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Le difficili decisioni di Conte e Mazzarri

Il Napoli ha bisogno di soldi per finanziare le sue ambizioni di scudetto. E ha bisogno ugualmente di soldi per far bene in Champions. Le fonti per reperire tanto denaro possono essere solo due: la sia pur dolorosa cessione di Cavani e gli introiti derivanti dalla Champions. Anche il futuro di Mazzarri passa da questo crocevia. Ormai è inutile girarci attorno. Tutto quello che verrà dopo dipenderà da decisioni che sono probabilmente già state prese. Se uno dovesse fermarsi alle sensazioni, le dichiarazioni di Mazzarri e il suo abbraccio ai giocatori dopo la partita di Bologna sono sembrati un addio. Sensazioni, appunto, dalle quali possono derivare altri ragionamenti.

Gli stessi che probabilmente stanno riguardando anche Antonio Conte impegnato a programmare immediatamente le ambizioni di conquista della Champions. Le risorse alla Juve possono arrivare dalla proprietà, dalla Champions, dalla cessione di qualche attaccante e di un centrocampista di grandissimo peso: uno fra Marchisio o Vidal. Come vedete i discorsi attorno alle prime due squadre del campionato sono delicatissimi e vanno addirittura a investire le stesse guide tecniche sempre più trasformati in manager. Il domino degli allenatori sarà al centro delle attenzioni nelle prossime settimane. Dietro i primi della classe, in ordine di classifica, ci sono Allegri, Montella e Guidolin. Per ognuno di loro si possono immaginare percorsi diversi. Senza trascurare anche Maran e Pioli. Ne sapremo di più a breve.

 

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Juve, Conte super. Ora aspetta i rinforzi

È lo scudetto del dominio assoluto (in testa dalla prima giornata) che proietta la Juve in un’altra dimensione. Quella universale di una squadra che lascia il segno nella storia a strisce bianche e nere. Nemmeno il tempo di festeggiare e già si parla dell’attesa per ciò che verrà. Basta rileggere le pagine recenti per comprendere meglio. Il secondo titolo consecutivo chiude definitivamente l’era post calciopoli che proponeva l’immagine di una Juve sorridente ma perdente (la rima è d’obbligo) e determina il salto di qualità verso una dimensione internazionale che ha un obiettivo dai contorni netti: la Champions. E’ su questo fronte che si gioca la vera partita di Conte e che coinvolge, ovviamente, la dirigenza. Non bisogna lasciarsi fuorviare dagli apparenti malumori del tecnico. Metaforicamente alza la voce per farsi ascoltare più in alto. La Juve, intesa come società, è un gruppo solido e compatto perché così l’ha costruita il presidente Andrea Agnelli. “Qualunque sia la competizione, la Juve è abituata a vincere” è la frase chiave con la quale Conte chiama in causa la proprietà. Come dire: dopo due scudetti vinti ora è inevitabile pensare alla conquista della Champions. Partecipare, anche se bene, non basta più. Per entrare fra le prime della classe in Europa occorre altro. La Juve che fa sfracelli in Italia e si infrange contro il Bayern impone una riflessione sul mercato. Il prossimo non potrà essere all’insegna delle terze o quarte scelte. Il progetto di Conte è tremendamente semplice: puntare al massimo senza accontentarsi mai. Altrimenti andrà via? No, questo non l’ha mai detto. Potrebbe essere un effetto collaterale se le aspettative non saranno commisurate all’effettiva forza della squadra. A pensarci, una Juve forte, ma veramente forte anche in Europa farebbe bene a tutto il calcio italiano che si è ormai adattato ad essere la quarta forza (per ora) del continente dopo le corazzate tedesche, spagnole e inglesi. Le sue ambizioni possono essere l’avanguardia di tutto un movimento che sta subendo un forte rinnovamento. La qualità del gioco, i metodi di allenamento, l’approccio alla gara però non bastano per competere a certi livelli. Adattarsi o intervenire? Questo è il punto. Oltre alle idee occorrono i soldi. E di questi tempi… Conte non è il solo allenatore impegnato sul piano delle ambizioni. Il fermento che coinvolge tutta l’élite del nostro parco allenatori ha più o meno motivazioni analoghe. Mazzarri è alla definizione di un progetto di crescita col Napoli che possa puntare con decisione allo scudetto nella prossima stagione. Sono le aspettative a rendere interessante e in qualche modo complicato ogni ragionamento. Come per la Roma che dopo due tentativi non può più sbagliare allenatore. Allegri sorride. Se porta il Milan al terzo posto può permettersi di scegliere. L’inquietudine delle aspettative coinvolgerà pure uno come Montella che sta facendo benissimo con la Fiorentina nonostante il ko che l’ha riallontanata dal terzo posto o come Petkovic reduce da un tennistico 6 a 0 al Bologna. Questione di tempo.

