Featured Image

Il peso (e le parole) degli allenatori

Le dichiarazioni degli allenatori che solitamente precedono le sfide di campionato si trasferiscono più su un piano psicologico che realmente comunicativo. Però più si avvicina il termine della stagione e più le parole si liberano per andare ad esaltare personalismi e talvolta si accendono in battute valide per scaricare le tensioni di una stagione e/o magari per togliersi qualche sassolino. Basta seguire con attenzione gli scambi indiretti fra Conte e Galliani o fra Conte e Allegri. Ma anche la sicurezza di Stramaccioni convinto della riconferma appartiene al tema che trattiamo. Come pure la apparente certezza di Sannino. Quella degli allenatori è la categoria che ha subito più mutazioni negli ultimi anni. A loro si chiede, oltre a una eccellente preparazione tecnica, anche capacità psicologiche, nonché qualità gestionali. Un lavoro bene remunerato sicuramente, ma anche molto più qualititativo.

Featured Image

Roma-Lazio, un derby vissuto tra energia e paura

Non si può dire che in questo derby siano mancate le emozioni. Un gol spettacolare (Hernanes), un rigore sbagliato (Hernanes), uno realizzato (Totti, con record annesso), un’espulsione, un finale arrembante. L’1 a 1 non accontenta, ma nemmeno scontenta nessuno. La Roma ci mette un tempo per capirci qualcosa, la Lazio si fa male nella ripresa. Cominciano all’arrembaggio i giallorossi, ma tanta frenesia è subito ridimensionata dall’ordine e dal pragmatismo degli uomini di Petkovic che esprimono il gioco migliore, rendendosi più volte pericolosi, una volta passati in vantaggio con un siluro da fuori area. Il derby è adrenalina pura che a volte diventa energia, talvolta paura. La Roma attraversa entrambi i momenti alla continua ricerca di un assetto convincente. Tanto talento in cerca di gloria riesce ad esprimere il meglio di sé solo attraverso la luce di Totti che vive la solitudine dei numeri primi. Andreazzoli non ha ancora chiarezza di idee. La Lazio è più squadra, cuce, riparte e colpisce compatta, senza fronzoli. Entrambe hanno formidabili potenzialità, entrambe denunciano limiti diversi. Il confronto interno è un’altra storia, specchio (in)fedele del cammino percorso nella stagione. A corredo di tutto uno sconfortante conteggio fuori dallo stadio (i feriti per accoltellamento) e una edificante coreografia sugli spalti. Alla fine Radu si scopre cantante, ma stona pesantemente. Poi ci sono l’espulsione e i rigori su cui si discuterà all’infinito. Ma questo è normale. La classifica dice Lazio quinta, Roma settima. Si può/deve fare di meglio.

Featured Image

Mennea, una volontà d’acciaio

E’ stato un grandissimo campione e quanto a popolarità se la gioca solo con Fausto Coppi. Pietro Mennea era un uomo del Sud e ne andava fiero. Spigoloso fisicamente e caratterialmente raffigurava l’emblema della fatica, un personaggio che si è conquistato tutto seguendo un solo credo, il lavoro. Diceva ciò che pensava senza peli sulla lingua. In un mondo come quello dell’atletica, spesso attraversato dagli scandali doping, lui puntava il dito contro chi gonfiava i muscoli con troppa facilità. Sapeva sulla sua pelle quanto costava aggiungere un solo chilo di massa: allenamenti estenuanti, ripetute, alimentazione curata. Insomma sacrifici immensi per uno che ha dovuto plasmare continuamente un fisico “normale” fino a trasformarsi in un superman che ha scolpito per diciassette anni il record del mondo dei 200 metri con un favoloso 19”72. Sorprese persino Cassius Clay, il re del pugilato: “L’uomo più veloce della terra è bianco?”. E Mennea che ha sempre avuto la battuta facile gli rispose: “Ma io dentro sono più nero di te…”. Un mito assoluto. Sempre sui 200 metri vinse anche l’oro all’Olimpiade di Mosca del 1980. Sono le sue più grandi soddisfazioni in un carriera scandita dalla voglia rabbiosa di essere primo senza barare. Di farcela anche contro chi possedeva più qualità fisiche rispetto a lui. Aveva una volontà di ferro che gli permetteva di superare ogni limite. Non era bello nella corsa ma pochi sono stati così emozionanti a vedersi soprattutto quando iniziava a mangiarsi un avversario dopo l’altro appena superata la curva nei 200 metri. Il rettilineo diventava un crescendo da pelle d’oca. Ogni metro guadagnato con rabbia inaudita fino all’urlo finale. Liberatorio per chi, finalmente, ce l’aveva fatta. Quell’indice alzato era il simbolo della sfida vinta. Consacrava l’uomo che entrava nell’Olimpo. L’immensa forza di volontà è stata la sua lezione più grande al mondo dello sport che lo ha talvolta respinto per non averlo mai sentito omologato. Noi l’abbiamo seguito e in qualche modo lanciato (leggete l’interessante cronistoria all’interno) da quando era la giovane speranza di Barletta. Impossibile non volergli bene per le emozioni che ci ha regalato. Merita l’omaggio di tutti per quello che ha rappresentato, ha onorato l’Italia con le sue indimenticabili imprese.

