da Mourinho a Capello a Lippi, punta molto sull’antipatia di cui non fa mistero per togliere i riflettori dalla squadra soprattutto nei momenti delicati. Benitez non è antipatico, sembra un guru del calcio, probabilmente lo è, ma deve dare più personalità alla sua squadra. Se tre pali e clamorose occasioni gol diventano alibi per giustificare il pari col Chievo c’è qualcosa che non funziona. Per la prima volta Mazzarri ha sbagliato i suoi calcoli: l’Inter sta diventando una trappola che potrebbe stritolarlo. Forse non lo merita, ma ci ha messo tanto per sceglierla, troppo. E ora potrebbe pagare conseguenze inaspettate. Seedorf va atteso, ma questo Milan è davvero poca cosa. Contro il Cagliari ha fatto un mezzo miracolo. Non può proseguire con tanta precarietà di organico. In questo panorama un francese al debutto in Italia può risvegliare forti emozioni. Sta già facendo moltissimo con la sua Roma  e anche l’Europa si è accorta di lui.

 

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Benitez, manca la cattiveria!

Benitez gode di un credito talmente ampio da avere la fiducia di continuare a costruire pur vedendo sfumare i traguardi strada facendo. Ovviamente non all’infinito. Il Napoli è uscito dalla Champions con onore e dalla lotta scudetto (Juve a 12 punti) con disonore (il pareggio col Bologna l’ultimo esempio). Restano la coppa Italia e l’Europa League oltre a una fondamentale qualificazione in Champions. Proprio quest’ultimo obiettivo fa ricadere i suoi effetti anche sul mercato di gennaio. Il terzo posto significherebbe preliminari, ma con tanti nazionali impegnati per il mondiale e conseguente preparazione ritardata sarà indispensabile, nel frattempo, dotarsi di una formazione valida da mettere in campo in date impossibili. Si vedrà. Il Napoli ha tanta qualità e probabilmente ne aggiungerà altra, ma non basta. La partita contro il Bologna ne è l’esempio. Se alla qualità non si unisce cattiveria anche un avversario ridotto in dieci può fare male. A Benitez non manca l’onestà di riconoscere certi limiti della sua squadra come ammesso a fine partita. Bene, faccia sentire la sua voce nello spogliatoio su due argomenti: l’approccio alla gara e la volontà di chiudere la partita senza lasciare spazi di recupero agli avversari. Altrimenti può capitare anche di far credere a giocatori come Bianchi di essere rinati grazie a una doppietta nata invece da sciagurate interpretazioni difensive. La Juve rischia contro la Samp anche se poi la vittoria è larga. Trema ancora la traversa del possibile 3 a 3 colpita da Gabbiadini. Conte ha riconosciuto qualche limite della squadra sui calci piazzati e ha promesso lezioni di approfondimento. Poca cosa per pensare a un difetto serio della capolista che infila il dodicesimo successo consecutivo. Più tranquilla la Roma che supera il Livorno come fosse un allenamento. Alla vittoria si unisce anche la buona notizia di mercato che vede l’arrivo di Bastos (dopo quello di Nainggolan). Un esterno sinistro di difesa (ma anche di attacco) voluto da Garcia e soffiato sul filo di lana al Napoli che dopo Jorginho insegue ancora un esterno sinistro e un centrale. Il potenziamento delle inseguitrici non passa inosservato in casa Juve ed sottolineato dallo stesso Conte. Per ora le differenze sono ancora ampie, ma si lavora in prospettiva per questo motivo  l’allenatore della Juve segue con attenzione il mercato delle rivali.

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Ci vorrebbero tre scudetti

Come sempre i numeri spiegano poco nel calcio, ma fanno effetto. Solo la Liga con Atletico, Barcellona e Real può essere paragonata al nostro campionato per il passo tenuto dalle prime tre in classifica. Un cammino prodigioso stampato per due ragioni: il crollo delle milanesi e una crescita qualitativa delle squadre di vertice. La Juve viaggia a più otto punti rispetto alla scorsa stagione, la Roma addirittura a più dodici e il Napoli partito con due punti di penalizzazione nel precedente campionato si trova comunque a più tre. Insomma Conte meglio di… Conte, Garcia schiaccia Zeman mentre Benitez surclassa Mazzarri. La fine del girone d’andata delimita il perimetro attorno alle prime della classe. Tutte con un passo da scudetto. Ovviamente stratosferico quello della Juve, ma anche Roma e Napoli, con i punti che si ritrovano, sarebbero state tranquillamente in testa in altre stagioni. La Roma si è subito ripresa dal ko con la Juve offrendo una dimostrazione di gioco e di convinzione contro il Genoa. Con De Rossi in tribuna, ottimo l’inserimento di Nainggolan. Spettacolare il gol di Florenzi. Napoli super a Verona con Mertens sempre più giocatore chiave in assenza di Hamsik. Bene anche Insigne che si sblocca sulla strada del gol. La Juve si prende la vittoria (diventata poi schiacciante) negli ultimi venti minuti anche grazie alle papere di Adan inspiegabilmente in campo al posto di un Avramov fermato in panchina da un misterioso infortunio domestico. Ancora una volta è Llorente a fare la differenza, giocatore forse sottovalutato al suo arrivo in Italia. Infine come non sottolineare l’impresa del giovane Berardi autore della prima quaterna di un giocatore contro il Milan. Un dato storico che accompagnerà per sempre la vittoria del Sassuolo.