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Lo strapotere della Juve

Domenica prossima la Juve potrebbe giocarsi il primo match ball per lo scudetto proprio nel derby con il Torino. La vittoria sul Milan, una delle squadre più in forma della A, certifica ancora una volta lo strapotere bianconero.

L’interesse sul campionato si concentra soprattutto sulla lotta per il secondo e il terzo posto. Il Napoli allunga a +7 sul Milan con una vittoria preziosa e fortemente voluta contro un ottimo Cagliari. Decisivo uno spettacolare gol di Insigne in risposta a una precedente perla di Sau. Partita bella e combattuta (perfino troppo) quella del San Paolo. Ieri tanta tensione su molti campi. A Catania si scatena addirittura una rissa. Il caldo e gli obiettivi da raggiungere giocano brutti scherzi. Sfida incredibile, invece, quella fra Fiorentina e Torino. I viola in vantaggio di tre gol vengono raggiunti dai granata, poi nel finale agguantano un successo fondamentale che li lancia a un solo punto dal Milan e dal terzo posto.

Roma svogliata contro l’ultima in classifica. I cali di tensione che hanno caratterizzato i giallorossi sin dall’inizio del campionato riaffiorano in maniera meno disastrosa ma ugualmente preoccupante. Per la prima volta da quando ci sono gli americani e dopo 819 giorni (23 gennaio 2011) la Roma si ritrova davanti alla Lazio. Rilievo importante per la grande rivalità che c’è fra le due squadre attese a un determinante confronto in finale di coppa Italia ma scarsamente significativo statisticamente vista la posizione in classifica di entrambe (sesta e settima) con la Lazio (sconfitta sabato a Udine) che nel girone di ritorno ha raccolto 12 punti in 14 partite, il peggior risultato dell’era Lotito (per ritrovare una serie simile bisogna risalire alla stagione 1989-90 con Materazzi allenatore).

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Emozione Totti. Che lotta Champions!

C’è un’immagine che resterà nella storia del pallone e che caratterizzerà per sempre questa giornata di campionato. L’abbraccio di un commosso Francesco Totti ai suoi due bambini alla fine della partita che lo elegge secondo marcatore di sempre della serie A con 225 gol alle spalle di Piola. Impossibile non lasciarsi coinvolgere dall’emozione. Al capitano della Roma 225 volte grazie nel nome del calcio. Da un abbraccio a un altro, quello fra Cavani e Chiellini alla fine di Napoli-Juventus. Il modo migliore per spegnere ogni polemica dopo essersele date in campo. Dalla partita del San Paolo esce integra la Juve che poteva permettersi almeno due risultati rispetto a un Napoli obbligatoriamente alla ricerca della vittoria. Fra le due squadre restano sei punti di differenza (diciamo anche sette perché a parità di punteggio la Juve è in vantaggio negli scontri diretti avendo vinto nella partita d’andata). Meglio la Juve nel primo tempo che poteva anche chiudere definitivamente la partita in un paio di occasioni (clamorosa quella di Vucinic), più incisivo il Napoli nella ripresa che sfiora la vittoria con Dzemaili. Alla fine giusto il pareggio. Da comprendere perché il Napoli abbia ceduto iniziativa e strategia di gioco agli avversari per poi modificare assetto anche grazie all’inserimento di Insigne. Misteri di Mazzarri.

Dietro le prime due, l’altro duello interessante del turno di campionato è stato fra Lazio e Milan risolto favorevolmente dai rossoneri ma condizionato dall’ennesima decisione errata di Rizzoli che espelle Candreva per un fallo che non era da ultimo uomo. Bisogna comunque rilevare che in parità numerica la Lazio aveva ballato non poco anche a causa di una marcatura ballerina su El Shaarawy. Incomprensibile perché la società debba continuare a tenere fuori un giocatore come Cavanda che sarebbe utilissimo in questo momento a causa dell’infortunio di Konko. Una riflessione su questo deleterio braccio di ferro andrebbe fatta.

Intanto il Milan è terzo ma la Lazio è pienamente in corsa distaccata di un solo punto. Sempre più interessante la lotta Champions dopo la strepitosa rimonta dell’Inter, il pesantissimo successo della Fiorentina e il fondamentale trionfo della Roma a cui si accennava all’inizio che centra la terza vittoria consecutiva. Complimenti ad Andreazzoli a Totti e al baby Romagnoli.