Featured Image

Roma e Napoli, che delusioni

Inter e Napoli creano l’abisso dietro la Juve. Entrambe sconfitte, entrambe con guasti da rimediare. Il Napoli denuncia problemi antichi, nuovamente alle prese con i suoi fantasmi. Incostanza di rendimento, difesa sbadata e sbandata, centrocampo inadeguato per gestire una sempre più momentanea situazione di vantaggio. Ora gli alibi sono finiti e Mazzarri non può nascondersi dietro il divario tecnico che c’è con la Juve. Al netto di un mercato da sistemare, il Napoli non riesce a fare il salto di qualità.

La Roma torna rabbiosa e delusa dalla trasferta di Verona. La nebbia, l’arbitraggio, il caso De Rossi sono argomenti importanti ma che non bastano per comprendere a fondo la situazione. Contro il Chievo, una squadra che ambisce ad un ritorno internazionale come la Roma non può perdere. Per la prima volta i giallorossi non solo non segnano, ma non riescono nemmeno a proporre quelle trame offensive che li hanno caratterizzati finora a suon di gol. La palla torna nella mani di Zeman per un’adeguata risposta.

Sorride la Lazio che frena la corsa dell’Inter e rilancia le sue ambizioni nei piani alti della classifica. Cinica, ma estremamente concreta, la squadra di Petkovic continua il suo cammino trascinata dalla stella Klose. Con la speranza che il tedesco riesca a superare al più presto il malanno al ginocchio. Infine l’ennesimo applauso alla travolgente Fiorentina.

Featured Image

Il vento nuovo della serie A

I primi veri squilli del campionato provengono dalla Capitale e da Napoli. L’impresa della Roma (ancora bellissimi gol) a San Siro delinea uno scenario interessante per la formazione di Zeman, lo schiacciante successo della Lazio contro il Palermo proietta la squadra di Petkovic in vetta alla classifica insieme a Juventus e Napoli. Dagli uomini di Mazzarri (con un super Insigne) una convincente risposta alla Juventus che ha vinto facile a Udine. La Fiorentina era sulla carta un osso durissimo per il Napoli e così è stato. Montella ha fatto di tutto per scompaginare i piani dei campani. Entrambe le squadre costrette a giocare su un campo infame. Fungo o non fungo non ci si può presentare con un terreno in simili condizioni e se a questa pessima immagine agli occhi dell’Europa si aggiungono quelle provenienti da Cagliari dove vogliamo andare? (continua…)

Featured Image

Stavolta il ct ha sbagliato

Il punteggio finale ci mortifica ma non svilisce il nostro Europeo. Possiamo anche dire che se avessimo avuto la possibilità di giocarcela alla pari forse sarebbe finita diversamente. Troppo stanchi noi, troppo forti loro per potergli concedere un giorno di riposo in più. Questi sono i regolamenti, però, contro gli spagnoli, giocandocela alla pari, abbiamo vinto prima della manifestazione continentale e pareggiato nella partita d’esordio del nostro girone. Occasione in cui avevamo fatto paura ai campioni d’Europa e del Mondo. Troppi cerotti, troppi guai fisici che alla fine hanno sfiancato il nostro orgoglio. Anche Prandelli però ci ha messo del suo mandando in campo una Nazionale stremata e malconcia (Chiellini, Motta e Marchisio) non avendo il coraggio di fare scelte drastiche. Insomma anche lui ha sbagliato dove finiscono per fallire quasi tutti i ct, sul piano della riconoscenza nei confronti dei giocatori che hanno portato l’Italia in finale. Ci può stare, ma gratitudine e orgoglio non bastano per vincere nel calcio quando cedono i muscoli. E si poteva immaginare. Il 4-0 ci fa molto male anche se esalta la squadra più forte. Complimenti a loro, un applauso a noi. In fin dei conti eravamo lì a batterci contro i campioni.

Featured Image

Cominciate voi. Scrivetemi

Cari utenti sono Paolo De Paola e vorrei aprire questo blog lasciando parlare voi. Potete intervenire su tutto perché vorrei parlare di tutto. Cerco la discussione su ogni squadra e su ogni argomento. Poi, col passare del tempo, saremo più selettivi organizzando i temi in base alle squadre e agli argomenti. Ma sarò sempre io il vostro interlocutore. Buon divertimento!