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Napoli, così non va!

Brutta sconfitta per il Napoli che continuando a guardarsi allo specchio ha smarrito la strada del successo e si è incamminato addirittura su quella della sconfitta. Per giunta in casa (mai successo in campionato nel 2013) e contro un avversario bravo ma non irresistibile. Benitez sembrava aver trovato la formula magica che consentiva alla squadra di gestire ogni partita con mentalità internazionale (tanto cara a De Laurentiis) pur senza ricorrere al furore agonistico (tanto caro a Mazzarri), ma col passare dei turni è proprio la mancanza di carattere a risultare la lacuna più penalizzante. Purtroppo senza grinta, senza concentrazione e senza il giusto approccio rabbioso non si va da nessuna parte. La ripetitività della manovra si arena sul muro avversario se privata del nerbo necessario. Il gioco è scontato con il solo Insigne delegato al colpo di genio, ma troppo defilato sulla fascia. Callejon si è fermato, Higuain non scatta come prima, Inler è inguardabile e Pandev andrebbe sostituito dopo cinque minuti in serate del genere. A questo va aggiunto il giallo dell’infortunio ad Hamsik che allunga un’ombra sulla sfida col Borussia. Insomma un disastro. Su cui riflettere perché ora sarà necessario puntare tanto sul superamento del turno in Champions. Un obiettivo che da solo potrebbe rivitalizzare una stagione andata spegnendosi col tempo. L’Inter di Mazzarri è lì come un monito del recente passato.

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Conte, l’antipatia aiuta. Benitez rifletta

La simpatia non è una dote di Antonio Conte che conosce benissimo il metodo per non scatenarla. Dire a Benitez prima della partita che se non vince lo scudetto non ha fatto niente, quanto meno non è elegante. Solo perché lo spagnolo si era permesso di considerarlo favorito, che eresia! Così come ribellarsi su Sky a una normale domanda relativa al fuorigioco per gettarla sulla solita retorica vittimistica. Un atteggiamento che si ripete per non risultare studiato. La Juve continua per la sua strada con tutto il bagaglio che appartiene alla sua storia e proprio per questo continua a dividere l’Italia del tifo. Legittima la vittoria sul Napoli, ma sarebbe stato bello vedere la partita non viziata dopo meno di 100 secondi dall’errore del guardalinee Cariolato che non ha visto il fuorigioco di Llorente. Ribadito questo punto, resta il fatto che la Juve è stata nettamente più aggressiva e risoluta del Napoli che, a sua volta, ha avuto una timida reazione solo a tratti nel secondo tempo soprattutto grazie a Insigne. I bianconeri hanno avuto la capacità di ripartire in campionato dopo la sconfitta contro la Fiorentina, il Napoli non ha maturato la stessa rabbiosa consapevolezza dopo il ko contro la Roma. Ora Benitez deve far tesoro di questo stop potendo contare sul ritorno in casa contro entrambi i rivali. Quattro punti dalla Roma e tre dalla Juve non sono un divario incolmabile. Il tecnico deve riflettere soprattutto sull’impostazione della fase difensiva apparsa lacunosa per le indecisioni di Armero e Fernandez, ma anche per la scarsa vena di Behrami e Inler. Fuori partita Hamsik e Callejon. A margine della sfida, ma purtroppo ancora una volta da registrare, l’oscenità dei cori ascoltati allo Juventus Stadium. Si potrà discutere all’infinito ma la discriminazione territoriale è una battaglia condivisa in tutta Europa, perché l’Italia dovrebbe fare eccezione? Soprattutto se questa discriminazione avviene principalmente contro i napoletani? La vicenda accaduta a Salerno a causa di alcuni ultrà della Nocerina è l’apogeo di una situazione resa pericolosa per la deficitaria applicazione delle norme. Un errore clamoroso concedere spazio alle frange estreme del tifo a volte conniventi con la delinquenza comune. Ci vuole una linea intransigente senza distinzioni di lana caprina. Veniamo alla capolista: quattro gol realizzati nelle ultime 4 partite contro i 22 segnati nelle precedenti dieci danno l’idea del momento giallorosso. La Roma ha concesso quattro punti alle inseguitrici (la Juve ne ha approfittato totalmente) in due turni di campionato. I gol subiti restano pochi: tre. Ma due di questi subiti, appunto, nelle ultime due gare concomitanti con la presenza di Burdisso e le assenze alternate prima di Castan e poi di Benatia. Insomma il problema sembra abbastanza evidente. Come lampante è il peso dell’assenza di Totti. Se a questo si aggiunge la mancanza di concretezza di Ljajic e l’indisponibilità di Gervinho ecco che la sosta viene al momento giusto per schiarirsi le idee e rilanciarsi comunque in vetta alla ripresa del campionato.