 

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L’Europa fa male, ma è un alibi

Niente da fare, l’Europa fa male a tutte. Fra le prime quattro in classifica solo il Napoli ha raccolto un punto. Ne hanno approfittato il Milan ora terzo e la Fiorentina che si porta a due punti dal podio. Condizione fisica e psicologica hanno evidentemente devastato le formazioni al vertice, ma certe spiegazioni ci sembrano deboli. Anche le squadre straniere hanno gli stessi impegni. La verità è che non si ha il convincimento di credere sulla forza della rosa. Il titolare resta titolare, la riserva riserva. Ogni allenatore ha in testa una sua squadra simbolo ed evidentemente non riesce a dare le stesse motivazioni anche ai giocatori che subentrano. Esistono però dei distinguo. Il Napoli, per esempio ha cambiato uomini e assetti in Europa League e in campionato soprattutto a partita in corso. Nell’impegno continentale è andato malissimo, talmente male da influenzare anche la successiva sfida di campionato. Se si è trattato di una scelta di campo fra una competizione e l’altra, l’esecuzione è stata pessima. Ora il Napoli può puntare solo sul campionato e si giocherà tutto nelle prossime due sfide a strisce bianconere contro Udinese fuori e Juve in casa. Detto di Milan e Fiorentina (stratosferica contro l’Inter) la vera impresa della giornata è stata compiuta dalla Roma. Nella partita contro la capolista ha eliminato le paure, ha ritrovato l’orgoglio e ha sollevato una domanda cruciale: ma se avesse giocato sempre così dove sarebbe ora in classifica? Da girare immediatamente alla società.

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I guasti della Roma, le lacune di Napoli e Lazio

La confusione che regna nella Roma intesa come squadra, strettamente collegata al delicato momento societario, risalta dalla sconfitta con la Samp. Andreazzoli ha davanti un compito impegnativo e dovrà lavorare molto soprattutto nello spogliatoio. Partiamo dai giallorossi perché sono accaduti troppi episodi da valutare. Il rigore calciato e sbagliato da Osvaldo è il più clamoroso e denuncia presunzione. Troppi galli a cantare. Non funziona così in una squadra che punti a traguardi ambiziosi. Dovrebbe esserci chiarezza su due aspetti fondamentali: leadership e gruppo. Nella Roma non c’è sentimento di squadra, prevalgono i singoli con i loro pregi e i loro difetti. Gli ultimi due anni hanno creato una situazione molto complessa nella quale è indispensabile fare chiarezza. Non è il rigore sbagliato ma è la sensazione di fragilità che ne deriva. Nel primo tempo la Roma ha dato l’impressione di avere una nuova impostazione ma poi è crollata sui nervi e sulle proprie instabilità. Ribadiamo: l’organico c’è, ma bisogna rimetterlo insieme.

A margine di Samp-Roma va stigmatizzato uno spiacevole episodio che ha coinvolto ancora una volta Delio Rossi, giustamente espulso. Il passato evidentemente non ha insegnato nulla. Rossi ha avuto la fortuna, sì proprio la fortuna, di tornare su una panchina ma non l’ha ancora capito. Un allenatore è un maestro. Dovrebbe insegnare qualcosa e rappresentare un riferimento. Non c’entrano né il carattere né l’adrenalina né le provocazioni, alibi puerili. Rossi avrebbe mille modi per addomesticare questi suoi sgradevoli comportamenti. Non riesce a farlo, scusandosi, nemmeno al termine della partita. Invece getta fumo e si rifugia in un decadente bullismo verbale. Che brutto spettacolo.

Meglio tornare al calcio giocato e alla vetta della classifica. La Juve prende nuovamente il largo, il Napoli agguanta un pareggio negli ultimi minuti contro una Lazio che soprattutto nel primo tempo domina l’avversario. Entrambe le inseguitrici hanno lo stesso problema: mancanza di una mentalità vincente. La differenza fra la Juve e le altre è soprattutto lì. E’ sulla testa dei giocatori che devono lavorare sia Mazzarri che Petkovic. Dal primo si aspetta il definitivo salto di qualità, dal secondo non si possono pretendere miracoli per il tempo avuto a disposizione e per la mancanza di rinforzi dal mercato di gennaio.

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Juve-Napoli e basta. Balotelli cambia il Milan

Il dato più evidente della ventitreesima giornata riguarda il discorso scudetto. Sempre più una lotta a due fra Juve e Napoli. Perdono la terza (Lazio) e la quarta (Inter) e il campionato continua a riservare sorprese ad ogni giornata. La Juve risponde al Napoli battendo il Chievo e ripristinando i tre punti di distacco. Archiviata la pratica Catania, la squadra di Mazzarri è già concentrata sul prossimo impegno all’Olimpico contro una Lazio che insegue con un distacco di sei punti. La Lazio sembra affaticata e dal mercato non sono arrivati i rinforzi necessari. Pochi ricambi in attacco e a centrocampo. La squadra di Petkovic rimonta da 0-2 a 2-2 poi cede all’ultimo minuto di recupero. E per il Genoa chi segna il gol decisivo? Rigoni, fresco acquisto di gennaio. Ma il mercato non risolve istantaneamente i problemi di tutti. Ne sa qualcosa l’Inter che nonostante i nuovi inserimenti scivola contro il Siena. Brutta botta per Stramaccioni che ha ricevuto tanta fiducia dalla società. Le scelte sono sue, toccherà a lui dimostrare di aver puntato sugli uomini giusti. Il Milan è il vero protagonista della giornata. Mario Balotelli si mette subito in mostra facendo stropicciare gli occhi ai suoi nuovi tifosi. Gol e numeri da favola che al Milan non si vedevano più dalla partenza di Ibrahimovic. La squadra di Allegri aggancia l’Inter a soli tre punti dal terzo posto. Torna in corsa per la Champions anche una ritrovata Fiorentina che battendo il Parma si piazza a un solo punto dalle due milanesi. Grande fermento in casa Roma: dopo il traumatico divorzio da Zeman la società può ancora raddrizzare la stagione. Sarebbe un peccato sciupare la corsa verso due traguardi ancora possibili: terzo posto e finale di coppa Italia.

 

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Che balzo il Napoli, che forza il Milan!

Ormai è necessario protestare o urlare più degli altri alla faccia di uno stile consolidato che ha fatto storia per farsi notare. Eccome. Non è più una questione di rigori, ma di rigore. Se è questa la comunicazione della Juve, francamente non comprendiamo a chi sia diretta visto che trasforma anche una persona solitamente pacata e accorta come Marotta. Quella sulla provincia di provenienza degli arbitri è veramente grossa. Siamo sicuri che certi commenti a mente fredda avrebbero un altro tono, come dimostra l’intervento molto più pacato (del giorno dopo) di Andrea Agnelli. Già, ma ci vorrebbe qualcuno che avesse la sapienza di intervenire sugli animi bollenti. Personalmente riteniamo che il rigore nel finale ci fosse, ma le ragioni diventano torti se si circonda un arbitro dando vita a una inconcepibile gazzarra. Ognuno può coltivare la propria legittima rabbia, ma una volta c’era uno stile che sapeva addomesticarla. Il resto è cronaca del campionato col Napoli che compie un’altra impresa a Parma e si riavvicina a tre punti dalla Juve con i complimenti (veri) di Agnelli. La Lazio si ferma dopo 16 risultati utili. C’è chi applaude all’impresa già compiuta sinora, ma a noi sembra riduttivo: certe ambizioni si possono/debbono coltivare fino in fondo. E siamo convinti che Petkovic la pensi proprio così. Un aiuto sul mercato non gli avrebbe fatto male, ma non c’è stato. Almeno sinora. Discorso diverso per la Roma. C’è qualcosa di profondo ed evidente che non va. Secondo Zeman la colpa è di tutti, giocatori che non lo capiscono e società che non mette le regole. Di tutti, tranne dello stesso Zeman. Ma siamo sicuri? Il rapporto sembra ormai logoro e destinato a concludersi. La Roma è scavalcata anche da un prodigioso Catania. Intanto il Milan si avvicina al terzo posto con 25 punti nelle ultime dieci partite. Il miracolo è tutto di Allegri che ha superato anche Montella in classifica. La bravura di quest’ultimo non può nulla davanti ad assenze in due ruoli importanti per i viola: un portiere e un attaccante. In serata pareggio incolore dell’Inter con il Torino, Stramaccioni perde l’occasione di portarsi a un punto dal terzo posto.

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Delusioni Lazio e Napoli. Roma incompiuta

Se le due squadre che ambiscono a contendere lo scudetto alla Juve si fanno male da sole allora c’è qualcosa che non va. Sono i particolari a spiegare più di ogni altra cosa l’evidenza. Nei minuti finali della partita di Palermo si è visto chiaramente che il portiere della Lazio Marchetti non mostrava nessuna fretta nel rimettere in gioco il pallone con una rimessa dal fondo. Come se il pareggio andasse bene a lui e alla squadra. Brutto segno per una formazione che realmente punti al massimo traguardo. In generale è stata tutta la gestione della sfida col Palermo a lasciare perplessi. Una volta passata in vantaggio, la Lazio si è limitata a gestire il gioco convinta di poter arrivare alla fine con quell’atteggiamento tattico. Presunzione? Deconcentrazione? Appagamento? Forse tutto insieme. Ma prima di recriminare per un evidentissimo gol annullato a causa dell’errore del guardalinee una seria autocritica è obbligatoria.

Discorso analogo anche per il Napoli. Una squadra caricata emotivamente dalla sentenza che le restituisce i due punti in classifica dovrebbe giocare le partite con il coltello fra i denti per cercare di vincerle tutte. E se non proprio tutte almeno la prima dopo la forte spinta emotiva ricevuta. Invece nulla. Da cineteca l’errore di Sanctis. Ma cosa è passato per la sua testa? Un mistero. C’è da sottolineare che questo portiere ha salvato più volte il Napoli da situazioni delicatissime, ma uno svarione del genere non l’avevamo mai visto a certi livelli. Si possono anche sbagliare i tempi di un’uscita, ma un portiere di serie A non può guardare il pallone che gli passa sulla testa su un lancio avvenuto da centrocampo! Errore marchiano a parte, vale lo stesso discorso fatto per la Lazio. Una squadra che punta allo scudetto deve avere un altro spirito soprattutto se si trova(va) a tre punti dalla vetta.

A entrambe le avversarie ha invece dato una lezione di umiltà proprio la capolista. La squadra di Conte priva di Pirlo, Chiellini, Marchisio e Asamoah ha disputato una partita magistrale contro un avversario per nulla facile come l’Udinese. Il coraggio e la necessità di certe scelte sono stati premiati facendo salire agli onori della cronaca una ragazzo di raffinatissime e poderose qualità come Pogba. Così si combatte per lo scudetto. Al contrario di chi un po’ più indietro dovrebbe avere lo steso obiettivo.

In serata la Roma pareggia con l’Inter dando sempre la netta sensazione di essere un’incompiuta. Scavalcata in classifica anche dal Milan, la squadra di Zeman, ora settima, non riesce a concretizzare mai le tante occasioni da gol uscendo dal campo con i soliti rimpianti. E’ dall’inizio della stagione che ciò avviene. Clamorosi anche gli sbandamenti che determinano i gol avversari come quello dell’Inter. Insomma manca l’equilibrio e la consistenza della grande squadra. Però, ribadiamo, questo organico è di alto livello e competitivo per i massimi traguardi. Un peccato vederlo in quella posizione.

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Si viaggia più veloci con Lazio e Napoli

I punti sono 42 in 20 partite come quelli della Lazio di Eriksson a una sola lunghezza da quella di Maestrelli (riparametrata sui tre punti). Fosse già solo per questi numeri ottenuti nella stagione d’esordio, Petkovic entrerebbe a pieno titolo nella storia della Lazio, ma il tecnico ha altri obiettivi e lo dichiara apertamente. La sua squadra è a soli tre punti dalla vetta e continua a conquistare vittorie anche in una partita poco felice (gol di mano compreso) come quella contro l’Atalanta. Ma la Lazio sa essere concreta pur non piacendo al proprio tecnico che sottolinea senza problemi il calo della squadra.

Alle spalle della Lazio c’è un Napoli ipertrofico (più tredici rispetto all’anno scorso) che travolge il Palermo e aspetta con impazienza che la giustizia sportiva gli restituisca i due punti tolti a tavolino. Vero, le squadre al vertice stanno viaggiando a maggior velocità (Juve più uno e Lazio più sei) rispetto all’anno scorso, ma questi sono i valori con cui bisogna confrontarsi e fermarsi al solo dato numerico diventerebbe esercizio di autostima improduttivo per il raggiungimento di qualsiasi traguardo.

Bisogna guardare avanti e il prossimo mese potrà dire moltissimo sulla corsa scudetto che coinvolge anche la questione Champions da cui sembra allontanarsi una sempre più altalenante Roma. Se dopo due anni la squadra giallorossa sbatte sempre contro il muro dell’incostanza qualche problema ci sarà. E sarebbe pure il caso di risolverlo. Nella giornata che registra lo stop della Fiorentina (che può recriminare per l’arbitraggio) e la frenata di Juve e Milan, riavanza l’Inter che si ritrova sola al quarto posto.